Vi ricodate la riapertura dopo il primo lockdown durante la pandemia di Covid-19?
Eravamo in quella che venne definita “fase 3”, ossia di convivenza con il COVID-19, sviluppatasi dal 15 giugno al 7 ottobre 2020. Molte attività riaprirono e, con la possibilità di poter di nuovo uscire di casa, anche se con le mascherine e mantenendo le norme di distanziamento sociale, moltissimi di noi, ancora impauriti se non proprio terrorizzati, sentivano il bisogno impellente di incontrarsi fisicamente, in presenza, con amici, familiari e conoscenti.
L’indigestione di modalità di vita prettamente “online” e solitarie aveva creato un bisogno, ma forse sarebbe meglio dire un “desiderio”, di contatto umano e prossimità.
Negli ultimi 2-3 anni, per motivi diversi da quelli tipici del post-pandemia, stiamo assistendo a un fenomeno molto simile: il desiderio di connessioni offline più autentiche.
La scorpacciata di GenAI, o meglio l’AI slop, ha innescato o acuito diverse problematiche che possiamo riassumere in sei aree, o meglio dimensioni interconnesse: la fatica digitale, la rinascita degli eventi fisici, il valore delle comunità offline, il bisogno di presenza, la riscossa delle dumbphone e la disconnessione lenta, soprattutto tra la Generazione Z.
La fatica digitale è stata documentata scientificamente come uno stato di “esaurimento cognitivo ed emotivo risultante da eccessive richieste digitali”. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025), condotto su 339 dipendenti di aziende tecnologiche cinesi, ha dimostrato che la fatica digitale riduce significativamente l’impegno lavorativo, evidenziando come il sovraccarico informativo sia associato a livelli più elevati di ansia e burnout cognitivo.
Il fenomeno della disconnessione lenta è particolarmente evidente nella Gen Z: secondo un sondaggio del febbraio 2025 di Quad/The Harris Poll, l’81% degli adulti Gen Z desidera disconnettersi più facilmente dai dispositivi digitali. Un report dcdx (2024) rivela che la Gen Z passa in media 7 ore, 22 minuti e 43 secondi al giorno sul telefono, con il 73% che si sente isolato nonostante la connettività costante. Altre ricerche mostrano che il 46% della Gen Z sta attivamente limitando il tempo di schermo.
La riscossa dei dumbphone conferma questo trend: il mercato dei “feature phone” sta vivendo una seconda giovinezza commerciale in Occidente, con vendite negli USA che hanno raggiunto 2,8 milioni di unità all’anno e una crescita prevista del 5%. Tre su cinque membri della Gen Z esprimono il desiderio di essere meno immersi nel mondo digitale.
Gli eventi fisici senza smartphone e le comunità offline stanno fiorendo come spazi per stringere relazioni autentiche e abbattere le barriere culturali. La ricerca scientifica indica che le relazioni offline forniscono più supporto emotivo e soddisfazione rispetto a quelle digitali, poiché le interazioni faccia a faccia favoriscono relazioni più profonde e gratificanti. Le attività di networking negli eventi offrono l’occasione di costruire relazioni di successo attraverso il contatto diretto.
Infine, abbiamo il ritorno del reale, che rappresenta un cambiamento paradigmatico: stiamo passando dall’“attention economy” all’“intention economy”, dove l’autenticità diventa il principio di design strategico per il successo dei brand. Questo movimento non è nostalgico, ma funzionale: una generazione stanca della cultura egoica, narcisista e competitiva dei social media cerca connessioni vere.
Noi di Smart Marketing, dopo lo scorso numero dedicato all’economia dell’attenzione, abbiamo voluto, con questo numero, chiudere una sorta di cerchio interpretativo, cercando di dar voce a quel disagio, spesso inespresso, o meglio soppresso, che cresce sempre di più. Parlo di quella sorta di nausea che ci coglie sempre più spesso e violentemente.

Un conato di vomito che rigettiamo in fondo alla gola, sperando che non erompa con il suo fetore e la sua acidità, ricordandoci, senza scuse né appello, che ormai siamo ubriachi persi di questa vita online che scorre, proprio come l’alcol, fra rivoli di like, vapori di notifiche e shortini di video che consumiamo senza sosta.
Il coma etilico digitale è dietro l’angolo. Anzi, molti di noi sono già pesantemente intossicati, e l’unica soluzione percorribile è quella di farsi aiutare nel processo di disconnessione, proprio come fanno gli alcolisti nelle riunioni degli Alcolisti Anonimi.
Molti di noi, la maggioranza, hanno un serio problema con tutto il digitale che inonda le loro vite. Molti hanno già bisogno di un gruppo e di uno sponsor che li sostengano nel processo di disintossicazione dai social.
Perché è vero che parliamo di due mondi, quello online e quello offline, entrambi reali, ma negli ultimi vent’anni abbiamo lentamente, ma inesorabilmente, abdicato a quello fisico per vivere sempre di più in quello digitale.
Scopri il nuovo numero: “Offline”
In una ventina d’anni, tutto è cambiato: il nostro modo di comunicare, informarci, lavorare e costruire relazioni. Il nostro modo di stare al mondo. Lo smartphone è diventato il principale punto di accesso alla realtà. Difficile che oggi si faccia qualcosa senza averlo prima consultato. Eppure, riscoprire la magia dell’offline potrebbe essere la chiave per un uso davvero consapevole della tecnologia.
E tu, ti senti ubriacato dal digitale come me?
Oppure sei uno di quelli che negano il problema, dicendo – e dicendosi – che reggono il digitale, come l’alcol, senza problemi?
E magari, nel frattempo, hai un rapporto con una Character AI, pensando che sia meglio di quello con una persona vera.
Perché, in fondo, come scriveva William S. Burroughs, “la dipendenza è una malattia che si esprime in molti modi”.
Parliamone nei commenti, intanto buona lettura.
Raffaello Castellano
Piccola nota a margine!
C’è un’altra storia, più silenziosa, che accompagna questo numero: Smart Marketing compie 13 anni.
Tredici anni di idee, visioni, esperimenti, errori e ripartenze. Tredici anni costruiti, passo dopo passo, insieme.
Grazie a chi ci legge, a chi ci segue e a chi continua a sceglierci. E grazie a tutti i collaboratori che, nel tempo, hanno dato voce, anima e sostanza a questo progetto.



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