I dati di venerdì rilasciati dal Burau of Labor Statistics, segnalano una situazione del lavoro negli USA ancora ben supportata con nuovi impiegati per il mese di novembre pari a 228 mila unità, rispetto alle stime degli analisti di 195 mila unità.

Rivisto al ribasso il numero di nuovi occupati per il mese di ottobre: 244 mila rispetto ai 261 mila dichiarati il mese precedente.

Una fotografia del mercato del lavoro ben sintetizzata da un dato su tutti, il tasso di disoccupazione, fermo al 4.1%. Il tasso di partecipazione della forza lavoro, anch’esso fermo al 62.7% cosi come il salario medio che su base annua segna un modesto +2.5% rispetto alle stime del 2.7% se da un lato mostrano come il mondo del lavoro non sia in grado di creare inflazione strutturale, dall’altro lasciano spazio per inquadrare l’attuale fase in uno scenario di Goldilocks.

È dalla primavera scorsa che segnaliamo come l’economia americana si stia crogiolando in questa perfetta situazione in cui il livello dei tassi è esattamente equilibrato per lo stato di salute dell’economia.

E anche il mercato, forse sottostimando il percorso di rialzi per i prossimi 12 mesi, in qualche modo sposa questa idea spingendosi forse un passo avanti. Scommette che la Fed possa continuare ad essere comunque meno aggressiva. Cosi se i FED Funds rate segnalano una probabilità del 98.3% di un rialzo di 25bps per il prossimo meeting di Dicembre, non prende ancora in seria considerazione la possibilità che la Fed si ponga in condizione di raggiungere l’obiettivo di 25 punti base ogni trimestre nel 2018. Ed in effetti per quanto vicini, siamo ormai abituati a dover leggere ogni singolo dato per poter ricalibrare le probabilità di rialzo. Quasi come se la riforma fiscale in atto, sia già stata messa in soffitta, a guardare la price action della curva americana che continua a mostrare sempre forza nel suo appiattimento.

E anche il dollaro dopo aver mostrato una plausibile forza relativa nei confronti dei suoi peers, sembra quasi fare fatica a lasciarsi quei sintomi di debolezza accumulati nei mesi passati.

Sembra quasi di assistere ad un dollaro in convalescenza, non più febbricitante, ma nemmeno in grado di mostrare tutta la sua potenziale forza.

Unica considerazione che mi sento di abbracciare verso questa fine di anno, è proprio quella di goderci questa condizione di goldilocks generalizzata. Infatti, fino a quando, il quadro resta cosi, stabile e comunque a supporto della crescita, l’azionario può rappresentare ancora la principale asset class in grado di beneficarne.

Attenzione solo ai governativi, magari evitando di andare contro un trend, ma quanto meno appare razionale porci nei confronti di questa classe di investimento in maniera più scettica. Conosciamo infatti l’upside, limitato, e dobbiamo considerare il possibile downside.

 Christian Zorico: LinkedIn Profile

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Ha conseguito il Master of Quantitative Finance and Risk Management (MAFINRISK) presso l’Università Bocconi nel 2005 dopo essersi laureato in Economia degli Intermediari Finanziari presso la stessa Università. Inizialmente ha svolto attività di ricerca e tutoring per i corsi di Portfolio management e Applied Econometrics presso l’Università Bocconi tenuti dal Professor Andrea Beltratti. In seguito ha avuto modo di consolidare le nozioni tecniche ed applicarle sul campo durante l’esperienza come quantitative analyst e risk manager in un Hedge Fund con strategia macro e successivamente ricoprendo la posizione di gestore di portafoglio e fund manager con mandato flessibile per una banca privata svizzera e un gestore di fondi. L’area di interesse è da sempre il mondo fixed-income e azionario, inseriti nel più ampio approccio di analisi top-down.

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