Da qualche anno si sente parlare sempre più con insistenza della nascita di nuove modalità di lavoro o, meglio, di nuovi modi di intendere il lavoro.

La consuetudine ci porta a pensare al lavoro, soprattutto quello d’ufficio, come a qualcosa di statico e poco flessibile. L’immagine che ci viene in mente pensando ad esempio a lavori come lo sviluppatore, il commercialista, il social media manager, il traduttore, e molti altri ancora, è quella di una persona seduta per 8 ore alla scrivania, quando va bene, con un Pc davanti, ad illuminare il viso, ed una piantina, magari finta, a fare da corredo.

Ma questa immagine tradizionale a poco a poco sta subendo delle mutazioni. Come qualsiasi altro ambito della vita, anche il mondo del lavoro sta facendo i conti con la rivoluzione digitale e con internet.

Il WEB è riuscito a dare all’uomo la possibilità di “manipolare” lo spazio-tempo aumentando di fatto le sue facoltà e creando nuove opportunità.

Due sono le novità più importanti: lo smart working ed il nomadismo digitale.

Alla base di questi nuovi modi di intendere il lavoro c’è la voglia di riappropriarsi del proprio tempo e di organizzarlo secondo le proprie necessità, mantenendo comunque elevati i livelli di produttività.

Una di queste rivoluzioni nel mondo del lavoro è certamente lo smart working, ossia alcune aziende consentono ai loro dipendenti di lavorare da casa (o in un coworking presenti nella propria città) uno o più giorni a settimana, in base ad accordi specifici.

Semplificando, il lavoratore diviene così “proprietario” del suo tempo, decidendo di organizzarlo come meglio crede. Ciò che conta (e per questo si può parlare di rivoluzione) non sono più le ore passate in ufficio ma gli obiettivi da raggiungere. Alla base di questo nuovo modo di lavorare, va da sé, vi deve essere una totale fiducia tra le parti ed un forte senso di responsabilità.

L’altra rivoluzione è il nomadismo digitale. In questo caso non si parla più di lavoratori dipendenti ma di freelance. E, in questo caso, il nuovo ufficio non è la propria abitazione usuale, come avviene per lo smart working, ma il mondo. Semplificando, i nomadi digitali utilizzano le nuove tecnologie per svolgere la propria professione, online e da remoto, spostandosi di paese in paese. Insomma chi compie la scelta di diventare un nomade digitale sente dentro di sé il bisogno di conoscere nuove culture, esplorare il mondo e vivere la vita che ha sempre desiderato. Il digitale ha consentito a queste persone di continuare a sviluppare la propria professione lasciando loro la libertà di scegliere il dove, il come e il quando: rivoluzionario.

Queste sono le due definizioni e, a grandi linee, cosa si intende per smart working e nomadismo digitale. Ma se per il primo caso non si fa troppa fatica a immaginare cosa possa significare realmente approcciarsi a questa modalità di lavoro, credo fermamente che per parlare con cognizione di causa di nomadismo digitale non ci si possa fermare ad una semplice ricerca su Google.

Per questo motivo ho voluto intervistare Gianni Bianchini, nomade digitale dal 2013, che ha già visitato 42 paesi e 110 siti Unesco con il solo bagaglio a mano.

D: Ciao Gianni, presentati e raccontaci brevemente la tua storia: cosa facevi, cosa fai e soprattutto quando e perché hai deciso di intraprendere questa nuova vita.

R: Per dieci anni dal 2004 fino al 2013, ho lavorato in ufficio come tester e traduttore di videogiochi per la Sony e per la Nintendo. Prima in Inghilterra e in seguito in Germania. Facevo un lavoro che avevo sempre sognato. Mi pagavano praticamente per giocare. Avevo un buono stipendio e contratti a tempo indeterminato. Ma nonostante questo c’era qualcosa dentro di me che mi spingeva a desiderare altro.

