Con Barbie, “se puoi immaginarlo puoi farlo” e non dite che è semplicemente una bambola

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Nell'immagine lo scaffale di un negozio con centinaia di modelli di Barbie - Smart Marketing

120, questo era il numero impressionante di Barbie che avevo da piccola, un’intera infanzia passata a giocarci insieme, immaginando storie, realizzando party, facendo esperienza di un mondo fantastico in una casa meravigliosa, con un camper con tutto il necessario al suo interno, ma anche una fashion spider, oltre che un cavallo come nelle fiabe.

E non c’era solo Barbie in ogni possibile modalità (Barbie sposa, Barbie, party, magia della festa, sirena, dai lunghissimi capelli etc…) ma anche Ken e Skipper, Shelley, Chelsea, ed era un mondo di possibili combinazioni e di storie che prendevano vita con la fantasia.

Sebbene Barbie abbia da poco compiuto i 60 anni nemmeno una ruga ne mostra i segni del tempo lei che alta, bella, bionda, curvilinea è capace di ogni impresa è sempre più Iconica ed eternamente giovane.

Imperfetta per la realtà, ideale per i sogni. Modella e soprattutto modello di numerose generazioni di bambine e donne con il desiderio di assomigliarle e di uomini, che fantasticano di incontrarla.

Nata dall’intuizione della moglie di Mattel per regalare alla figlia un gioco che le permettesse di immaginarsi da adulta, da semplice giocattolo è diventata presto un fenomeno di costume celebrata ma anche giudicata, amata e odiata, consacrandola nell’immaginario collettivo ad icona pop.

Il regalo ideale da 0 a 15 anni (forse oggi la fascia si è ridotta un po’) che ti faceva dimenticare il mondo esterno e ti catapultava nel tuo sogno personale oggi ancora di più reale con le nuove Barbie, sempre più realistiche ed inclusive anche sul lato fisico. Esistono ormai per Barbie 5 tipologie di corporatura, 22 carnagioni, 76 acconciature, 94 colori di capelli e 13 colori di occhi, mentre Ken è disponibile in 4 corporature, 18 tipi di lineamenti, 13 incarnati, 9 colori di occhi e 22 colori di capelli e vi è anche la bambola senza capelli.  Nel 2019, Barbie ha introdotto dolls che riflettono disabilità permanenti, inclusa una bambola con un arto artificiale.

Quella che incarnava l’immagine della perfezione e totale irrealtà che da sempre l’ha contraddistinta si sta facendo sempre più “umana” pronta a vivere il mondo reale. Divertente e ricco di morale il film che in questi giorni la sta vedendo protagonista a significare sempre di più che una bambola è una icona dei tempi che cambiano, dell’evoluzione che abbiamo vissuto e continueremo a vivere forse anche con l’obiettivo di voler cancellare quel significato dispregiativo assunto negli anni dell’essere Barbie, una “ragazza di bell’aspetto ma priva di spessore e sostanzialmente stupida“.

I’m a barbie girl in a barbie world” è un ritornello degli AQUA di successo a voler raccontare il suo mondo di plastica animato da sogni, desideri e fantasie, regalando nei propri giochi la possibilità di inventarsi un domani differente da quello che la società suggeriva, soprattutto all’epoca, ma ancora valido oggi quando le bambine potranno desiderare il loro roseo futuro e non dovranno necessariamente diventare mogli e madri, potranno crearsi una carriera e, a giudicare dalle infinite professioni che intraprenderà Barbie, potranno seguire sogni, ambizioni e fantasie non necessariamente limitate ad un mondo di plastica rosa.

Sta forse la bionda Doll prendendosi una rivincita?

La mia prima Barbie non ricordo di averla ricevuta con emozione, forse nemmeno ancora avevo realmente capito quali potenzialità c’erano dietro l’opportunità di creare un mondo proprio fatto di storie immaginarie, ero ancora molto piccola per capirlo, ma man mano che la collezione cresceva e ad ogni compleanno, Natale o promozione era un’occasione per aggiungerne un pezzo nuovo, il mio mondo prendeva sempre più forma.

Scopri il nuovo numero: “Fenomeno Barbie”

Tutto si è colorato letteralmente di rosa, il film Barbie è ormai un fenomeno. Un esempio di come un ottimo prodotto, affiancato da un ottimo marketing, può fare la differenza.

Non ho mai pensato che stessi giocando alle bambole, ma ogni volta era l’occasione per creare una scena nuova, come fosse la trama di un film ad ogni occasione e pretendevo di non essere disturbata.  Era un momento creativo, molto intimo, dove la porta della stanza necessariamente rimaneva chiusa per non essere interrotta… ricordo quei momenti con piacere e un senso di malinconia per quanto spensierati fossero e per quanto tempo ho potuto dedicarvi e, sebbene ora, un paio di loro sono sedute sulla mensola in soggiorno,  in ricordo di un periodo di vita; a volte quando incrocio il loro sguardo sembra  vedere che mi strizzano un occhio,  come a voler dire che alcune di quelle esperienze sognate sono diventate reali  esperienze di vita.

Il gioco diventato realtà… non è poi così solo una fantasia.

Oggi, quando regalo una Barbie so che sto regalando un’opportunità per immaginarsi un proprio futuro e chissà se davvero non aiutino a concretizzare i sogni, d’altronde se puoi immaginarlo puoi farlo, diceva Disney …. ci avete mai pensato?

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