Il Cinema e il Personal Branding

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Nell'Immagine dello slider la celebre attrice Audrey Hepburn - Smart Marketing
Cos’è il PERSONAL BRANDING?

Infinite definizioni possono correre in lungo e in largo sul web alla ricerca di un significato chiaro e preciso intorno a tutto ciò. Per farla breve il Personal Branding non è altro che comunicare a te stesso e al mondo chi sei. E lo si può fare attraverso una grandissima quantità di opzioni: i social, il modo di porsi con una persona attraverso una semplice comunicazione, la gestualità, il linguaggio verbale e quello fisico, addirittura anche attraverso i pensieri.

Il cinema, in ossequio alla sua capacità, da sempre esplicata, ovvero quella di influencer ante-litteram delle masse, delle tradizioni, della cultura e della società, è il mezzo più influente, per esprimere attraverso le immagini, l’infinito mondo del Personal Branding.

Uno dei film più iconici, in tal senso, risulta essere Forrest Gump (1994), di Robert Zemeckis, con protagonista Tom Hanks. Un film dalla natura semi-biografica e con la forte volontà di mostrare al mondo che, proprio come in una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capiterà fin dalla nascita. L’unica cosa certa è che sai chi sei, proprio come dice Forrest “Stupido è chi lo stupido fa, Signore”. Non importa dove tu sia, o con chi o quando sei in un determinato luogo: l’unica vera certezza, ciò che conta realmente, è essere te stesso.

 

Altro film hollywoodiano, capace di smuovere la coscienza intorno al fenomeno del Personal Branding, è La ricerca della Felicità (2006), di Gabriele Muccino e interpretato da Will Smith, nei panni di Chris Gardner, un genitore single che lotta per crescere il figlio e cercare di realizzare il sogno di una vita migliore e dignitosa per entrambi. “Sei hai un sogno, Tu lo devi proteggere. […] “Se vuoi qualcosa, vai e inseguila”. Con questa filosofia di vita, il film si dipana, attraverso una tenera girandola di eventi che ruotano tutte attorno al protagonista. Chris Gardner è un comunicatore di natura, ma purtroppo con il lavoro non sembra essere così fortunato e continuamente, spinto dall’amore verso il figlio, cerca nuove opportunità cambiando città, lavoro e abitudini ogni giorno, cercando così di sbarcare il lunario. Ma solo una cosa non cambierà mai in tutto questo: lui. Sarà proprio la costanza di continuare ad esprimere se stesso che alla fine lo premierà e che darà a noi la possibilità di veder esaudito quel “Se vuoi qualcosa, vai e inseguila”.

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Chi è riuscito a costruire nel tempo (ed a mantenere) un ottimo brand personale, ha davanti a sé molteplici possibilità. Il lavoro lo attrae e non lo cerca. Questa è la figata del personal branding.

Veniamo ora, ad una riflessione più complessa. Considerato che il Personal Branding è l’attuazione programmata di una strategia che permette di definire la propria immagine esaltando qualità e punti di forza, cercando di presentare se stessi proprio come una marca, appare chiaro, a posteriori che tutto un jet-set “illuminante” ed “illuminato”, della Dolce Vita romana degli anni ’50 e ’60, è l’esempio più grande di Personal Branding collettivo, che sia mai stato creato. Quindi se il brand rappresenta l’immagine del prodotto, il Personal Branding è l’immagine di noi che vendiamo a livello personale. Il cinema italiano degli anni ’50 e ’60, arricchito dalla commedia all’italiana e dall’invasione dei divi hollywoodiani, diventa quindi l’esempio più importante della storia, a livello di Personal Branding.

 

Il tutto fagocitato dai giornali rosa, dalla vita mondana della Roma del boom economico e dall’incontro dei già citati divi hollywoodiani, con quelli di casa nostra. Audrey Hepburn e il suo tubino, Gregory Peck, Walter Chiari e Ava Gardner, Anthony Franciosa, Anna Magnani, Marcello Mastroianni e i suoi “Persol 646”, gli incontri segreti, i paparazzi, via Veneto, i Festival, il “made in Italy” del cinema italiano esportato in tutto il mondo, dal sud-America ai meandri più nascosti dell’Australia…insomma tutto concorreva a creare un brand capace di rimanere il più importante della storia del cinema, reso immortale dall’immenso consenso popolare.