Ho sempre avuto un’anima nomade. In quei dieci anni ho viaggiato ovunque in Europa durante i pochi giorni di vacanza che avevo e durante i fine settimana. Ma non mi bastava. Soprattutto non riuscivo ad immaginarmi a fare sempre quella vita per anni. Seduto ad una scrivania, per 8 ore al giorno. Lavorando per qualcun altro. Vendendo il mio tempo e i miei giorni a un datore di lavoro, che probabilmente non mi conosceva neanche, viste le dimensioni di queste multinazionali.

Così mentre gli anni passavano cominciavo a prendere seriamente in considerazione l’idea di lasciare tutto e viaggiare. Mi vedevo con uno zaino leggero, visitare le nazioni del mondo e conoscerne gli abitanti, la cultura, il cibo, e ammirare le meraviglie di questo pianeta. Dall’idea sono semplicemente passato all’azione. Per 14 mesi ho pianificato la mia nuova vita, risparmiando ed evitando spese inutili. Conducendo una vita più minimalista e frugale. Ho smesso anche di fumare per realizzare il mio sogno. Ad ottobre del 2013, il mio sogno diventa realtà, quando, dopo essermi licenziato, volo verso Bangkok con un biglietto di sola andata.

Conoscevo già il nomadismo digitale a livello internazionale. Leggevo molti blog americani e inglesi, e molti di questi erano nomadi digitali e lavoravano online. Così ho pensato di fare lo stesso creando un blog in inglese che si chiama “Nomad is Beautiful”. Quando sono arrivato in Thailandia sin da subito ho cominciato a pubblicare articoli e far crescere il blog. Questo blog di viaggi è ora il mio lavoro che posso portare ovunque lavorando dal mio laptop.

D: In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi volesse diventare un nomade digitale?

R: È fondamentale capire quali sono le tue skills. Fai un brainstorming mettendo nero su bianco le tue competenze, ma anche le tue passioni. Tutto quello che ti passa per la testa, dalla passione per la cucina a quella per la fotografia, dal saper usare i fogli di calcolo Excel al saper disegnare. Quando avrai scritto questa lista cerca di analizzarla e capire come poter utilizzare alcune di queste passioni e competenze in qualcosa che potresti fare online. Ti può aiutare molto fare ricerca su Google. Ci sono migliaia di lavori che si possono fare online, ma devi cercare e capire quello che fa specificatamente al caso tuo.

Un altro suggerimento che vorrei dare è quello di fare networking con altre persone. Entra a far parte delle community e partecipa, sia online, nei gruppi Facebook, in Instagram o in Twitter, sia offline di persona. Frequenta i posti dove ci sono altri nomadi digitali e fai amicizia con chi ha già dell’esperienza. Se hai la possibilità vai nelle città famose per essere meta di nomadi digitali. Chiang Mai in Thailandia, Ubud in Indonesia, Medellin in Colombia, Las Palmas de Gran Canaria in Spagna. Potrai avere tanta ispirazione da altri nomadi ma anche suggerimenti, condivisione, collaborazione. Senza l’aiuto degli altri non potremmo mai crescere. Fare networking è la chiave per il successo personale e lavorativo.      

D: Un ulteriore precisione o consiglio utile: cosa metteresti in valigia/zaino? 

R: Pochissimo. Viaggiare deve farti sentire libero. Viaggiare con tanta ‘zavorra’, ti appesantisce, non è facile e crea anche preoccupazione, perché si hanno troppe cose con sé. La mia scelta è quella di viaggiare con bagaglio a mano. Una scelta minimalista che può non andar bene per tutti. Ma ti assicuro quando si viaggia in questa maniera, tutto è più facile.

