Parliamo molto.
Rispondiamo, commentiamo, scriviamo, mandiamo vocali, partecipiamo a riunioni, interveniamo nelle conversazioni, diciamo la nostra. Siamo sempre connessi, sempre pronti a comunicare qualcosa.
Eppure, proprio mentre apparentemente comunichiamo così tanto, rischiamo di ascoltare sempre meno. Lo vediamo anche nelle cose più semplici.
“Come stai?” è una domanda che ormai facciamo in automatico. La diciamo mentre stiamo già pensando ad altro, mentre guardiamo il telefono, mentre aspettiamo una risposta breve. Possibilmente rassicurante.
“Bene.”
“Tutto ok.”
“Si va avanti.”
E appena arriva quella risposta, passiamo oltre.
Ma per comunicare davvero serve qualcosa in più.
Serve entrare in relazione con l’altro. Serve ascoltare, per davvero. E ascoltare richiede tempo, presenza, pazienza. Richiede la disponibilità a non mettere subito noi stessi al centro della scena. E questa, oggi, è forse una delle cose più difficili.
Non a caso Carl Rogers e Richard Farson, in Active Listening, descrivono l’ascolto attivo come una forma di presenza capace di aiutare l’altra persona a sentirsi compresa e a chiarire meglio ciò che vive. Perché quando qualcuno si sente ascoltato davvero, qualcosa cambia.
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Se è vero che i mezzi di comunicazione e la tecnologia si sono sviluppati enormemente in questi anni, è pure vero che gli utilizzatori e i fruitori – noi – sono rimasti gli stessi. Hanno le stesse paure, emozioni, angosce, tormenti, slanci, passioni, pulsioni.
Anche perché quello che le persone ricercano nelle conversazioni, spesso, non sono soluzioni o consigli vari. Che, tra l’altro, sarebbero efficaci sempre e solo per gli altri e mai per noi: ma questo è un altro discorso.
Il più delle volte cercano uno spazio di ascolto, una relazione autentica. Relazioni che, in fondo, sappiamo che ci fanno stare bene e che hanno un impatto reale sul nostro benessere come anche è stato dimostrato da recenti studi.
Relazioni e comunicazioni che non si esauriscono in un “Tutto bene, grazie”, ma diventano luoghi di confronto e nei quali potersi riconoscere.


