C’è stato un tempo, un lungo tempo, nel quale avere accesso all’informazione significava avere un vantaggio enorme sugli altri. Significava essere parte di una ristretta cerchia di persone che sapevano cose che gli altri ignoravano. Significava, in buona sostanza, avere potere.
Poi, con lo sviluppo tecnologico, l’accesso alle informazioni si è progressivamente democratizzato. Le informazioni hanno iniziato a circolare e a diffondersi con più rapidità e pervasività, sino ad arrivare nella disponibilità di (quasi) tutti. Disponibilità che non va però confusa con la fruizione.
La fruizione è determinata da altro: dal livello di istruzione, dalla capacità di comprensione e di mettere in connessione fonti diverse. Capacità che, unita all’accesso alle informazioni, faceva la differenza. E la fa ancora oggi. E tanto.
Perché oggi il tema è la capacità di filtrare, di fare sintesi, di determinare la veridicità delle informazioni. In un’era, la nostra, nella quale facciamo estrema fatica a stabilire cosa è vero, verosimile, reale o irreale. Anche perché oltre a destreggiarsi tra le centinaia di migliaia di fonti più o meno improvvisate, si deve anche stare attenti a cosa viene diffuso dagli account cosiddetti ufficiali.
“L’ha detto la televisione” per anni è stato sinonimo di “è vero”, “è così”.
Era come un timbro che certificava la bontà dell’informazione. Se l’avevi sentito in televisione allora la notizia era certamente verificata, autentica. Ci si poteva fidare.
Vero o meno che fosse, era questa la vox populi (vox Dei). Status neanche lontanamente sfiorato dai social.
Scopri il nuovo numero: “AI slop”
L’intelligenza artificiale ha aggravato una situazione già molto complessa. La capacità dell’AI di creare contenuti (testo, video, immagini) è pressoché senza fine. Contenuti di bassa qualità e in grado di assorbire la nostra attenzione, distrarci, abbassare il nostro livello di concentrazione. Contenuti spesso studiati per polarizzare e per portarci a fare determinate azioni. Anche nelle urne elettorali. Questo, in breve, è l’AI Slop (poltiglia digitale).
Social che, nel corso dei loro primi vent’anni, hanno perso la loro natura sociale (social network) per acquisirne una mediale (social media). Di fatto sono diventati dei moltiplicatori di notizie e contenuti, e sempre meno strumento di connessione tra persone. Se dubiti di quanto dico, fai caso al tuo feed: quanti post riguardano i tuoi amici e quanti le persone/brand che segui?
Post che intasano i tuoi spazi digitali e mentali, catturano la tua attenzione, cercano di venderti qualsiasi cosa. Persino la verità.
E in questo contesto, l’intelligenza artificiale ha aggravato una situazione già molto complessa. La capacità dell’AI di creare contenuti (testo, video, immagini) è pressoché inesauribile. Ma inesauribile non significa necessariamente qualcosa di positivo.
Una parte crescente di questi contenuti viene realizzata in serie, con poca cura e ancora meno valore, soprattutto per occupare i feed, intercettare traffico e monetizzare la nostra attenzione. Contenuti ripetitivi, superficiali, talvolta falsi o costruiti per polarizzare, orientare percezioni e condizionare comportamenti.
È questa la poltiglia digitale che chiamiamo AI slop.
E se un tempo il vantaggio consisteva nell’avere accesso alle informazioni, oggi potrebbe consistere nel riconoscere quelle che meritano davvero la nostra attenzione.
Perché non tutto ciò che riempie uno schermo merita di occupare anche la nostra mente.
Fate attenzione. Facciamo attenzione.
Buona lettura,
Ivan Zorico


