Fenomeno Barbie: perché piace a tutti? Riflessioni sulla bambola più amata di sempre

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Nell'immagine una scena del film Barbie con Margot Robbie - Smart Marketing

Siamo in pieno mood Barbie, tutti ne parlano, tutti ne scrivono. L’attesa generata dall’uscita del film della regista Greta Gerwig, ha creato un hype come poco volte è accaduto è accaduto nel mondo del cinema.

Non possiamo fare a meno di notare l’enormità del fenomeno e chiederci: perché? Icona della bellezza e della perfezione, non solo per bambini. La Barbie-mania ha infatti contagiato anche (e soprattutto) gli adulti.

Che il marketing abbia una grande potenza nel creare desideri che neppure sappiamo di avere, è ormai cosa nota, ma forse, in questo c’è qualcosa di più. Un’invasione di rosa che sta colorando il mondo reale. Tutte le più grandi case di moda, da Valentino a Balenciaga, Jacquemus, ma anche fast fashion come Zara, Superga, Gap, Crocs, solo per citarne alcune, hanno lanciato una collezione sul tema. Il “Barbie dresscode” è fondamentale anche per recarsi nelle sale cinematografiche, vietato andare senza un accessorio glitterato e pink. Potremmo dire che “Pink is the new black”…e la colpa è di Barbie!

Il mondo plastificato di Barbieland si fonde con quello reale, proprio come avviene nella trama del film.

Nell'immagine Ruth Handler l'inventrice della bambola Barbie e co-fondatrice della ditta Mattel - Smart Marketing
Ruth Handler l’inventrice della bambola Barbie e co-fondatrice della ditta Mattel.
Le origini di Barbie

La regina di tutte le bambole nasce nel 1959, su idea di Ruth Handler, moglie di Elliot Handler, co-fondatore dell’azienda produttrice di giocatoli, Mattel. Guardando sua figlia giocare, la donna pensò che in commercio vi erano solo bambolotti che rappresentassero neonati. La sua idea fu quella di regalare alla figlia (dal nome Barbara, da qui il diminutivo di Barbie), una bambola adulta. Una bambola che permettesse alle bambine di immaginarsi adulte.

Nel corso degli anni il look e le forme di Barbie si sono adeguate alle mode dell’epoca, proprio per rappresentare la donna del presente.

Icona dell’emancipazione femminile

Potrebbe sembrare assurdo affiancare il concetto dell’emancipazione femminile al nome di Barbie. Ad una prima occhiata, infatti, la bambola rappresenta una bellezza estrema, quel tipo di bellezza voluta dai canoni estetici maschili. Ma andando oltre, si capisce che c’è una riflessione più profonda circa la storia di Barbie.

Nel corso degli anni, Barbie ha rappresentato le molteplici possibilità che si dipanano di fronte alle bambine. Negli anni ’60, quando il ruolo della donna era legato al binomio mamma-casalinga, Barbie offre la possibilità di vedersi con occhi diversi. Mai sposata, eterna fidanzata di Ken, abita da sola, non ha figli e svolge i lavori più disparati. Diventa un simbolo dell’emancipazione femminile, indicando alle bambine il futuro che possono avere. Ha un aspetto da adulta che permette alle bambine di immaginarsi nel futuro, e di contribuire a capire come voler essere.

La conferma arriva anche dal lancio dei Barbie Selfie Generator, i filtri Instagram che impazzano al momento. Permettono di giocare sulla frase “Questa Barbie è…”, proprio perché siamo tutti Barbie e tutti possiamo essere esattamente chi desideriamo.

Il ruolo maschile nel mondo di Barbie

Se Barbie ricopre il ruolo alfa, è forte, emancipata, e lavora, Ken è esattamente l’opposto. L’uomo virile, secondo l’ottica occidentale, a Barbieland non esiste. Ken è quasi ornamentale, vive in funzione di Barbie, per amarla e niente più.

“Vivere a Barbieland significa essere perfetti in un luogo perfetto. A meno che tu non stia attraversando una crisi esistenziale, oppure non sia un Ken”, sottolinea la regista Greta Gerwig.

Nell'immagine la bambola di Ken ispirata al personaggio del film - Smart Marketing

La storia del marketing di Barbie

Sin dal lancio di Barbie, il marketing ha sottolineato l’ideale femminile della donna forte che, così come l’uomo, può fare il lavoro che desidera. Ogni lancio di una nuova Barbie sul mercato è stato infatti legato alle esigenze del momento storico: negli anni ’60 troviamo la Barbie astronauta, a richiamare l’attenzione sullo storico sbarco della luna; negli anni ’70 arriva la Barbie chirurgo, per sottolineare la maggiore partecipazione accademica delle donne, anche nel campo della medicina; negli anni’80 una Barbie CEO, che evidenzia la voglia femminile di entrare a far parte delle più alte cariche amministrative ed economiche, e negli anni ’90, una Barbie Presidente di Stato, discussione ancora oggi di grande attualità.

La campagna pubblicitaria del 1985 recitava espressamente lo slogan “We girls, can do anything, right Barbie?” (siamo donne e possiamo tutto, vero Barbie?). L’idea viene ripresa anche nel 2015, con il video in cui si legge “Cosa accade quando le ragazze sono libere di immaginare di poter essere qualunque cosa?”.

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Tutto si è colorato letteralmente di rosa, il film Barbie è ormai un fenomeno. Un esempio di come un ottimo prodotto, affiancato da un ottimo marketing, può fare la differenza.

È forse questo il segreto di Barbie?

Una bionda mozzafiato ma con cervello, che vive in un mondo patinato, che sembra fake ma non lo è. Barbie ci permette di sognare ad occhi aperti, e tutti noi ne abbiamo un po’ bisogno. E se amiamo la frivolezza…non vuole che dietro non ci sia una sostanza.

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

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