“È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto”, cantava Tonino Carotone ormai più di un quarto di secolo fa.
Un motivetto apparentemente leggero ma carico di significato. Cantato con voce graffiante, vissuta, nostalgica e profondamente umana, che è stato un vero e proprio tormentone in Italia nell’estate del 2000.
Un periodo in cui internet, per come lo intendiamo oggi, era pressoché agli albori. Il digitale era rappresentato dal Tamagotchi. L’intelligenza artificiale esisteva solo nei film come Terminator e non era al centro di alcuna conversazione. I telefonini, e non gli smartphone, erano diffusi ma non troppo e, se lo utilizzavi per più di 2-3 minuti consecutivi, voleva dire che o eri dentro una conversazione telefonica o stavi giocando a snake. E le nostre vite si svolgevano offline.
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Se è vero che i mezzi di comunicazione e la tecnologia si sono sviluppati enormemente in questi anni, è pure vero che gli utilizzatori e i fruitori – noi – sono rimasti gli stessi. Hanno le stesse paure, emozioni, angosce, tormenti, slanci, passioni, pulsioni.
A guardarla oggi con gli occhi di una persona nata dopo gli anni 2000, la fantascienza potrebbe essere quella lì: un mondo analogico nel quale se volevi raggiungere una destinazione che non conoscevi dovevi chiedere informazioni ai passanti, se avevi necessità di un prodotto dovevi recarti in un negozio fisico senza avere neanche la certezza di trovarlo e, se avevi un dubbio o non ti ricordavi qualcosa, dovevi chiedere ad un amico/conoscente/familiare o consultare un’enciclopedia.
Verrebbe da dire che si tratta di due epoche di certo non sovrapponibili. Distanti anni luce. Forse.
Forse, perché se è vero che i mezzi di comunicazione e la tecnologia si sono sviluppati enormemente in questi anni, è pure vero che gli utilizzatori e i fruitori – noi – sono rimasti gli stessi. Hanno le stesse paure, emozioni, angosce, tormenti, slanci, passioni, pulsioni, etc. etc.
Anche se abbiamo scambiato l’evoluzione della tecnologia con la nostra evoluzione (e qualcuno ancora ci crede), di fatto siamo e restiamo profondamente gli stessi. Umani. Null’altro. E la pandemia di 6 anni fa, dovrebbe ricordarcelo sempre.
Se infatti Tonino Carotone si fosse tenuto nel cassetto “Me cago en el amor” per tutto questo tempo e lo avesse fatto uscire a ridosso di questa estate, noi tutti ci saremmo riconosciuti in quel incipit, ora come allora, perché parla di qualcosa di immutabile. Di noi.
Oggi possiamo per caso non affermare che “È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto”? Certamente no. Eppure in questi 20-30 anni è cambiato apparentemente tutto. Quando, invece, non è cambiato niente di davvero importante. Perché tutto, banalmente, ruota intorno all’uomo.
La comunicazione, la narrazione, lo storytelling, il marketing, ci raccontano l’opposto.
Non facciamoci persuadere.
Ivan Zorico


