Nuovi spot per “l’anima”: dal marketing emozionale all’AI generativa

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Quando una pubblicità ti prende a tal punto da non sembrarti una reclame spesso e volentieri sta facendo leva sulle tue emozioni per coinvolgerti e spingerti all’azione, pronta a far mutare la tua opinione su di un prodotto o su di un brand.

È il marketing emozionale, potenzialmente molto efficace in quanto fa leva su alcune dinamiche dell’essere umano relative al suo modo di pensare e di conseguenza di agire, in base alle informazioni recepite.

E’ tutta questione di processi mentali che i basano sul contrasto dei due sistemi: emotivo, maggiormente veloce, sviluppatosi per reagire alle minacce e alle opportunità; e razionale, più lento che necessita dei suoi tempi per giustificare le emozioni provate.

“Tu chiamale emozioni…” che non possono essere banalizzate essendo il motore che muove il mondo e va da sé che rappresentano la leva più efficace per innescare cambiamenti di stato, per modificare pensieri, comportamenti, stimolare credenze e spingere all’azione.

Parliamo di qualsiasi tipo di emozione dalla paura alla rabbia, dall’ansia alla gioia, dalla fiducia alla competizione fino ad arrivare allo stupore in un mix di sensazioni che, previste in attività mirate e ben progettate, possono sfruttare processi di elaborazione emotiva utile a raggiungere obiettivi e scopi di vendita.

Ecco che le pubblicità, così come siamo abituati a conoscerle, lasciano spazio alle storie che emozionano e appassionano, utilizzando i canali giusti, gli scenari perfetti con un linguaggio strategico e sensoriale che comunicano sensazioni, muovono i nostri cinque sensi sorprendono e funzionano grazie anche a slogan e colori studiati proprio per stimolare quanto ci si aspetta e favorire il cambiamento, realizzando una vera e propria esperienza emozionale che coinvolge tutti i sensi,  comunicando  messaggi puntuali.

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L’obiettivo della pubblicità è sempre lo stesso: coinvolgere, persuadere, vendere. Il come lo si fa ed il perché lo si fa, però, tutta la differenza del mondo.

Innescare fiducia nel consumatore con un marcato senso di appartenenza ed un mix di “volere e potere” sono alla base di spot emozionali che, soprattutto nell’ultimo periodo, stanno facendo la differenza: marchi famosi Barilla, la Coca Cola, l’Heineken ma piano piano si sta espandendo a tutti i mercati in quanto il valore della Customer Experience sta diventando sempre più riconosciuto quale opportunità per portare il cliente verso un determinato acquisito passando per la percezione che ha del servizio, dell’azienda e del prodotto sia attraverso i contatti diretti (acquisto del prodotto o del servizio) sia attraverso i contatti indiretti (pubblicità on e offline, eventi, comunicati stampa, passaparola…e non da ultimo la pubblicità che in molti casi e in alcuni mercati,  è il primo bigliettino da visita).

Questa necessità sempre più impellente di avere una esperienza utente che possa soddisfare al top, quale prima leva di acquisto porterà sempre di più a sfruttare le nuove tecnologie per “costruire, ideare e programmare” pubblicità che possano rispondere ai bisogni e alle varie necessità che, come consumatori, siamo soliti lasciare in rete.

La nuova frontiera anche per la comunicazione e la pubblicità sarà l’AI generativa sempre più sviluppata e al passo con i tempi e non sarà lontano il momento dove “con i giusti “prompt” sarà in grado di sviluppare un’intera campagna dal concept fino al piano media con tutti gli asset creativi multimediali”, così come ha dichiarato l’imprenditore e docente di intelligenza artificiale Jacopo Perfetti, durante un evento sulla comunicazione organizzato da Plan.net a Milano di recente.

La vera sfida sarà quella di approfondire le conoscenze e saper utilizzare questi strumenti che potranno davvero essere tali solo se, l’integrazione tra pensiero creativo e strumento tecnologico riusciranno ad essere gestiti, governati e valorizzati. Perché, ciò che ci contraddistinguerà sempre da una macchina saranno le emozioni che continueranno ad essere la vera leva motivazionale che la tecnologia non può dare.

Ma l’interrogativo che dobbiamo porci è: saremo in grado sempre di continuare a commuoverci, appassionarci, entusiasmarci, emozionarci?

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