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Il laptop è essenziale, meglio se uno superleggero. Poi dipende da cosa si fa, si può decidere di portare altro tipo di elettronica, come macchine fotografiche, dischi esterni, videocamere, droni. Questa tecnologia fa parte del mio lavoro, quindi mi è necessaria. Quello che non è necessario è portarsi tanto cambio di vestiti, troppi pantaloni, magliette, scarpe; in ogni parte del mondo ci sono lavanderie e negozi dove comprare quello che ti serve. Articoli per l’igiene, anche questi si trovano dappertutto, inutile portarteli da casa, si comprano di volta in volta. E non portarti neanche asciugamani, asciugacapelli, cuscini e cose simili. Si trovano in qualsiasi stanza d’albergo o Airbnb.

D: Non c’è dubbio che il nomadismo digitale porti con sé tutta una serie di immagini positive (libertà, gestione del tempo, viaggio, scoperta, ecc.) ma quali possono essere i lati negativi (es. incertezza del futuro, problemi economici o affettivi, ecc.) a cui si potrebbe andare incontro compiendo questa scelta?

R: Vivendo come nomade digitale si può sentire spesso la mancanza di familiari e amici. Fortunatamente la stessa tecnologia che usiamo per lavorare ci viene in aiuto per comunicare con i nostri cari. Grazie a Skype, Whatsapp e Facebook. Certo, magari guardarsi e salutarsi in webcam non è la stessa cosa, ma ti assicuro che aiuta molto nel sentirsi meno lontani.

Nella foto: Gianni Bianchini, nomade digitale dal 2013.
Nella foto: Gianni Bianchini, nomade digitale dal 2013.

Anche il fatto di non avere un indirizzo fisico permanente crea alcune difficoltà. I rapporti con la banca, la burocrazia. Anche farsi spedire un pacco da Amazon diventa complicato. Per risolvere questo problema di solito ci si affida all’indirizzo dei propri familiari o di amici.

Un altro aspetto negativo è che la gente non capisce che lavoro fai, soprattutto se vivi e lavori con un blog. È difficile spiegare che attività hai e come lavori. Il concetto di lavoro online sembra in Italia ancora un’utopia, ma di fatto in tutto il mondo non lo è.

E per finire, il bisogno essenziale di WiFi. Si è completamente dipendenti dalla connessione internet. Diventa quindi difficile viaggiare e lavorare in paesi con accesso limitato. Molti paesi nel mondo sono ancora arretrati con la diffusione del WiFi. In altri, vige un sistema di censura, che tuttavia può essere bypassato con sistemi di VPN.

D: Carta bianca: lasciaci delle tue considerazioni personali su questa nuova forma di vita e di lavoro.

R: Personalmente credo che in futuro sempre più persone lavoreranno da remoto, viaggiando, ma anche solo da casa, o negli spazi di coworking della propria città. La tecnologia, e in particolare internet, ci ha aperto infinite possibilità. Moltissimi lavori scompariranno e altri nasceranno. La tecnologia ci aiuta nel momento in cui se ne fa un buon uso. Molta gente ha paura ed è critica verso la tecnologia. Ha paura dei social media, dei video giochi, degli smartphone. Ma la tecnologia è dannosa solamente quando se ne fa un uso sbagliato. Se si ha un approccio di diffidenza verso tutto questo, si rimane tagliati fuori, sia a livello di rapporti sociali e di crescita, sia per quanto riguarda la possibilità di lavorare per se stessi e di conseguenza di poter viaggiare, essere liberi e crearsi un proprio destino. La rete e la tecnologia, oggi, ci aiutano anche a far questo. E i nomadi digitali, o lavoratori da remoto di tutto il mondo, lo stanno dimostrando.

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Laureato in Informazione e Sistemi Editoriali presso l’Università degli Studi di Bari presso la quale ha conseguito anche il Master di I livello in Comunicazione Sociale e Sanitaria. Cura le relazioni con i media, con gli operatori dell’informazione e con i clienti per diverse realtà produttive ed ha ideato ed organizzato eventi culturali seguendone la promozione. Ha esperienza nel campo della formazione come docente, nell’area della comunicazione e del marketing, e come coordinatore. Oggi è editore e responsabile di redazione del Mensile “Smart Marketing”.

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