Italia: paese di santi, poeti e navigatori. Ma non di lettori.


zorico_ivanAlcuni numeri.
Secondo l’Istat, nel 2015, il 42% delle persone di “6 anni e più” (circa 24 milioni) ha letto almeno un libro nell’anno precedente, per fini non strettamente scolastici o professionali.

Il 9,1% delle famiglie non possiede neanche un libro in casa.

Nel Mezzogiorno solo il 28,8% ha letto almeno un libro; un po’ meglio hanno fatto nelle Isole dove il dato relativo alle persone che hanno letto almeno un libro si attesta al 33,1%.

Solo il 13,7% dei lettori ha letto mediamente più un libro al mese, mentre il 45,5 % dei lettori afferma di aver letto massimo tre libri in un anno.

In 14 regioni di Italia su 20 c’è una percentuale maggiore di non lettori; si arriva addirittura ai 2/3 della popolazione in Puglia (70,2% di non lettori) e Campania (71% di non lettori).

Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso al mese 11€ per l’acquisto di libri e 18€ per l’acquisto di giornali, stampa e articoli di cancelleria.persone-di-6-anni-in-piu-che-hanno-letto-almento-un-libro

Ed una considerazione che sa di ovvio.
“Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori”.

Insomma il quadro che viene fuori non è proprio edificante.
E, come se non bastasse, intorno al mondo dei libri e dell’editoria ci sono annose e sempre nuove polemiche. Ultima, in ordine di tempo, è relativa alla fiera del libro tenutasi di recente a Milano – Tempo di Libri – ed alla rivalità con il più storico “Salone Internazionale del Libro” di Torino.
Inoltre, c’è chi si anima (anche giustamente) per difendere il ruolo delle librerie nelle nostre città, sempre più attanagliate dai colossi dell’e-commerce – Amazon su tutti – i quali, forti di una tassazione favorevole (Amazon, ad esempio, ha sede legale in Lussemburgo e quindi gode di un notevole vantaggio fiscale), di una pervasività estrema e di una capacità di applicare sconti interessanti, hanno evidentemente una forza commerciale che il piccolo libraio di quartiere non potrà mai avere.

Ma qui, la questione, è un’altra. Manca la materia prima. Mancano i lettori in Italia. Questo dovrebbe essere il primo problema da risolvere. Perché pensare a defiscalizzare la vendita dei libri può essere sicuramente un incentivo all’acquisto. Pensare ad una qualche forma di agevolazione per i librai, così da mantenere un focolaio di cultura nelle nostre città, dovrebbe essere un imperativo da seguire. Ma, l’acquirente, ci deve comunque essere. Senza, si può fare davvero ben poco.persone-di-6-anni-in-piu-che-hanno-letto-almento-un-libro-per-ripartizione-geografica_-fonte_istat-it

Pensare quindi ad un programma nazionale che metta al centro l’erudizione del suo popolo e, che lo spinga al consumo di libri, sarebbe “cosa buona e giusta”.
Perché, come disse Rodari “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.

 

Ivan Zorico

Fonte dati e grafici: www.istat.it

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