Neurexplore è una realtà giovane con degli obiettivi interessanti e tratta di una materia prettamente scientifica e psicologica. Tu sei laureato in Management, vuoi raccontarci come è nato il tuo interesse per il neuromarketing? 

Da 6 anni mi sono dedicato a Neurexplore in modo totale, fa eccezione qualche collaborazione con l’Università. Il percorso che ho creato è stato frutto della casualità più assoluta. Ho partecipato, quando ero uno studente universitario, ad alcuni esperimenti di ricerca in laboratorio all’interno del dipartimento di economia comportamentale dell’Università di Trento. Facevo proprio la cavia per lo studio di alcuni comportamenti umani, considera che quello di Trento è il più vecchio laboratorio di economia comportamentale d’Italia, fondato nel 1992. Qui scopro che c’è una branca dell’economia che si occupa di predire i comportamenti umani e riesce a capire cosa influenza le decisioni di acquisto delle persone, nel modo più affidabile possibile, con un approccio scientifico capace di individuare precisamente il rapporto di causa – effetto. Mi innamoro completamente, vengo folgorato da questa cosa, ma la metto in un cassetto e vado avanti nel mio cammino. Tornerà anni dopo, mentre decidevo la mia tesi di laurea e contemporaneamente collaboravo con una cantina di vini locali collegata all’attività agricola dei miei genitori. Questa cantina doveva lanciare un nuovo prodotto sul mercato e versava in grosse difficoltà finanziarie, successive al primo lancio dello stesso vino, che aveva portato risultati disastrosi dal punto di vista del marketing. Ho deciso quindi di sviluppare la mia tesi sull’applicazione delle regole di neuromarketing a questa cantina, scoprendo che nel 2007 non c’era nulla di applicativo ma solo teoria e simulazioni nei laboratori di ricerca. Con il sostegno del capo del dipartimento cominciai l’applicazione di alcune procedure e i risultati furono talmente sorprendenti da non avere riscontro neanche nella letteratura scientifica di quegli anni. Grazie al contributo privato di alcune aziende incuriosite ed interessate dai risultati ho potuto portare avanti un Dottorato di ricerca presso l’Università.

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Oggi faccio quello che faccio con l’obiettivo di ridurre i rischi imprenditoriali, considerato che oggi giorno su 10 progetti di marketing che vengono lanciati, 9 falliscono. Il mio sogno è avere risposte più precise, capaci di dare maggiore possibilità di successo alle aziende e maggiore sicurezza negli investimenti.giuliano-01-big

Come mai una tecnologia talmente all’avanguardia e che minimizza i rischi non ha un’applicazione più ampia?

I vantaggi delle neuroscienze nella pratica sono interessanti, ma hanno un difetto di applicazione. Si scontrano con gli standard lavorativi delle aziende con cui ci si interfaccia. La tecnologia del neuromarketing interviene nello studio del comportamento del mercato quando ormai qualcosa è già stato creato o lanciato a livello di prodotto. Queste procedure si insinuano quando ormai l’investimento più grosso per la messa sul mercato del nuovo prodotto è già stato fatto. Accogliere le valutazioni della ricerca e dell’indagine significa fare un passo indietro, ricominciare tutto da capo, bruciare centinaia di euro già investiti in marketing. Dal punto di vista pratico non va bene. Non perché la tecnologia non funzioni, ma perché il modus operandi con cui si applicano non è soddisfacente nel management odierno.

E allora cosa si può fare per ovviare a questo problema?    

Serve ribaltare il paradigma. L’applicazione è comunque utile, ma se arrivi alla fine è tardi. Serve un modo per arrivare prima, per applicare queste tecnologie in una fase diversa di creazione del prodotto. Abbiamo così trovato dei metodi alternativi che ci permettono di applicare all’inizio, o quasi, del processo di lancio di un nuovo prodotto le nostre conoscenze, venendo incontro alle necessità reali delle aziende. Le ricerche veramente interessanti sono svolte in autofinanziamento in Neurexplore, non c’è nessuna grande o piccola impresa che è ad oggi disposta a finanziare una indagine di questo tipo.

Quindi siamo noi che prima facciamo i ricercatori e poi ci proponiamo con i risultati da applicare nelle aziende. Riusciamo ad orientare il lavoro del marketing in maniera mirata rispetto a quello che si riesce a fare con metodologie standard e dare un supporto sia alla creatività, sia alla gestione manageriale, sia al reparto vendita e digital. Questo procedimento riesce in buona parte a riparare l’azienda dai rischi a cui è esposta quando non conosce cosa davvero pensano i propri clienti nella fase dell’acquisto.

Quali sono allora i progetti per il futuro di Neurexplore?

Abbiamo applicato su di noi le stesse metodologie che applichiamo agli altri, per constatare come ci vedono i nostri potenziali clienti e cosa si aspettano da noi. In questo modo riusciamo a conquistare molte aziende. In futuro ci piacerebbe applicare queste tecnologie su cose più utili nel concreto alla vita delle persone. In generale i nostri progetti per il futuro sono due:

  • Studiare l’induzione ad un comportamento di risparmio. Si studia come impulsi dati a livello conscio o inconscio riescano a modificare i comportamenti, portando la gente a fare cose che sono utili al loro futuro, al loro portafogli, al loro benessere, che altrimenti non farebbero.
  • Sviluppare la formazione utilizzando strumenti digitali per far si che queste ricerche si propaghino su larga scala, aumentando l’utilizzo e la considerazione che le tecniche di neuromarketing hanno nel mercato attuale.

Sono queste le realtà italiane che ci piace raccontare. Giovani, dinamiche, con solidi ideali e che aiutino a migliorare il mondo.

Allora in bocca al lupo! E teneteci informati su tutto.

Ti è piaciuto? Hai qualche considerazione in merito? Faccelo sapere nei commenti. Rispondiamo sempre.

 

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