Oggi allarghiamo la prospettiva oltreoceano. Negli Stati Uniti la storia del panico satanico, dei culti manipolatori e delle organizzazioni criminali camuffate da movimenti religiosi ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva.
Ed è proprio in questo scenario che nasce il lavoro della professoressa emerita Janja Lalich, una studiosa che ha dedicato decenni allo studio delle dinamiche del controllo mentale all’interno di culti estremi.
De Vincentiis/Pavan:
Professoressa Lalich, negli Stati Uniti abbiamo visto come eventi drammatici, dal massacro di Jonestown alla recente rete “Group 764”, siano stati inizialmente descritti come forme di deviazione religiosa, poi come culti simbolici, fino a rivelarsi vere e proprie organizzazioni criminali.
Crede che i media siano più interessati alle narrazioni sensazionali che alla comprensione reale delle dinamiche interne ai culti?
Lalich:
Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento importante nel modo di trattare i casi legati ai culti, almeno negli Stati Uniti. Fortunatamente, ora la copertura è più informativa che sensazionalistica. Dalla pandemia da COVID in poi, si è sviluppato un crescente interesse per i culti (e altri ambienti ad alto controllo): molte persone sono cadute in “buchi neri” di teorie complottiste, abbracciando credenze estreme.
La preoccupazione di familiari e amici, che cercavano di salvare chi “s’era perso”, ha accresciuto la consapevolezza su comportamenti e mentalità chiuse tipiche dei culti. Inoltre, il Presidente Trump ha legittimato visioni estremiste, contribuendo a creare una dicotomia noi/loro, uno dei tratti distintivi del comportamento settario. Ritengo che questi fattori abbiano spinto media e opinione pubblica ad approfondire il fenomeno dei gruppi cultici, testimoniato anche da documentari recenti come Escaping Twin Flames o Seduced: Inside the NXIVM Cult.
De Vincentiis/Pavan:
Secondo lei, quanto l’immaginario collettivo americano, spesso plasmato da religione, cinema e TV , contribuisce a una lettura distorta di alcuni reati?
Esiste il rischio di una mitologizzazione che nasconde responsabilità individuali e sociali?
Lalich:
Se parliamo delle letture pubbliche sui crimini commessi dai culti, purtroppo esiste ancora uno stigma diffuso verso ex membri o membri stessi. Si tende a non comprendere il potere e l’effetto del controllo coercitivo. La visione che solo persone stupide o folli possano aderire a un culto peggiora questa percezione. In tal modo si perdona più facilmente il leader e si è meno empatici verso i membri. Quando un adepto commette un crimine, il movente spesso va letto nella programmazione ideologica del gruppo. Il leader, invece, è il principale responsabile. Fortunatamente abbiamo assistito a verdetti esemplari, come quelli contro Keith Raniere (NXIVM) e Larry Ray (culto di Sarah Lawrence).
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De Vincentiis/Pavan:
Negli anni molti gruppi sono stati etichettati come “sette” in base a rituali, simboli o testimonianze sensazionalistiche.
Penso a Jim Jones, rappresentante della massima forma di controllo mentale. O al Palo Mayombe, religione afro-cubana spesso confusa con satanismo, come accaduto nel caso di Matamoros in Messico o in alcune narrazioni italiane.
Secondo la sua esperienza, come distinguiamo un vero culto da una narrazione criminale travestita da culto?
Quali criteri permettono di evitare il sensazionalismo e di individuare invece una struttura realmente manipolatoria?
Lalich:
I casi citati (Jonestown e Matamoros) erano culti a tutti gli effetti. Movimenti come il panico satanico o il False Memory Syndrome degli anni ’90 sono stati pericolosi fenomeni che hanno ingiustamente perseguitato persone innocenti.
