“La seconda onda” di Arthur C. Brooks: e se il successo che insegui non fosse quello giusto?

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Riflessione su “La seconda onda” di Arthur C. Brooks: successo, felicità e senso della vita tra intelligenza fluida e cristallizzata.

Vi ricordate il film “Lo stagista inaspettato” del 2015 di Nancy Meyers con Anne Hathaway e Robert De Niro?

Nel film, Robert De Niro veste i panni di Ben Whittaker, un vedovo settantenne in pensione che non riesce più a dare un senso alla propria vita. Un’ansia e un’insoddisfazione crescenti lo portano ad accettare un ruolo da stagista senior per la startup About The Fit, fondata e diretta da Jules Ostin (Anne Hathaway).

Ben torna al lavoro perché senza di esso si sente perso. Eppure, anche se immerso in una realtà super tecnologica e circondato da colleghi con meno di trent’anni, riesce pian piano a farsi apprezzare per la sua saggezza e i suoi modi gentili, un po’ demodé.

Allo stesso tempo, però, anche Ben finisce per accettare la sua nuova dimensione, la sua vecchiaia e tutto ciò che comporta.

Ho pensato spesso a questo film da quando ho letto “La seconda onda – Trovare il successo, la felicità e un senso profondo nella seconda metà della vita” di Arthur C. Brooks.

E, oltre al film, ci sono tre domande che mi ronzano nella testa:

Cosa rende davvero speciali le nostre vite?
O, per dirla ancora più semplice: cosa ci rende speciali?
E, quando arriviamo (se mai ci arriviamo davvero) a capirlo, siamo sicuri che saremo soddisfatti della risposta che troveremo?

Ho finito di leggere questo libro circa due settimane fa. L’avevo acquistato dopo essere stato stuzzicato da un post di qualche mese fa di Giulio Xhaet e poi nuovamente incuriosito da un contenuto più recente di Daniela Bonaldi, due professionisti che seguo su LinkedIn e che, in fatto di buone letture, difficilmente sbagliano.

Nel frattempo, ad aprile, in occasione del mio compleanno, il buon amico e socio Ivan Zorico mi aveva regalato proprio questo testo.

Insomma, il libro di Brooks aspettava sullo scaffale dei “da leggere” da circa tre mesi. Poi, alla fine di giugno, una decisione importante e a lungo rimandata ha reso questa lettura improvvisamente urgente.

Scopri il nuovo numero: “AI slop”

L’intelligenza artificiale ha aggravato una situazione già molto complessa. La capacità dell’AI di creare contenuti (testo, video, immagini) è pressoché senza fine. Contenuti di bassa qualità e in grado di assorbire la nostra attenzione, distrarci, abbassare il nostro livello di concentrazione. Contenuti spesso studiati per polarizzare e per portarci a fare determinate azioni. Anche nelle urne elettorali. Questo, in breve, è l’AI Slop (poltiglia digitale).

“La seconda onda” si apre con due capitoli che, se hai 50 anni come me, non solo ti fanno arrabbiare, ma quasi ti spingono ad abbandonare il libro. Una lettura che ci inchioda alle nostre attitudini e abitudini più sacre, ma anche – come scopriamo – più dannose.

La tesi principale di Brooks è che siamo drogati di successo e incapaci di goderci la vita. Anni di evoluzione hanno plasmato il nostro cervello affinché la dopamina, motore del “circuito di ricompensa”, esaurisca i suoi effetti sempre più velocemente.

Vogliamo sempre di più: più soldi, più fama, più potere. Perché la soddisfazione dell’ultimo successo si affievolisce rapidamente.

Come accade con alcolisti, tossicodipendenti e giocatori d’azzardo, dopo ogni “dose” di adrenalina e dopamina diventiamo dipendenti da quella sensazione, che però diventa sempre più difficile da replicare.

Il risultato? Sempre più droga, sempre più alcol, sempre più azzardo e nel caso del successo sempre più lavoro

Ma, come sanno bene sia le vittime di una dipendenza sia chi cerca di curarla, corpo e cervello si assuefanno al piacere. E così finiamo per “drogarci” solo per sentirci normali.

Nel caso del successo lavorativo, continuiamo a lavorare ossessivamente non per crescere, ma per paura di fallire e non perdere il prestigio raggiunto.

A peggiorare le cose contribuisce la riprova sociale, amplificata dal confronto costante sui social media, che alimenta insoddisfazione, tristezza e ansia.

Riflessione su “La seconda onda” di Arthur C. Brooks: successo, felicità e senso della vita tra intelligenza fluida e cristallizzata.La seconda onda

Trovare il successo, la felicità e un senso profondo nella seconda metà della vita

Autori: Arthur C. Brooks

Editore: Aboca Edizioni

Anno: Marzo 2024

Pagine: 256

Isbn: 9788855232623

Prezzo: € 22,00

 

Il problema, spiega Brooks, è che il tempo non si può fermare né invertire. Così vediamo – fuori e dentro lo specchio – uomini e donne di mezza età che, invece di godersi i risultati ottenuti, si affannano come fossero ancora ventenni, inseguendo un’energia che, per ragioni anagrafiche, non è più la stessa.

Eppure una soluzione esiste: la “seconda onda”.

Questa idea si basa sulle ricerche dello psicologo Raymond Cattell, che negli anni ’70 teorizzò l’esistenza di due tipi di intelligenza che chiamò fluida e cristallizzata.

L’intelligenza fluida è tipica della giovinezza: è la capacità di generare idee nuove, di essere creativi, flessibili, energici. Ma inizia a declinare già dopo i trent’anni.

L’intelligenza cristallizzata, invece, appartiene alla seconda metà della vita: è la capacità di utilizzare al meglio conoscenze ed esperienze accumulate. E la sua forza è che, se coltivata, continua a crescere nel tempo.

La lettura di questo libro è per me particolarmente stimolante, soprattutto ora che ho 53 anni e ho appena preso una decisione cruciale per il mio futuro professionale.

Perchè dovremmo leggere “La seconda onda” di Arthur C. Brooks?

Sebbene sia pensato per chi ha superato i 45 anni, credo sia una lettura imprescindibile anche per chi ne ha 30.

Un libro ricco di riferimenti a studi e ricerche scientifiche, ma che trova la sua vera forza in una dimensione più profonda, quasi filosofica, e non proprio spirituale.

Una dimensione che ci ricorda che successo, prestigio, fama e denaro non sono tutto, ma solo una parte della nostra storia.

Una storia che possiamo riscrivere in ogni momento e in qualsiasi punto ci troviamo a viverla.

Perché, alla fine, come disse Pablo Picasso: “Il senso della vita è trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è regalarlo”.

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