AI Slop – L’editoriale di Raffaello Castellano

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AI Slop: cos’è, perché sta invadendo il web e quali rischi comporta per informazione e cultura. Una riflessione sul futuro dei contenuti digitali.
Imaggine generata dall'AI, "Android in pop culture" da magnific.com.
Nell'immagine il Direttore responsabile di Smart Marketing Raffaello CastellanoSi scrive AI Slop, si legge brodaglia, zuppa o forse, più correttamente, sbobba.
Parliamo di tutti quei contenuti AI generated di bassa, bassissima, se non proprio pessima, qualità, che stanno intasando il web in ogni modo possibile, rendendo spesso indistinguibili contenuti veri da contenuti fake, video reali da deepfake e articoli scritti da esseri umani da quelli fatti dall’AI.
Il problema è serio, molto serio, perché mentre da una parte la potenza di calcolo ed elaborazione dei chatbot AI migliora ogni giorno, dall’altra parte la nostra capacità di distinguere contenuti autentici, fatti da altri esseri umani, da contenuti generati con l’AI peggiora sempre di più.
Per non parlare dell’analfabetismo funzionale che già oggi ci dice che, almeno in Italia, il 30% degli adulti tra i 16 e i 65 anni si colloca ai livelli più bassi di competenza in lettura e calcolo. Ovvero che quasi un adulto su tre non riesce a comprendere un testo anche semplice.

AI Slop è stata la parola dell’anno 2025 sia per Merriam-Webster che per il Macquarie Dictionary, oltre che per l’American Dialect Society: un caso più unico che raro.

Uno studio del 2025 della società di analisi SEO Graphite, condotto su 65.000 URL, ha rilevato che il 52% degli articoli pubblicati online è generato dall’Intelligenza Artificiale. Quindi più della metà.

Intanto, un altro studio, l’Imperva Bad Bot Report 2026, ha certificato che i bot automatizzati rappresentano ormai il 53% di tutto il traffico web globale, lasciando il traffico umano in minoranza con il 47%.

Cosa significano questi due studi per noi?

Che nel web oggi scrivono macchine, leggono macchine e gli umani sono diventati una sola minoranza.

Ma la cosa peggiore è un’altra: secondo molti analisti e ricercatori, si sta esaurendo il testo umano di alta qualità, utilizzato fino ad ora per addestrare gli LLM, e questo testo sarà esaurito tra il 2026 e il 2032.

Ovviamente non perché una lingua come l’inglese o l’italiano si esaurirà o smetterà di produrre testi nuovi e originali, ma perché il rapporto segnale-rumore sta degradando così velocemente che, per le aziende dell’Intelligenza Artificiale, separare i contenuti autentici da quelli sintetici diventerà computazionalmente troppo dispendioso.

Scopri il nuovo numero: “AI slop”

L’intelligenza artificiale ha aggravato una situazione già molto complessa. La capacità dell’AI di creare contenuti (testo, video, immagini) è pressoché senza fine. Contenuti di bassa qualità e in grado di assorbire la nostra attenzione, distrarci, abbassare il nostro livello di concentrazione. Contenuti spesso studiati per polarizzare e per portarci a fare determinate azioni. Anche nelle urne elettorali. Questo, in breve, è l’AI Slop (poltiglia digitale).

Quindi i nuovi LLM saranno addestrati su molti contenuti generati dall’AI, principalmente quell’AI Slop di cui stiamo parlando.

Siamo dunque condannati a un web sempre peggiore, dove ricercare, trovare e leggere notizie e informazioni vere, scritte da esseri umani, diventerà sempre più difficile?

Una prima risposta, magari un po’ impulsiva, direbbe di sì: sarà sempre più difficile distinguere contenuti fatti dagli umani da quelli generati dalle macchine.

Ma, se è vero che a produrre questa AI Slop siamo pur sempre noi umani, con i nostri prompt e le nostre richieste alle centinaia di AI generative che ogni giorno usiamo, siamo sempre noi umani a poter essere l’ago della bilancia.

Fra le competenze trasversali più ricercate dalle aziende, il “pensiero critico” diventerà sempre più importante, se non proprio nevralgico: sapersi fermare, leggere e magari rileggere un contenuto più volte, ricercarne le fonti e i riscontri oggettivi. Insomma, fare debunking non sarà più una competenza di scienziati, divulgatori e giornalisti, ma una competenza “trasversale” che ogni umano dovrà possedere.

Perché alla fine, come ricorda Neo all’agente Smith nel finale del film “Matrix Revolutions”, la capacità e la volontà di scelta rimangono una prerogativa umana:

Agente Smith:
Perché, signor Anderson, perché? Perché? Perché lo fa? Perché si rialza? Perché continua a battersi? Pensa veramente di lottare per qualcosa a parte la sua sopravvivenza!? Sa dirmi di che si tratta, ammesso che ne abbia coscienza!? È la libertà!? È la verità!? O magari la pace… Non mi dica che è l’amore! Illusioni, signor Anderson, capricci della percezione, temporanei costrutti del debole intelletto umano, che cerca disperatamente di giustificare un’esistenza priva del minimo significato e scopo! Ogni costrutto è artificiale quanto Matrix stessa, anche se devo dire che solo la mente umana poteva inventare una scialba illusione come l’amore! Ormai dovrebbe aver capito, signor Anderson, a quest’ora le sarà chiaro: lei non vincerà, combattere è inutile! Perché, signor Anderson!? Perché!? Perché persiste!?
Neo:
Perché così ho scelto.
E noi cosa sceglieremo?

Ci rassegneremo all’AI Slop o persisteremo e combatteremo per un’informazione, una comunicazione e una cultura più autentica, più vera, più umana?

Noi di Smart Marketing abbiamo già scelto. E voi?

 

Raffaello Castellano

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