Rieccoci qua con il 2° articolo di suggerimenti per le letture, da regalare e regalarvi, in questo Natale 2020, segnato dal Covid-19. Per questo secondo appuntamento affronteremo una categoria di libri davvero “sorprendenti”; i 3 libri che vi proponiamo, infatti, vi faranno scoprire una storia dell’informatica completamente diversa da quella che pensate di conoscere e che date per assodata. Questi saggi sono quelli che non devono mancare nella libreria di chi studia, insegna, lavora, vive, insomma, di tutti quelli che sono cresciuti a pane ed informatica.

p101P101

Quando l’Italia inventò il personal computer

Autore: Pier Giorgio Perotto

Editore: Edizioni di Comunità

Anno: 19 ottobre 2015

Pagine: 128

Isbn: 9788898220397

Prezzo: € 12,00

Pensate che il primo “vero” personal computer sia stato il famoso Apple II presentato alla Fiera del computer della West Coast di San Francisco il 16 aprile 1977?

Che abbia visto la luce in un garage nella Silicon Valley?

Che i suoi creatori siano stati Steve Jobs e Steve Wozniak?

Se avete risposto sì ad almeno una delle tre domande qui sopra, allora P101. Quando l’Italia inventò il personal computer” è il libro che dovete assolutamente leggere, perché scoprirete che il primo personal computer in realtà nasce in Italia ben 13 anni prima, nel 1964; che l’azienda era l’italianissima e innovativa “Olivetti” di Ivrea; che il suo inventore era un ingegnere visionario e brillante, tale Pier Giorgio Perotto, e che addirittura ne furono venduti 44.000 esemplari, una decina dei quali furono acquistati dalla NASA e che servirono per fare i calcoli per lo sbarco della Missione Apollo 11 sulla Luna.

Non ci credete???

È tutto vero!

La Programma 101, detta anche P101 o Perottina, aveva un design avveniristico ideato dall’architetto e designer Mario Bellini, e fu presentata ufficialmente alla Grande Esposizione di prodotti da ufficio BEMA di New York nell’ottobre 1965, riscuotendo un’accoglienza calorosissima. Per essere sinceri, all’interno dello stand dell’azienda di Ivrea la Programma 101 era stata relegata in un angolo, il management dell’Olivetti credeva di più nei suoi calcolatori elettromeccanici, come il Logos 27-A, anch’esso presente alla fiera, e alle sue macchine da scrivere, ma la stampa estera si accorse subito di trovarsi davanti ad un vero e proprio “alieno”, un’invenzione in anticipo di decenni, e ne decretò il successo: un successo strepitoso che ne fece la stella indiscussa di quell’edizione della fiera di New York.

È proprio il capo ingegnere del progetto, Pier Giorgio Perotto, che ci racconta questa storia di coraggio e innovazione, di follia imprenditoriale e occasione mancata, sì, perché “forse” la Programma 101 era troppo in anticipo sui tempi e non fu compresa in primis dall’Olivetti stessa, che non riuscì a capitalizzare quel primo, ma significativo, successo per inaugurare una via italiana dell’information technology.

Il libro è un agile saggio che riscrive la storia e la geografia dell’informatica, raccontando che prima dell’Apple, prima della IBM, pima della Commodore, fu un’azienda italiana, la Olivetti, la più innovativa ed invidiata al mondo, tanto invidiata che perfino il colosso Hewlett-Packard produsse, sull’idea costituiva del P101, un analogo dispositivo di largo consumo, l’HP 9100, che presentò nel 1968, violando la legge sul brevetto e che fu costretto, in un accordo extragiudiziale, a riconoscere alla Olivetti un compenso a titolo di royalty di 900.000 dollari. Dopo la lettura di questo libro, la prossima volta che userete il vostro laptop, magari HP come il mio, avrete tutta un’altra consapevolezza di cosa significhi essere italiani.

sulla-cresta-del-baratroSulla cresta… del baratro

La spettacolare ascesa e caduta della Commodore

Autore: Brian Bagnall

Editore: lulu.com

Anno: 29 marzo 2016

Pagine: 574

Isbn: 9781326519438

Prezzo: € 29,89

Ma veniamo ad un’altra storia dell’informatica, questa volta più nota, ma egualmente relegata in un angolo dalla storiografia ufficiale dell’IT.

Se vi dico Jack Tramiel, sapete di chi sto parlando?

OK, vi aiuto, e se vi dico VIC-20 o Commodore 64, cosa vi viene in mente?

La risposta ad entrambe le domande è la stessa: Commodore International Ltd.!

È un’azienda, che aveva sede a West Chester in Pennsylvania negli Stati Uniti, fondata nel 1953 dal visionario e spregiudicato imprenditore Jack Tramiel. La Commodore diventa negli anni ’80 del secolo scorso la società informatica di più grande successo, grazie soprattutto a due home computer il VIC-20 e il Commodore 64. Quest’ultimo, in particolare, è il computer per uso domestico più diffuso e commercializzato della storia dell’informatica, con oltre 70.000.000 di pezzi venduti tra il 1982 e il 1992.

Eppure quest’azienda, che ebbe sempre come obbiettivo il mercato dei privati, anche in tempi in cui produrre computer dai prezzi abbordabili era molto difficile, fu costantemente ad un passo dal fallimento, ed oggi è ricordata soprattutto dai nostalgici o dagli utenti over 40 come il sottoscritto.

