Sta facendo discutere il caso del libro conteso da 14 editori e poi bloccato, che è costato all’autore un contratto da 2 milioni di dollari.
Il libro al centro di questo “caso” è Call Me, I’ll Hide the Body (Chiamami, nasconderò il cadavere), opera prima dello studente universitario Jerry Falade, finito nella bufera perché sospettato di aver usato l’Intelligenza Artificiale per scriverlo.
Il romanzo era stato protagonista di una delle aste per l’acquisizione dei diritti editoriali più combattute e rapide degli ultimi mesi, con ben 14 editori pronti a contendersene la pubblicazione. Alla fine, ad aggiudicarsela era stato Minotaur Books, marchio dell’editore Macmillan.
Poi, però, tutto rallenta fino ad arrestarsi per il sospetto di un utilizzo dell’AI nella stesura del libro. L’agenzia letteraria Europa Content ha infatti dichiarato all’editore che si era aggiudicato i diritti di pubblicazione di non poter sostenere il progetto perché “non era riuscita a verificare con certezza il percorso di creazione del testo”.
Ovviamente Jerry Falade nega tutte le accuse e insinua il sospetto che l’intera vicenda sia stata costruita su un pregiudizio nei confronti degli autori neri.
Intanto il romanzo, inizialmente previsto in uscita nel 2028, resta per ora sospeso, anche se il clamore mediatico, sollevato ancor prima della sua pubblicazione, ha fatto crescere sia l’hype sia l’attesa di milioni di lettori e lettrici.
Ma cosa ci racconta questa storia sulla nostra contemporaneità?
Tre aspetti emergono con chiarezza.
Il primo è che i sospetti sono più che legittimi.
Il secondo è che, ancora una volta, dobbiamo rilevare come l’uso indiscriminato delle AI stia alimentando quel fenomeno chiamato AI Slop, argomento al quale Smart Marketing ha dedicato l’ultimo numero, in uscita fra pochi giorni.
Il terzo, e forse più inquietante, è che il sospetto rischia spesso di diventare un pretesto per mascherare una pericolosa “caccia alle streghe”, nella quale scrittori ed editori invidiosi e frustrati possono mettere, letteralmente, al rogo opere e autori che ce l’hanno fatta e hanno avuto successo.
Il paradosso è che, mentre per decenni abbiamo chiesto agli autori di dimostrare l’originalità delle proprie opere, oggi rischiamo di chiedere loro qualcosa di ancora più difficile: dimostrare la propria umanità creativa. E questa, forse, è la vera rivoluzione culturale introdotta dall’Intelligenza Artificiale.
E tu cosa ne pensi di questa storia?
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