Il marketing del caldo – L’editoriale di Raffaello Castellano

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Crisi climatica, caldo record e nuovi consumi: come temperature sempre più alte stanno creando nuovi mercati e opportunità per aziende e brand.
Immagine generata con Dall-E.

Nell'immagine il Direttore responsabile di Smart Marketing Raffaello CastellanoQuest’estate passerà alla storia come la più calda di sempre!

E fin qui niente di nuovo: ogni anno ormai, da almeno 15 anni, forse più, ogni estate italiana, europea e mondiale si attesta come la “più calda di sempre” o la “più calda da quando esistono le misurazioni e le serie storiche”.
Il surriscaldamento climatico, la crisi climatica o la tropicalizzazione del clima, o come diavolo si voglia chiamare questo fenomeno, in realtà non fa più notizia.

Come per le scritte “nuoce gravemente alla salute” o “il fumo provoca il tumore” dei pacchetti di sigarette, oramai non ci facciamo più caso; anzi, fumatori o no, quelle scritte ci infastidiscono senza riuscire, però, a cambiare di una virgola le nostre abitudini.

Ma, a dispetto della nostra pigrizia ad agire, della nostra abilità a selezionare le informazioni e della nostra apatia, la “crisi climatica” esiste ed è, ahimè, sempre più drammatica.

Ecco alcuni dati sparsi che ci permettono di inquadrare al meglio il fenomeno:

  • L’estate meteorologica 2026 (giugno–agosto) è stata la più calda in Italia dal 1950, con una temperatura media nazionale a 2 metri dal suolo di 24,3 °C, superando il precedente record del 2003 (23,6 °C).
  • Agosto 2026 ha fatto registrare una temperatura media nazionale di 25,6 °C, con un’anomalia di +5,2 °C rispetto alla media 1951–1980 (20,4 °C) e +3,5 °C rispetto alla media 1991–2020 (22,1 °C).
  • Notti tropicali (minima ≥ 20 °C): in Emilia-Romagna sono state 47, secondo valore più alto della serie dopo il 2003.
  • In un’analisi comparativa su 52 giorni estivi nelle grandi città italiane, da Milano a Palermo, nel 2026 si sono contate 51 notti tropicali su 52, contro 23 nel 2008 e 32 nel 2016.
  • Zero termico: stabilmente sopra i 4.800–5.000 metri durante i mesi critici dell’estate 2026, con picchi che hanno superato i 4.000 m già a luglio e valori molto elevati anche ad agosto.
  • Caso Marmolada: dall’inizio del 2026 il ghiacciaio della Marmolada è arretrato di 23 metri, il triplo rispetto al 2025, con la superficie passata da 92 a 83 ettari; perdite simili si erano viste solo nel 2022.
  • Luglio 2026 è stato il luglio più caldo dal 1993 per il Mar Mediterraneo, con temperatura superficiale media di bacino intorno a 27 °C.
  • A livello globale, luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo di sempre, a pari merito con luglio 2024 e superato solo da luglio 2023.

Fonti: CNR-Istituto per la BioEconomia su dati ERA5-Land/ECMWF; Copernicus Climate Change Service (C3S/ECMWF); Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada, Università di Padova.

Insomma, c’è poco da stare allegri o, per dirla con un gioco di parole, “c’è poco da stare freschi”.

Di pari passo con questa escalation del caldo, gli sforzi dei governi per tentare di arginare e contenere un caldo che sta facendo bollire un intero pianeta sono davvero pochi, disorganizzati e non strutturati.

Per lo più si procede con le solite proposte.

Piantare più alberi nelle città e aumentare gli spazi verdi per limitare l’effetto delle “isole di calore”, oppure posticipare l’apertura delle scuole, per la maggior parte sprovviste di climatizzatori, o ancora evitare di lavorare nelle ore più calde dei giorni più caldi dell’anno (che, come abbiamo visto, sono in continuo aumento) e altre proposte più o meno valide, più o meno bislacche, per evitare di prendere questo problema di petto.

Perché, diciamocelo, solo se un governo decide che la “crisi climatica” è un problema serio, allora forse, e dico forse, si comincerà a proporre strategie e soluzioni più adatte e strutturate.

Ed infatti i primi a comprendere che il caldo è qui non solo per restare, ma anche per aumentare, sono le aziende e i grandi marchi che si sono fiondati nella produzione di climatizzatori, ventilatori e raffrescatori, oltre che nel business, abbastanza nuovo, dei mini ventilatori portatili che sempre più spesso vediamo nelle nostre città.

Un affare così remunerativo che, a fine maggio, “Il Post”, in un articolo dedicato a questi mini ventilatori, titolava “Il prodotto tecnologico del secolo (Ok, dopo l’intelligenza artificiale, che però non vi salverà dal caldo)”.

Infatti, marchi importanti come Dyson e Sony hanno presentato i loro modelli, pensati per una clientela di fascia medio-alta, che cercano, con approcci diversi, di risolvere in parte il problema del caldo.

Come altre “mode” più o meno utili, anche questa ci arriva, come negli ultimi anni, dai Paesi asiatici come Cina, Giappone e Corea del Sud, dove hanno cominciato a diffondersi nel 2018.

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La percezione del caldo si è evidentemente spostata in avanti in un’estate, quella del 2026, in cui abbiamo perso il conto delle ondate di calore, in cui abbiamo fatto la conoscenza delle notti tropicali. Senza i benefici di vivere ai tropici, però, e dentro città sempre più cementificate. Le temperature hanno accarezzato a lungo i 40 gradi. Così, quando il termometro si ferma a 32 o 33 gradi, tiriamo un sospiro di sollievo ed esclamiamo: “Dai, oggi si sta bene”.

Insomma, una volta avremmo detto che è un’americanata, ma adesso, con gli equilibri geopolitici sempre più spostati ad Est, dovremmo dire che si tratta di una “cineanata”.

Sia quello che sia, anche la crisi climatica, come tutte le cose del mondo, non è soltanto negativa o, almeno in questo specifico caso, non lo è per le aziende che producono i mini ventilatori.

Noi di Smart Marketing abbiamo voluto affrontare questo tema con il nostro sguardo, che, come sempre, cerca di osservare gli aspetti più sottili e, alle volte, misconosciuti da angolazioni non sempre convenzionali, per restituire un quadro più completo della realtà.

Perché il caldo è fastidioso per tutti, ma per alcuni è solo un problema, mentre per altri può diventare anche una fonte di guadagno.

Perché, alla fine, possiamo inventare nuovi prodotti, nuovi mercati e nuove soluzioni per difenderci dal caldo, ma, come scriveva Henry David Thoreau, “A che serve una casa se non hai un pianeta tollerabile su cui metterla?”.
Buona lettura!

 

Raffaello Castellano

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