Sospesi… “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” e nulla è più indicato per descrivere un periodo di grande e forte incertezza. Prendo in prestito Ungaretti che parlava di soldati in un momento buio dove anche se al fronte non si sentono spari, le grida di aiuto sono continue e laceranti. E’ la richiesta di supplica di camici in corsia, di pazienti in terapia intensiva, di famiglie che non si possono abbracciare…

Sospesi… tra il volere fare di più e il non potere.

Sospesi tra la solitudine e lo sconcerto di una quarantena che aliena e rende soli e la strana sensazione di avere tanto tempo da non poter condividere.

. E’ questa una citazione anonima che sta diventando virale, pubblicata e condivisa sui social e fa pensare…come fanno pensare i flash mob ai balconi per un abbraccio simbolico collettivo. Abbiamo sete, sete di riprenderci le nostre vite, di stringere di nuovo mani, di dare ancora baci.

Foto di mohamed Hassan da Pixabay
Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Fortuna che c’è il digitale. Ecco che ovunque riecheggia questa frase: al governo, nelle aziende, nelle famiglie.

Il digitale che ieri divideva, oggi unisce!

Il digitale che ieri era demonizzato perché a causa di uno schermo sempre connesso, allargava le distanze tra le persone, oggi è un angelo di speranza per chi vuole dare un abbraccio virtuale prima di essere intubato, un saluto di addio o una preghiera di vicinanza.

Il digitale prima strumento è oggi necessità e ci si attrezza, come meglio si può.

L’Italia si ferma, il mondo si ferma mentre la rete corre veloce perché è l’unico mezzo che tiene accesa la macchina. Le aziende provano a non chiudere attivando il lavoro agile, lo smart worker è la nuova professione per tutti, le scuole cercano di non far perdere l’anno attivando lezioni in remoto, le vendite diventano on-line, la spesa è a domicilio, i piccoli imprenditori trasformano il loro business fino a ieri fatto di contatti umani in piattaforme per fornire servizi.

Scopri il nuovo numero > Tutto andrà bene (?)

Questo particolare momento necessita di una azione collettiva che vada oltre il semplice ottimismo che da solo non basta, anche se comunque aiuta. Solo insieme si può uscire da questa situazione.

Chi riesce in tempo record si appresta ad utilizzare l’e-commerce dichiarando sul proprio sito: #TURESTAaCASA veniamo noi, abbiamo attivato le consegne a domicilio anche nel week end. Non preoccuparti avverranno al piano stradale evitando quanto più i contatti ravvicinati. I nostri operatori saranno muniti di mascherine e guanti.

Ci si organizza, ci si attrezza, si cerca di far muovere il Business, di continuare a lavorare, di dare un servizio ma soprattutto di non restare a guardare.

Foto di Med Ahabchane da Pixabay
Foto di Med Ahabchane da Pixabay

Certo che, se si fosse un po’ di più apprezzato il digitale prima senza denigrarlo bruscamente ma ponendosi con l’atteggiamento di volerne capire le potenzialità e sfruttarne al massimo le opportunità oggi avremmo una macchina più spedita, meno difficoltà, meno intoppi e meno ansie nel chiederci sarò adesso in grado di fare quanto facevo ieri in modo diverso con lo stesso valore e risultato?

Quando non ci sono i mezzi, non si è preparati tutto va creato in velocità ed è facile attivare piattaforme e tools che da “domani” offrono il servizio. Il vero problema è riuscire a superare i limiti della cultura e questo non può essere fatto in uno scoccare di dita. Cambiare l’approccio, la mentalità è un percorso che va prima compreso e fatto proprio per scongiurare che invece di essere un’opportunità diventi una sconfitta!

L’Italia sta cambiando, il nostro modo di lavorare e vivere da domani non sarà più lo stesso, ci si sta accorgendo di come si necessita dell’alternativa.

E’ l’Italia che non si ferma, è l’Italia che lavora da remoto, è l’Italia che canta sul web è l’Italia che disegna arcobaleni sui social e che risponde alle campagna virali #iorestoacasa #adratuttobene

Andrà tutto bene, bisogna ripeterselo mille volte al giorno per portare positività nella propria vita e in quella di chi anche se in videochiamata è lontano, ma vicino.

Andrà tutto bene, ce lo ripetono i medici e le forze dell’ordine che si affidano ai social per chiederci di aiutarli ad aiutarci, con messaggi ed appelli accorati mentre si svuotano le piazze e si riempiono le case.

E’ un’epidemia questa che per la prima volta nella storia dell’umanità è stata raccontata grazie all’ausilio della tecnologia, dei media, dei potenti mezzi dell’informazione digitale, un’epidemia fatta di immagini toccanti: dal volto solcato dal troppo utilizzo delle mascherine ad un Papa solo in una piazza deserta sotto la pioggia battente, un abbraccio simbolico ad un umanità che si sta guardando più dentro.

“Nessuno si salva da solo […] su questa barca ci siamo tutti e ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo ma solo insieme […] Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”

Papa Francesco –  Jorge Mario Bergoglio

Da un momento all’altro mentre il giorno prima eravamo tutti insieme, la mattina dopo ci siamo trovati con la vita capovolta, uno schermo la nostra unica finestra sul mondo che ci fa riscoprire il desiderio dello stare insieme, dell’accorciare le distanze, dell’apprezzare la passeggiata, il raggio di sole che filtra tra le tende.  Abbiamo il tempo! Il tempo di ascoltarci di più, di ascoltare il nostro cuore, di cogliere ciò che di positivo c’è nell’essere sospesi.

Non può piovere per sempre (cit), la primavera è arrivata i germogli crescono sui rami, la natura sta rinascendo, non sarà più l’autunno a preoccuparci ma la sera si guarda il cielo aspettando che arrivi l’estate.

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