Secondo il mio modello di analisi (la Bounded Choice, descritto nel mio libro True Believers and Charismatic Cults), si possono identificare quattro elementi chiave che definiscono un culto: leadership autoritaria e carismatica, sistema di credenze totalizzante e salvifico, regole di controllo sul comportamento e sistemi di influenza emotiva sui membri (amore, colpa, paura, vergogna). Il risultato è un sistema chiuso che annienta il pensiero critico.
De Vincentiis/Pavan:
Professoressa, vorrebbe raccontarci un caso poco noto che ha segnato la sua esperienza professionale?
Lalich:
Per anni i media hanno amplificato eventi come Jonestown, Waco (i Branch Davidians), Heaven’s Gate o Aum Shinrikyo, dove centinaia di persone persero la vita per ordine di leader come Jim Jones, David Koresh, Marshall Applewhite o Shoko Asahara. Questo ha generato nel pubblico l’idea errata che tutti i culti conducano inevitabilmente a tragedie di massa. Ma non è affatto così. Una visione così distorta finisce per ostacolare una copertura mediatica riflessiva e complica enormemente chi ha un familiare coinvolto in un gruppo problematico, nel capire come comunicare con loro. La mancanza di comprensione spinge spesso i benintenzionati a “fare qualcosa”, ma quel tentativo può trasformarsi in un boomerang: ad una famiglia, per esempio, fu erroneamente consigliato di manifestare davanti alla sede del culto, e quell’azione alimentò la narrazione interna del gruppo (‘la vostra famiglia vuole solo isolarti e umiliarti, meglio stare ancora più lontano’)… purtroppo accade spesso.”
Conclusioni
Emerge chiaramente che, senza una comprensione approfondita delle dinamiche dei culti, anche le azioni intraprese con le migliori intenzioni possono risultare dannose. Ringraziamo la professoressa Janja Lalich per il suo prezioso contributo a questa inchiesta. La sua esperienza diretta e la sua approfondita ricerca sulle dinamiche dei gruppi ad alta coercizione arricchiscono la nostra comprensione del fenomeno. Le sue intuizioni ci hanno permesso di affrontare il tema con maggiore consapevolezza e sensibilità, evidenziando l’importanza di un approccio informato e rispettoso nel trattare queste delicate questioni.
Janja Lalich, Ph.D., Professoressa Emerita di Sociologia, è fondatrice e direttrice del Lalich Center on Cults and Coercion, un’organizzazione no-profit. È autrice di Riprenditi la tua vita: uscire da culti e relazioni abusive (3ª edizione) e Scelte vincolate: veri credenti e culti carismatici. La sua ricerca sui bambini nati o cresciuti in gruppi ad alto controllo è alla base del libro Fuggire dall’utopia: crescere in un culto, uscirne e ricominciare. Ha co-autorato due libri con la psicologa clinica, la compianta Dr.ssa Margaret Singer: Le sette tra noi: la minaccia nascosta nella nostra vita quotidiana e Terapie “strane”: cosa sono? Funzionano?
Il lavoro della Dr.ssa Lalich è stato tradotto in 14 lingue. È stata relatrice principale in conferenze nazionali e internazionali; conduce workshop per agenzie di intelligence, aziende private, istituzioni educative e organizzazioni non-profit; e facilita corsi psicoeducativi per sopravvissuti a traumi e professionisti della salute mentale. Ha prestato servizio come consulente esperta in cause legali civili e penali e ha fornito commenti specialistici in numerosi documentari.
Cindy Pavan, autrice, conferenziera ed esperta di Satanismo criminale ha pubblicato con De Vincentiis il saggio “Processo al mistero” e conduce la rubrica digitale “Processo al mistero e dintorni” approfondimenti crime su sette, delitti satanici ed esoterici, per la C1V Edizioni Roma.




Cindy Pavan, autrice, conferenziera ed esperta di Satanismo criminale ha pubblicato con De Vincentiis il saggio “Processo al mistero” e conduce la rubrica digitale “Processo al mistero e dintorni” approfondimenti crime su sette, delitti satanici ed esoterici, per la C1V Edizioni Roma.