Fenomeno Barbie – L’editoriale di Ivan Zorico

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Da tempo ho un’abitudine mattiniera (credo) abbastanza insolita, ossia vado sul sito accaddeoggi.it a curiosare sui maggiori avvenimenti accaduti e su chi, di famoso, è nato in quel giorno. E’ molto divertente (sì, mi diverto davvero con poco) rileggere la storia, sfidare la mia memoria, testare il bagaglio di conoscenze ed interessarmi a delle altre. Spesso, infatti, questa routine è poi lo spunto per approfondimenti e letture seguenti. 

Immagino per voi che queste poche righe siano sufficienti per stilare su di me il classico identikit da boomer. E non posso darvi torto, anche perché il racconto non finisce qui.

Infatti, in una di queste letture quotidiane, circa un mese fa, il 24 giugno, ho letto che nel 1940 è nato Maurizio Mosca, noto giornalista sportivo e personaggio televisivo, che, tra le altre cose, era conosciuto per una frase diventata iconica: “Ah, come gioca Del Piero”. 

Bene, essendo appassionato di calcio e trasmissione sportive, questa frase mi ha accompagnato per molti anni e, per chi come me è nato negli anni d’oro della televisione, il potere della nostalgia è fortissimo e certi ricordi sono pressoché indelebili. Così tanto indelebili che il suono di quella frase mi è rimasta in testa per molti giorni a seguire.

Ma cosa c’entra tutto questo con un editoriale sul Fenomeno Barbie?

A luglio sono usciti nelle sale una serie di film americani tra cui “𝗠𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻: 𝗜𝗺𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗹𝗲 – 𝗗𝗲𝗮𝗱 𝗥𝗲𝗰𝗸𝗼𝗻𝗶𝗻𝗴 – 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗲 I”, “𝗜𝗻𝗱𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗝𝗼𝗻𝗲𝘀 𝗲 𝗶𝗹 𝗤𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗼” e, appunto “Barbie”. Tutti film che hanno una storia che viene da lontano (cfr. il potere della nostalgia) e che sono stati accompagnati (chi più chi meno) da un marketing eccezionale con risultati davvero importanti. Ecco, in questo contesto ed in uno strano collegamento mentale, nella mia testa la frase “Ah, come gioca Del Piero” si è trasformata in “Ah, come lo fanno gli americani”.

Mi riferisco alla capacità di trattare un prodotto di intrattenimento, un prodotto cinematografico, come un qualsiasi altro prodotto da promuovere e vendere, senza avere la presunzione che si debba vendere da solo, come spesso accade qui in Italia soprattutto in riferimento proprio all’industria cinematografica. 

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Tutto si è colorato letteralmente di rosa, il film Barbie è ormai un fenomeno. Un esempio di come un ottimo prodotto, affiancato da un ottimo marketing, può fare la differenza.

Restando specificatamente sul film Barbie, è interessante evidenziare che le spese di marketing sono state superiori a quelle della realizzazione del film stesso. Ossia, semplificando, è stata destinata “maggiore importanza” alla promozione che alla produzione. Campagne di street marketing, l’utilizzo della tecnica del product placement, social media e molto altro ancora, ne hanno fatto, a tutti gli effetti, un fenomeno da studiare, analizzare e, perchè no, replicare. Tutto si è colorato letteralmente di rosa: provate a cercare su Google qualcosa che si riferisca al film, come ad esempio il nome della regista Greta Gerwig, e scoprirete cosa intendo.

Ma ovviamente, da solo il marketing non basta

Il prodotto deve essere ottimo. E difatti, a mio avviso, lo è. Un film su una bambola, anzi La bambola, pensato, scritto e destinato principalmente agli adulti (ossia, millennials e dintorni) che hanno o avranno dei bambini a cui vendere prossimamente la Barbie. Molto furbo. 

La recensione del direttore responsabile nonché critico cinematografico Raffaello Castellano la trovate nel giornale e non vi farò spoiler, ma vi basti sapere che la regista è riuscita anche a parlare in maniera leggera di temi socialmente molto importanti. 

Insomma, è proprio il caso di esclamare: “Ah, come lo fanno gli americani”.

Buona lettura,

Ivan Zorico

Ti è piaciuto? Hai qualche riflessione da condividere? Fammelo sapere nei commenti. Rispondo sempre.
Rimaniamo in contatto: www.linkedin.com/in/ivanzorico

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