Lo Specchietto RetrovisoreOrmai abbiamo appreso che dovremo convivere con i Tweet di Donald Trump e calibrare le aspettative sull’aggettivazione usata dal Presidente degli Stati Uniti. Un programma tasse “phenomenal” è in arrivo tra poche settimane. Così è stato annunciato, il 9 febbraio, l’intento della nuova amministrazione di agire subito sul piano fiscale. E allora l’equity americano che segna nuovi massimi, e soprattutto lo spread di inflazione che recupera tono, recupera quel terreno perso nei confronti dei rendimenti nominali proprio perché l’idea del reflation trade iniziava a perdere incisività.

Però per quanto importante sia l’attività su Twitter del neo eletto Presidente, cerchiamo di guardare assieme alcuni fatti oggettivi. Per quanto ovviamente sia rimasto positivo il legame tra il prezzo dell’OIL e l’andamento dei bond legati all’inflazione, la correlazione è tanto più forte rispetto ai movimenti giornalieri del greggio (sulla parte spot della curva) proprio nei break-even a due anni. Sembra invece aver perso vigore la connessione sul tratto a 5 anni e a 10 anni della curva inflazione. Questo sia perché il prezzo del petrolio spot non tiene in considerazione dell’aumento della produzione dello shale-oil, la cui narrativa trovo riscontro solo nella parte più lunga della curva, sia perché probabilmente le dinamiche inflazionistiche non possono essere guidate solo da un Tweet.

Depurando pertanto l’andamento dei prezzi dall’effetto base delle materie prime, restano preponderanti le dinamiche salariali.elezioni-usa-il-trionfo-di-donald-trumpsaro-il-presidente-di-tutti-stiam_c7839a7a-a661-11e6-ba7f-17371a38e720_998_397_big_story_detail
Essendo anche i salari un perfetto incontro tra domanda e offerta, i fondamentali del lavoro sembrano raccontare una storia diversa da quella analizzata qualche mese fa. La partecipazione al lavoro in aumento, il numero di abbandoni in diminuzione fanno del mercato del lavoro un driver meno incisivo.Forse su tutti gli indicatori, andrà seguito l’andamento sulle aspettative di inflazione per comprendere la bontà del trade relativo a Trump. Anche misure fiscali espansive potrebbero non bastare per rivitalizzare ulteriormente il reflation trade come hanno iniziato ad evidenziare anche in Goldman Sachs, benché fosse fortemente positiva non meno di un mese fa.

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Ha conseguito il Master of Quantitative Finance and Risk Management (MAFINRISK) presso l’Università Bocconi nel 2005 dopo essersi laureato in Economia degli Intermediari Finanziari presso la stessa Università. Dopo aver svolto attività di ricerca e tutoring in Portfolio management e Applied Econometrics presso l’Università Bocconi con il Professor Andrea Beltratti ha avuto modo di consolidare le nozioni tecniche ed applicarle sul campo durante l’esperienza in Mangart, Hedge Fund con strategia macro. Dal 2010, prima in Banca Euromobiliare Suisse e, in seguito ad acquisizione, in Banca Zarattini svolge attività di gestore Fixed Income ed Equity.

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