Parlare di coworking significa interpretare un nuovo stile di mobilità del lavoro. Spesso si associa questa pratica soltanto con i free lance, i liberi professionisti digitali o le piccole aziende e startup. Ma la realtà della condivisione del posto di lavoro si sta diffondendo anche tra le associazioni, società, uffici distaccati e lavoratori dipendenti fuori sede.

Tra i principi cardine del coworking c’è l’orizzontalità, la condivisione degli spazi, l’unione di idee.

Queste soluzioni si sono ispirate agli ambienti creativi nati negli USA dove non si parla di orari, dove la realtà lavorativa è a misura di persona, con spazi per il riposo, per stare all’aria aperta, per il divertimenti, per il pranzo.

Bisogna immaginare un ufficio aperto h24 7 giorni su 7 dove è possibile entrare e uscire senza la rigidità dei cartellini, dove si può staccare la spina ben più che davanti alla macchinetta del caffè perchè sono stati progettati angoli per il calcio balilla, il ping pong, i videogiochi o semplicemente delle sale lettura o spazi all’apeto all’interno di verde urbano o mini orti.

La mente si rigenera più rapidamente, staccando totalmente dal lavoro, e si diventa immediatamente più produttivi e concentrati. Inoltre la motivazione personale, per dedicare al lavoro quell’ora in più, si trasforma in una scelta meno pesante.

La sindrome del lunedì mattina sparisce perchè al centro del lavoro torna la persona.

Spesso i coworking si organizzano per aree tematiche in modo tale che chi vi partecipa possa trovare confronto, supporto e idee creative anche dagli altri membri. Nascono così partnership di vicinato e, proprio come un tempo, piuttosto che ricercare il fornitore straniero si sceglieva quello sotto casa, così ora, piuttosto di passare il tempo in rete per trovare un partner fidato, si preferisce optare per il vicino di scrivania che ci ha già consigliato e con cui pranziamo ogni giorno.

Nelle migliori delle ipotesi un coworking si può tramutare in un marketplace dove ci si scambiano consigli, si concentra innovazione e conoscenza e si fanno anche ottimi affari.

Tutto questo però sembra coniugarsi solo con la realtà del libero professionista o dell’impresa. Invece, Milano docet, sembra potersi affermare anche come soluzione per i lavoratori dipendenti. Nella Settimana del Lavoro Agile, attiva ormai dal 2014, i coworking milanesi aprono le porte alle aziende per proporre uno stile di lavoro differente e green.

Lo chiamano Smart Working e risulta essere tanto geniale quanto facilmente adottabile.

La giornata tipo di un impiegato parte con la sveglia presto, colazione al volo, ingiacchettato e imbellettato, pronto per trascorrere dai 30 ai 60 minuti in auto o sui mezzi per arrivare al posto di lavoro, timbrare il cartellino, lavoro, pausa caffè, lavoro, pranzo al bar con un panino veloce, altre 4 ore di lavoro almeno e poi rituffarsi nel traffico.

Scegliendo un coworking potrebbe diventare: sveglia e colazione lunga leggendo il giornale, jeans e scarpe da tennis, 15 minuti per raggiungere la scrivania condivisa, timbratura, lavoro, partita a biliardino, lavoro, pranzo nella cucina comune o in un garden, ultime ore di ufficio e passeggiata per tornare a casa.

I vantaggi sono innumerevoli sotto il profilo della qualità della vita del lavoratore che, con un pc e un cellulare e la connessione messa a disposizione da chi affitta gli spazi, può lavorare in qualunque sede. L’azienda risulta tutelata per le ore di lavoro del dipendente che, comunque, può timbrare l’ingresso anche in un coworking.

Coworking
Coworking

Si riducono i tempi di trasferimento e questo può favorire l’accettazione da parte del lavoratore di  eventuali richieste di straordinario da parte dell’azienda. Riducendo i tempi di percorrenza, migliora la salubrità dell’aria e diminuisce l’inquinamento. Spesso il posto scelto è vicino all’abitazione e questo fa preferire lo spostamento a piedi, in bici o con i mezzi pubblici. Si entra in contatto con persone differenti dai colleghi, arricchendo il patrimonio personale di consigli, esperienze e contatti, senza contare tutti gli screzi che talvolta ci sono negli uffici classici. Il lavoratore migliorando lo stile di vita riesce ad apprezzare di più il lavoro e, quindi, ad essere più motivato.

L’unico inconveniente potrebbe essere rappresentato da un minor controllo che, se non si coniuga con una responsabilità del lavoratore rischia di causare improduttività. Se le aziende riuscissero a dislocare, anche solo per alcuni giorni a settimana, dei lavoratori potrebbero avere dipendenti più motivati e scegliere personale più qualificato che, magari, non  si sarebbero potuti permettere per l’eccessiva distanza dalla sede dell’azienda.

Tutti più felici? Allora perchè c’è tanta resistenza al cambiamento?

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