Il cambiamento non si aspetta: si sceglie

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Professionista sorridente in ufficio davanti a grandi vetrate, simbolo di cambiamento, nuove opportunità e crescita professionale.
Immagine di diana.grytsku da magnific.com.

Ci sono momenti nella vita in cui non hai bisogno di cambiare tutto. Hai semplicemente bisogno di avere il coraggio di cambiare qualcosa, arrivano quando meno te lo aspetti e anche se pensavi non fosse il momento giusto ti rendi, invece, conto che era più giusto di quanto immaginavi.

Quanto è bella la zona confort, lo stesso tragitto quotidiano, le stesse persone in ufficio, lo stesso caffè mattutino… quanto è bello quando apparentemente nulla cambia. La verità, però, è che ad un certo punto tutto ciò che è comune quotidianità diventa comune abitudine e perde quel brio chiamato vita che dovrebbe portarci ogni giorno a fare delle scelte sempre nuove e appaganti.

Ci sono cambiamenti forzati, cambiamenti scelti, ci sono cambiamenti e se all’inizio puoi sentirti spaesato ad un certo punto nel flusso del cambiamento provi un brio talmente forte e un’energia talmente autentica che ti da lo scopo, quello che forse con l’abitudine si stava piano piano dimenticando.

Dopo dieci anni nella stessa azienda, il grande salto.

Una realtà che conoscevo bene, nella quale avevo costruito relazioni, competenze, esperienze e una parte importante del mio percorso professionale si è chiusa, per accogliere una nuova opportunità.

Oggi mi trovo nel mezzo di una transizione.

E forse è proprio questo il momento migliore per raccontarla. Spesso una storia condivisa può diventare, per qualcun altro, proprio quel piccolo incoraggiamento che stava cercando.

Il cambiamento non è solo una scelta professionale

Dieci anni sono tanti.

In dieci anni costruisci una quotidianità, impari a conoscere persone e processi, sviluppi competenze, affronti difficoltà e raggiungi obiettivi. Costruisci, in qualche modo, delle certezze.

E proprio perché diventano certezze, lasciarle può fare paura.

Per molto tempo ho pensato che cambiare significasse soprattutto rinunciare a qualcosa: alle abitudini, alle relazioni, alla sicurezza di ciò che conoscevo.

Poi ho capito che il cambiamento può avere un significato diverso.

Non significa necessariamente lasciare qualcosa alle spalle. Può significare aprire uno spazio per qualcosa che ancora non conosciamo. Aprirsi al nuovo, e mettere in campo coraggio di fare il salto.

Il “nuovo” arriva sempre con il dubbio, non arriva mai con la certezza che tutto sarebbe stato semplice, arriva con domande, dubbi e inevitabili riflessioni.

Quando prendiamo una decisione importante per la nostra vita, qualsiasi essa sia, pensiamo di dover essere sicuri al cento per cento. Ma quella certezza, probabilmente, non arriverà mai, perché nessuno può sapere cosa ci riserva il futuro ma NOI possiamo sapere come affrontarlo al meglio e ad un certo punto bisogna semplicemente decidere se ciò che abbiamo davanti merita di essere esplorato.

Il primo passo è accettare di tornare, almeno in parte, a essere un principiante. È la cosa più difficile quando ti porti dietro un bagaglio, un’esperienza pluriennale e invece ricominci d’accapo

Nuove persone.

Nuovi processi.

Nuove responsabilità.

Nuovi equilibri.

E soprattutto, la necessità di imparare nuovamente.

Professionista sorridente davanti a un moderno edificio aziendale alza il braccio, evocando entusiasmo, cambiamento e nuove sfide.
Immagine di LipikStockMedia da magnific.com.

Non è sempre facile, direi non lo è per niente a c’è qualcosa di straordinariamente positivo nel ricominciare: la possibilità di guardare sé stessi con occhi nuovi.

Scopri che molte delle competenze che hai costruito negli anni continuano ad accompagnarti. Scopri che gli errori del passato possono diventare strumenti per affrontare situazioni nuove. E scopri anche che ci sono ancora moltissime cose che puoi imparare.

La transizione non è il vuoto

La transizione non deve essere necessariamente considerata un periodo di incertezza da superare il più velocemente possibile. Può essere uno spazio di consapevolezza. Uno spazio per guardare indietro e riconoscere quanto abbiamo costruito. Ma anche per guardare avanti e chiederci cosa vogliamo costruire adesso.

Dopo dieci anni, mi porto dietro un bagaglio fatto di esperienze, persone, competenze, soddisfazioni e anche difficoltà. Non voglio cancellare nulla di tutto questo. Voglio usarlo come punto di partenza per imparare qualcosa di nuovo, per affrontare una sfida diversa. Perché sento di avere ancora qualcosa da costruire.

Non avere ancora tutte le risposte, forse è proprio questo il bello di questa fase.

Scoprire una nuova realtà, nuove persone e nuovi modi di lavorare. Capire cosa questa esperienza porterà al mio percorso e, soprattutto, cosa potrò imparare da essa.

La paura può esserci.

Il dubbio può esserci.

L’incertezza può esserci.

Ma possono esserci anche curiosità, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco.

E a volte sono proprio questi sentimenti a indicarci che vale la pena fare un passo.

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Il tempo dei costumi, del mare, degli aperitivi in spiaggia è alle spalle e ora devi ripartire. Devi rimetterti in moto. Devi tornare alla tua vita. Devi, devi, devi. Messa così, c’è il rischio che salga l’ansia e che, invece di ripartire, si resti fermi.

Eppure ci siamo dentro. Difficile, se non impossibile, non farci i conti. E, così, l’ansia può crescere ancora. Ma c’è un ma.

Per ripartire, davvero, basta solo smarcarsi un po’ da quello che abbiamo intorno. Da quello che fanno gli altri. E farsi le giuste domande.

Se c’è una cosa che questa transizione mi sta insegnando, è che non dobbiamo aspettare di sentirci completamente pronti per iniziare qualcosa di nuovo perché tanto non lo saremo mai davvero.

E questo vale per il lavoro ma per qualsiasi fase della vita.

Il cambiamento va vissuto come nuovo punto di partenza.

Non perché ciò che si è vissuto prima non fosse importante.

Al contrario.

È proprio grazie a quei dieci anni che oggi posso affrontare questa nuova esperienza con un bagaglio diverso, con maggiore consapevolezza e con la voglia di continuare a crescere.

Il cambiamento non cancella ciò che siamo stati.

Lo porta con sé e, in qualche modo, ci permette di scoprire ciò che possiamo ancora diventare.

E allora forse la domanda non è:

“Sono pronto a cambiare?”

Forse la domanda è:

“Cosa potrei scoprire di me se avessi il coraggio di farlo?”

E tu?

Magari sei nella stessa situazione.

Magari stai pensando di cambiare lavoro, di accettare una nuova opportunità, di rimetterti in gioco.

Oppure hai già fatto quel passo e oggi guardi indietro pensando a quanto quella scelta abbia cambiato il tuo percorso.

Ogni strada presa, ogni direzione abbracciata apre a nuove opportunità.

Forse, alla fine, cambiare non significa sapere dove ci porterà la strada. Significa avere il coraggio di percorrerla, sapendo che lungo il cammino potremmo incontrare una versione di noi che ancora non conosciamo. Perché a volte il cambiamento non ci porta lontano da ciò che siamo ma ci porta più vicino a ciò che possiamo diventare.

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

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