#ripartItalia 2026 – L’editoriale di Raffaello Castellano

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Settembre riparte tra lavoro, scuola, competenze e IA: l’Italia torna in movimento, ma la vera sfida è capire verso quale futuro stiamo andando.
Nell'immagine il Direttore responsabile di Smart Marketing Raffaello CastellanoVoglio partire, o meglio ripartire, da un dato emerso dal Sistema di monitoraggio Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicato lo scorso 11 settembre 2026.
Quest’anno, a settembre, le imprese italiane hanno programmato 565 mila assunzioni e circa 1,5 milioni tra settembre e novembre. Ma il dato davvero interessante è un altro: nel 44% dei casi le aziende dichiarano difficoltà nel reperire le figure professionali che cercano.
Quindi, a fronte di una domanda importante, non si trovano i lavoratori in grado di soddisfarla.

E forse il problema dell’Italia di settembre non è più soltanto ripartire. È capire verso dove stiamo ripartendo, con quali competenze, quali aspettative e quale idea di futuro.

Già, perché posti di lavoro che rimangono vacanti e competenze si ricollegano a un altro grande tema di settembre e dell’autunno in generale: la scuola.

Perché nessun altro argomento, come la scuola, ci dice qualcosa sul Paese che saremo tra dieci o vent’anni.

Digitalizzazione, competenze, rapporto con l’IA, orientamento professionale, dispersione scolastica e divario territoriale sono le tematiche, ma anche le strategie, che ci dicono su quale futuro puntano il Governo, la politica, le aziende e anche noi cittadini.

In questo anno scolastico 2026/27, un dato ci restituisce un po’ di ottimismo: sono stati autorizzati 532 nuovi percorsi quadriennali della filiera tecnologico-professionale e circa 400 scuole li attivano per la prima volta. Un segnale importante rispetto al rapporto sempre più stretto tra formazione e mercato del lavoro.

Come sappiamo, gli ITS, oggi denominati Istituti Tecnologici Superiori – ITS Academy, sono attivi dal 2010 e finalmente, negli ultimi 6-7 anni, sono diventati una reale alternativa al percorso universitario, soprattutto quando si guardano le opportunità di inserimento lavorativo offerte da un Diploma di Specializzazione Tecnologica Superiore, corrispondente al V livello EQF.

Il monitoraggio nazionale INDIRE 2026 ci dice, infatti, che circa l’80% dei diplomati ITS Academy risulta occupato a un anno dal conseguimento del titolo e che, tra questi, il 92,8% svolge un lavoro coerente con il percorso di studi seguito.

Settembre riparte tra lavoro, scuola, competenze e IA: l’Italia torna in movimento, ma la vera sfida è capire verso quale futuro stiamo andando.
Previsioni dei fabbisogni occupazionali delle imprese italiane – settembre 2026. Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema informativo Excelsior.

Numeri che dovrebbero farci riflettere ancora di più quando parliamo di formazione, competenze e mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

Insomma, settembre è il momento in cui torniamo a riempire calendari, caselle email, scuole, palestre, uffici, corsi, riunioni e progetti.

E proprio mentre tutto “riparte”, torna anche il tema dell’economia dell’attenzione.

Perché la domanda che già aleggia nell’aria è: quanto siamo davvero capaci di ricominciare senza rientrare immediatamente nella centrifuga della produttività?

Torneremo tutti a parlare di smart working, burnout, IA, produttività e di quel paradosso tipicamente contemporaneo per cui abbiamo strumenti, in primis proprio l’Intelligenza Artificiale, che dovrebbero farci risparmiare tempo, ma sembriamo averne sempre meno.

Forse perché questo settembre, per molti di noi, è cominciato già stanco.

Ed è proprio qui che scuola, lavoro, competenze, tecnologia e perfino gestione del nostro tempo finiscono per incontrarsi.

Scopri il nuovo numero: “#ripartItalia 2026”

Il tempo dei costumi, del mare, degli aperitivi in spiaggia è alle spalle e ora devi ripartire. Devi rimetterti in moto. Devi tornare alla tua vita. Devi, devi, devi. Messa così, c’è il rischio che salga l’ansia e che, invece di ripartire, si resti fermi.

Eppure ci siamo dentro. Difficile, se non impossibile, non farci i conti. E, così, l’ansia può crescere ancora. Ma c’è un ma.

Per ripartire, davvero, basta solo smarcarsi un po’ da quello che abbiamo intorno. Da quello che fanno gli altri. E farsi le giuste domande.

Nel loro libro “Creare una società dell’apprendimento. Un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al progresso sociale”, Joseph E. Stiglitz e Bruce C. Greenwald scrivono che “il cambiamento deve essere considerato sia possibile che auspicabile”.

Ed è forse proprio questo il punto.

Ripartire non significa semplicemente tornare a correre. Significa imparare mentre le cose cambiano, acquisire nuove competenze mentre il mercato del lavoro si trasforma, utilizzare meglio gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione e, qualche volta, fermarsi abbastanza a lungo da capire in quale direzione stiamo andando.

Perché possiamo riempire di nuovo le agende, riaprire scuole e aziende, programmare assunzioni, corsi, riunioni e nuovi progetti.

Ma una ripartenza non si misura soltanto dalla velocità con cui ci rimettiamo in movimento.

Si misura, soprattutto, dalla direzione che scegliamo.

#ripartItalia, allora. Ma per andare dove?

Buona lettura.

 

Raffaello Castellano

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