Ci racconta tutto lo scrittore Brian Bagnall che, in un balenottero di 574 pagine dal titolo “Sulla cresta… del baratro. La spettacolare ascesa e caduta della Commodore”, dipana fama, successi, fiaschi e rovina di questa azienda innovativa e lungimirante, la prima – come già detto – che vide nel mercato di largo consumo e con prezzi bassi la vera chiave del successo dei computer e dell’informatica.

Una profezia ancora più sorprendente, se si pensa che all’epoca tutte le altre aziende pensavano che i computer dovessero essere grandi come armadi ed utilizzati solo per usi professionali, come nel caso della IBM; od altre che, sì, credevano nell’home computer e nel personal computer, ma si focalizzarono su design ed esclusività come la Apple, producendo computer costosi e fuori portata per l’americano medio.

Come per il libro precedente, anche questa è una lettura per ridare dignità ad un’impresa senza la quale, probabilmente, oggi non avremo i nostri bei computer da scrivania e la rivoluzione informatica avrebbe riguardato solo pochi specialisti e non sarebbe quel fenomeno di massa che invece è ed è stato.

Il libro, documentatissimo, ci racconta anche di come la Commodore utilizzò, prima di tante altre aziende, strategie di marketing e comunicazione particolarmente efficaci per promuovere i suoi computer e quindi rappresenta una lettura doppiamente interessante per i lettori abituali del nostro magazine, ma anche per tutti i curiosi che vogliono sapere non solo dove stiamo andando, ma anche da dove siamo partiti.

federico-fagginFederico Faggin

Il padre del microprocessore

Autore: Angelo Gallippi

Editore: Tecniche Nuove

Anno: 29 marzo 2012

Pagine: 226

Isbn: 9788848127240

Prezzo: € 19,90

E va bene, con i primi due consigli di lettura vi ho sfatato un paio di miti informatici. Infatti non solo vi ho detto che il primo computer veramente “personal” è italiano, della Olivetti, e che era in anticipo di almeno 10 anni su tutti gli altri concorrenti, ma vi ho pure detto che senza la Commodore probabilmente non avremmo avuto dei computer veramente per tutte le tasche e la rivoluzione digitale sarebbe stata molto più contenuta.

Però qualcuno di voi dirà: ok, ma almeno i componenti interni, l’hardware duro e puro, saranno sicuramente invenzioni americane o al massimo giapponesi…

Ed invece no!

Vi sbagliate ancora una volta.

Il cuore di ogni pc, come sapete, è il microprocessore, e se vi dicessi che anche questo componente è stato pensato e realizzato da un italiano?

Direste che sto esagerando?

Ed invece è proprio così, il padre del microprocessore si chiama Federico Faggin e la sua storia è veramente incredibile e pressoché sconosciuta al grande pubblico.

Dopo il diploma di perito industriale. prima ancora di laurearsi in fisica (summa cum laude nel 1965), andò a lavorare in Olivetti dove, a soli 19 anni, realizzò il suo primo computer. In seguito fonderà diverse società, oggi diremmo startup, che contribuiranno all’innovazione dell’IT come poche altre.

Qualche esempio?

Sua l’azienda che realizzerà la prima comunicazione integrata dati-voce, sua la società che ha prodotto lo “schermo sensibile” dei telefonini e il touch-pad dei notebook, sua la ZiLOG, la prima società dedicata esclusivamente alla produzione di microprocessori fondata nel 1974, suo il progetto del primo e più famoso prodotto della Zilog, il microprocessore Z80, venduto nell’arco di tre decenni in tre miliardi di esemplari.

Non vi basta?

Allora parliamo delle 5 lauree honoris causa conferitegli da prestigiose università italiane ed estere, o del conferimento nel 2010 della National Medal of Technology and Innovation (la massima onorificenza prevista dalle leggi statunitensi per premiare coloro che contribuiscono al progresso tecnologico) appuntatagli direttamente dal presidente Obama, oppure delle svariate ed autorevoli candidature al Nobel, ultima delle quali quella di Rita Levi-Montalcini, che di questo libro ha scritto l’appassionata prefazione.

Il libro è approfondito ma divulgativo, e traccia tutto il percorso creativo e lavorativo di questo genio informatico vicentino naturalizzato statunitense, che ha segnato, in parallelo, anche lo sviluppo dell’information technology a livello mondiale. Un saggio che ci fa scoprire non solo una storia alternativa dell’origine dell’informatica, presentandoci un inventore ed imprenditore che dovrebbe godere della stessa considerazione di personaggi come Bill Gates o Steve Jobs, ma ci fa pure comprendere che un diploma tecnico e una laurea in materia scientifiche sono forse le migliori scelte scolastiche possibili per operare, da protagonisti, in un mondo che cambia, si evolve e corre come il nostro, il che, nel nostro Paese profondamente innamorato delle materie umanistiche, rappresenta una lezione importante.

Questi i 3 saggi che abbiamo scelto per voi, per “imparare” la “vera storia” della nascita dei computer, che è molto diversa da quella che credevamo di conoscere. I tre saggi che vi abbiamo proposto non sono recentissimi, è vero, ma probabilmente, per le storie che raccontano, saranno le vere novità editoriali che vi proporremo in questa serie di articoli denominata “Gli imperdibili”. Vi lascio, come nei precedenti due contributi, con una massima d’autore che fotografi e sintetizzi in poche parole perché dovreste leggere i saggi di questa lista. Questa volta prenderò in prestito la mia citazione preferita sui libri, scritta dal grande Franz Kafka:

“Un libro deve essere una scure per rompere il

mare ghiacciato dentro di noi”

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