Parlare del caldo torrido e dei disagi che stiamo affrontando in questo periodo è diventato un must, buono per creare post acchiappa click e raccogliere qualche like.
Ma oggi voglio andare oltre l’ovvio.
Ad ispirare questa news è stato il downburst che si è verificato a Bisceglie, nella provincia della BAT pugliese, domenica 6 luglio, mentre si svolgeva il consueto mercato estivo.
Il tutto è avvenuto molto rapidamente: i testimoni parlano di pochi minuti, venti al massimo. Improvvisamente è sembrato che il cielo precipitasse al suolo.
Ma che cos’è un downburst?
Secondo Google Overview, un downburst è un fenomeno meteorologico caratterizzato da forti correnti d’aria discendenti che, impattando il suolo, si espandono radialmente in tutte le direzioni. Questi venti, spesso associati a temporali, possono raggiungere velocità molto elevate — anche oltre i 100 km/h — e causare danni estesi, simili a quelli di un tornado, ma con venti lineari anziché rotanti.
Ahimè, ci stiamo abituando a questi eventi estremi sempre più frequenti: bombe d’acqua, grandinate violente, tornado e ora anche downburst. E rischiamo che il surriscaldamento climatico ci attraversi senza che gli diamo il giusto peso.
Questo “new normal”, come lo definiscono diversi scienziati, rischia di farci assuefare a una situazione ad alto rischio.

Giugno 2025, secondo gli esperti, è stato il mese più caldo di sempre, ossia da quando esistono misurazioni e serie storiche.
Fino a circa metà anni ’90, il Mediterraneo era caratterizzato da estati miti: notti fresche, bassa umidità, temperature sopportabili. Merito dell’Anticiclone delle Azzorre, stabile e temperato, alimentato dalle acque tiepide dell’Atlantico (intorno ai 25°C), che limitavano l’evaporazione e l’umidità dell’aria.
Oggi, il surriscaldamento globale ha rivoluzionato la circolazione atmosferica: al posto dell’anticiclone atlantico, ora domina l’Anticiclone Africano, torrido e instabile, che si carica sul Sahara e poi irrompe nel Mediterraneo portando umidità e temperature estreme.
A differenza del suo “collega” atlantico, quello africano è più dinamico, si presenta a ondate e rende il clima del Mediterraneo molto più instabile.
Tornare indietro non si può, ci dicono i climatologi. Ma possiamo ancora evitare che la situazione peggiori. A patto di smettere di far finta di niente.
Il bacino del Mediterraneo è oggi un vero e proprio hotspot climatico, monitorato costantemente: mentre nel resto del mondo la temperatura è aumentata di circa 1,5°C, qui cresce molto più rapidamente. Il Mare Nostrum è un laboratorio a cielo aperto. E l’Italia, che si distende su di esso come una passerella, è tra le nazioni più a rischio.
Come ha detto il noto climatologo e attivista ambientale Luca Mercalli: “Il nuovo clima minaccia la nostra vita quotidiana”.