E proprio in quegli anni, ancora ante-litteram, un altro fulgido esempio di Personal Branding, ovvero quello derivante dalla famigerata trasmissione televisiva di CAROSELLO, che dal 1957 al 1977, concorrerà a cambiare, innovare e svecchiare la società italiana del ventennio. E lo farà con una strategia brandistica, votata al consumismo e alla modernizzazione del nostro Paese, che davvero rappresenta un risultato sociologico, neanche minimamente raggiunto al giorno d’oggi, dai social network. Perché Carosello è un fenomeno di Personal Branding, così riuscito? Perché il brand è da sempre il motivo per cui i consumatori comprano determinati servizi rispetto ad altri. Gli utenti amavano e amano un determinato personaggio piuttosto che un altro, e quindi determinano loro stessi chi eleggere ad influencer, a capo branco, all’apice piramidale di un sistema, che rende il tuo Personal Branding, capace di influenzare le masse.

Ricordiamoci, che il più grande Personal Branding, davvero “Personal” della storia italiana, è stato Benito Mussolini, in grado, con la comunicazione fisica, verbale, con i gesti, con le movenze, con il tono della voce, di convincere il popolo “fesso”, della bontà di un regime dittatoriale, di un nazionalismo e di una limitazione delle libertà personali e collettive, che porterà poi l’Italia allo sfascio. Il Personal Branding si lega quindi alla capacità di influenzare le masse e sulla capacità di saper vendere se stessi, camuffando spesso il bene collettivo, per un’aspirazione personale. Non sempre è così, ovviamente, ma è anche vero che non sempre tutto è trasparente e lineare.

 

Concludiamo il nostro discorso sul Personal Branding nel CINEMA, citando un film dell’era moderna, come La Stranezza (2022), di Roberto Andò, che si issa come una grande lezione di Personal Branding. Il film racconta in modo romanzato la genesi della famosa opera di Luigi PirandelloSei personaggi in cerca d’autore”. Il noto scrittore siciliano, impersonato da Toni Servillo, si imbatte in una ditta di pompe funebri guidata dalla coppia Ficarra e Picone che oltre a praticare attività di sepoltura nutrono una spiccata passione per il teatro. Il film offre una serie impressionante di spunti di riflessione sul senso di fare Personal Branding. Lo stesso personaggio interpretato da Servillo, il grande scrittore siciliano Luigi Pirandello, ha fatto del concetto di personaggio uno dei suoi capisaldi comunicativi. Il rapporto tra Pirandello e il Personal Branding, risulta il più compiuto della storia, nel legame che unisce teatro e letteratura. E il film nel finale mette in risalto una grande verità a cui non pensiamo mai, e cioè che siamo tutti dei personaggi, per quanto inconsapevoli. Ebbene il “tema del personaggio” è molto importante nel Personal Branding in quanto spesso viene indicato come la sua antitesi. I più seri consulenti e formatori di PERSONAL BRANDING, infatti ripetono spesso ai loro allievi ed assistiti che svolgere questa attività vuol dire essere se stessi evitando di recitare la parte del personaggio.

Spesso lo dicono perché è purtroppo pratica assai diffusa: non è raro chi si atteggia online in un modo salvo poi risultare nell’offline in modo diverso se non addirittura opposto. Ancora una volta, la risposta ce la dà proprio Luigi Pirandello nelle sue opere: “per quanto ciascuno di noi si sforzi di non fare il personaggio, sarà comunque un personaggio indossando una maschera”.

Ci dice in sostanza che non indossare una maschera è praticamente impossibile e che è difficile ricercare e perseguire la piena autenticità. Tale pratica dovrebbe invece ispirare e motivare SEMPRE chi vuole fare bene PERSONAL BRANDING, in nome dell’etica e dell’utilità pubblica.

 

 

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