ivan-zorico-01-minL’altro giorno, mentre attendevo di sedermi per cena, mi è capitato di ascoltare le conversazioni di chi, come me, aspettava il proprio turno per accomodarsi al tavolo.

Parlavano di lavoro.

Dopo poco, vedo passare diverse persone con il trolley che, anche se non ne ho la totale certezza, da come erano vestite e da altri segnali, verosimilmente erano di ritorno da una trasferta di lavoro. Nel mentre, più di qualcun altro mi passa accanto parlando al telefono e discuteva di lavoro: c’era chi si sfogava, chi raccontava la propria giornata e chi lavorava ancora. Una volta seduto, ormai incuriosito, ho continuato a fare attenzione e nei tavoli limitrofi spesso si continuava a parlare di lavoro: un po’ di scherno; qualche lamentela; progetti futuri.

Era un mercoledì sera, nel pieno, neanche a dirlo, di una settimana di lavoro.
Detta così sembra l’incipit di un libro o di un film, ma è verità.

Come poteva non essere altrimenti.

Il lavoro è senz’altro uno di quegli aspetti della vita che più assorbe il nostro tempo, le nostre energie, le nostre aspirazioni. Studiamo per fare il lavoro che ci piace. Se non lo troviamo o lo perdiamo andiamo in difficoltà. Ci fa mettere in discussione. Se al lavoro non siamo gratificati viviamo male le nostre giornate. Quando ci sentiamo coinvolti lo affrontiamo con molta più fiducia in noi e rendiamo di più. Ci fa vivere momenti di stress. A volte, lavorando, perdiamo il senso del tempo. Gli obiettivi di vita spesso vanno in parallelo con quelli lavorativi. Passiamo gran parte del nostro tempo a lavorare. E potrei continuare all’infinito.

Io c’ero e non dimentico, si direbbe sui social.

L’ufficio è il luogo del lavoro. Dove il lavoro prende forma. Più semplicemente, è il lavoro. 5 giorni su 5 senza soluzione di continuità. Pendolarismo. Corse e coincidenze da prendere. Tutte le altre attività relegata agli orari più improbabili. Nel weekend, commissioni e un po’ di evasione/relax. Tempo a disposizione: poco; molto poco.

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Il lavoro assorbe tanto di noi e allora perché non impiegare il proprio tempo, energie e capacità per un progetto personale? O per un’azienda che sentiamo più vicina sotto l’aspetto valoriale e che riconosce opportunamente quanto valiamo?

Il classico momento Prima e Dopo.

Poi la pandemia. Il tempo si è dilatato. Abbiamo iniziato ad apprezzare cose diverse. Abbiamo scoperto che lavoro non faceva rima con ufficio e che la produttività ne ha beneficiato. I pensieri hanno avuto modo di circolare senza essere disturbati dal rumore quotidiano. Le priorità sono cambiate. Nuove consapevolezze sono nate.

Le persone hanno incominciato a chiedersi se quello che facevano li soddisfacesse per davvero, se un’altra vita fosse possibile. Quello che si accettava prima, ha iniziato a star stretto. Quei progetti personali per troppo tempo rimandati, hanno pian piano ripreso spazio. La vita, la propria vita, rimessa al centro. Il proprio benessere anteposto a tutto.

Le grandi dimissioni

La pandemia è stato un momento eccezionale, le cui conseguenze, a mio parere, non sono ancora ben chiare. È stato qualcosa che abbiamo vissuto tutti e che ha coinvolto tutti nello stesso momento. Quello che provava una persona lo provavano simultaneamente migliaia e milioni di persone. Ed è così che dagli USA è partito il movimento YOLO – you only live once (si vive una sola volta) -, propagatosi anche in Italia, dando il là alle “Grandi dimissioni”.

Difficile non conoscere almeno una persona che in questo periodo non abbia lasciato il “vecchio” posto di lavoro, anche senza un’altra offerta in parallelo. Difficile non conoscere qualcuno che non stia realmente pensando di farlo.

Se come detto il lavoro assorbe tanto di noi (anche in termini positivi, sia chiaro!) allora perché non impiegare il proprio tempo, energie e capacità per un progetto personale? O magari perché non andare a lavorare per un’azienda che sentiamo più vicina sotto l’aspetto valoriale e che riconosce opportunamente quanto valiamo?

Domande che hanno trovato risposta in elevate percentuali di dimissioni e che pongono ulteriori interrogativi sul futuro stesso del lavoro per come lo conoscevamo e sulla capacità delle aziende di far fronte a questo processo di cambiamento.

Il futuro del lavoro delle persone.

Quel che certamente è qui per restare è la voglia delle persone di voler lavorare per uno scopo, in un ambiente sano, trovando davvero il giusto compromesso tra vita e lavoro. Il digitale ci ha ampiamente dimostrato che non abbiamo bisogno di un ufficio per lavorare. Le persone oggi sono consapevoli che possono lavorare dappertutto: non serve essere lontano dai propri affetti per svolgerlo con qualità e si può decidere di andare a vivere in un posto dove ci si senta più a “casa”. La propria vita viene prima. Così come la propria serenità. Perché si sa, chi sta bene, vive meglio e lavora meglio.

Di doman non c’è certezza, ma credo che da qui non si tornerà più indietro.

Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo. (Adriano Olivetti)

Buona lettura,

Ivan Zorico

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Laureato in Informazione e Sistemi Editoriali presso l’Università degli Studi di Bari presso la quale ha conseguito anche il Master di I livello in Comunicazione Sociale e Sanitaria. Cura le relazioni con i media, con gli operatori dell’informazione e con i clienti per diverse realtà produttive ed ha ideato ed organizzato eventi culturali seguendone la promozione. Ha esperienza nel campo della formazione come docente, nell’area della comunicazione e del marketing, e come coordinatore. Oggi è editore e responsabile di redazione del Mensile “Smart Marketing”.

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