Lo Specchietto Retrovisore

Ci sono delle volte in cui non si ha proprio voglia di scrivere e non per carenza di temi da trattare o punti da approfondire. Si ha semplicemente poco tempo, poco tempo per “vomitare” i propri pensieri su carta. E mentre scrivo questo “Specchietto Retrovisore” mi rendo conto che è proprio una di quelle volte in cui probabilmente avrei preferito una chiamata, un video, una qualsiasi altra forma di comunicazione più rapida della scrittura. E già, perché mi ritrovo dopo 12 anni trascorsi a Lugano a spostarmi per motivi familiari nella città di Zurigo. Una bella nuova sfida nel segno della continuità. Mi reputo fortunato proprio perché ho l’occasione di aggiungere del nuovo al vecchio, di non lasciare nulla ma di aggiungere e tutto questo è fonte di ispirazione. Quindi per tornare al punto iniziale, la poca voglia di scrivere è solo legata alla carenza di tempo, con un trasloco in corso.

Eppure un tema che vorrei almeno sfiorare nelle prossime righe, è l’andamento dell’Oil e le sue eventuali implicazioni sul prezzo di altre attività finanziarie.

Nell’ultima settimana abbiamo assistito, dapprima alla volata del primo contratto in scadenza del Crude sopra i 47 dollari in pieno recupero dai minimi di giugno in area 42.20 dollari. Molto probabilmente galvanizzato dalla ricopertura dei troppi short, il prezzo del petrolio è salito anche troppo rispetto alla serie di dati che continuavano a testimoniare una persistente over supply. E cosi il prezzo del contratto di agosto è tornato ad essere scambiato in area 44 dollari.

Nel mezzo una serie di alchimisti e veggenti che vedono il petrolio sopra i 70 dollari così come altri lo vedono ritornare verso i 30 dollari.

A volte si tratta di account Twitter che cercano popolarità, molto spesso di case di investimento molto molto grandi, ma che possono essere prese come contrarian vista l’esperienza verificata nel passato. L’impressione è di essere in una sala bingo e ascoltare le grida di chi annuncia numeri, evidentemente in sequenza casuale, come da estrazioni. petrolio analisi e prezzi e quotazione

Eppure esiste una realtà delle cose che spiega meglio quello che sta accadendo. Seguire su Twitter o su altri canali di informazione gente preparata, confrontare dati, leggere all’interno delle headlines è un esercizio sicuramente più redditizio. In effetti la produzione in US di OIL continua a crescere e gli ultimi dati a disposizione ci offrono una fotografia in piena espansione: 9.34 milioni di barili raggiunti nell’ultima settimana di giugno. Un incremento che visto da solo può essere considerato un elemento negativo, ma che di fatto deve invece essere analizzato in relazione alla domanda globale della materia prima, per nulla in flessione e soprattutto alla dinamica tutta correlata ai produttori di shale oil. Il fatto stesso che abbiano aumentato la produzione per sfruttare l’irripidimento della curva forward ci offre due riflessioni. Avremo molto presumibilmente a che fare con una price action in pieno trading range tra i 40 dollari e i 50 dollari sul contratto spot. È chiaro pertanto come la produzione di shale oil stia svolgendo una funzione equilibratrice nella dinamica mondiale di domanda e offerta dal momento che produttori come Arabia Saudita e Russia si sono impegnati nel tagliare la loro produzione.

Shale oil
Shale oil

Inoltre in questi ultimi giorni in cui il prezzo dell’Oil è tornato repentinamente indietro, bastava osservare alcune variabili per comprendere che il movimento dell’ultima correzione forse era stato esagerato almeno quanto l’improvvisa impennata della settimana precedente. Le valute legate all’oro nero non hanno infatti risentito troppo della volatilità osservata sul sottostante, così come il prezzo delle azioni petrolifere, pur non seguendo propriamente i rialzi degli indici, non hanno comunque subito correzioni significative. Per ultimo, i rendimenti nominali dei governativi non hanno di fatto incorporato la correzione del petrolio considerandola come transitoria.

Christian Zorico: LinkedIn Profile

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