Emergenza estate: il caldo e lo stress non vanno in vacanza

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Emergenza estate: il caldo e lo stress non vanno in vacanza. Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale.
Emergenza estate: il caldo e lo stress non vanno in vacanza.

Non so se l’interesse verso le problematiche ambientali sia arrivato troppo tardi, se siamo ad un punto di non ritorno e ogni azione può solo ritardare il tracollo, se il sensazionalismo la faccia da padrone, ma d’estate, ogni ambito della vita, è un’emergenza.

C’è l’allerta meteo, c’è l’emergenza idrica, c’è l’attenzione agli incendi, c’è il pericolo per le bombe d’acqua, c’è l’inarrestabile scioglimento dei ghiacciai.

Ci sono le ondate di calore estremo, ci sono i black out energetici, c’è lo stress termico ambientale, ci sono le crisi agricole, l’erosione delle spiagge, la maladepurazione della acque, ci sono le Allerte da Disagio di Calore emanate giornalmente, ci sono gli animali selvatici in città, ci sono le emergenze per gli anziani lasciato soli, c’è l’allarme per gli ospedali con le barelle nei corridoi, ci sono i rifiuti abbandonati nella natura, c’è l’urgente ripristino delle aree verdi, c’è l’emergenza carburante, c’è l’emergenza tra chi può permettersi l’aria condizionata e chi deve rifugiarsi nei centri commerciali.

Ogni anno l’estate, che per la maggior parte degli italiani – tolti gli stagionali – significa vacanze, diventa uno dei periodi più stressanti dell’anno.

Le scuole sono chiuse e nasce l’emergenza su dove piazzare i figli. Parte il dibattito se allungare il periodo scolastico ma ritorna il problema delle strutture fatiscenti e inadeguate per affrontare il caldo. Le strade si asfaltano da maggio a settembre, complice il minor traffico, ma infastidendo i lavoratori che vorrebbero beneficiare di una minore circolazione di veicoli per godersi meno imbottigliamenti. Invece le chiusure viabilistiche congestionano le poche strade non in rifacimento e stressano i guidatori, già tristi per essere al lavoro e non in ferie.

E poi ci sono i piromani, gli animali abbandonati e quelli selvatici che arrivano in pianura.

Gli anziani e le persone fragili sono sempre a rischio per il caldo e la solitudine e aumenta il divario tra chi può permettersi le vacanze e chi non può muoversi.

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La percezione del caldo si è evidentemente spostata in avanti in un’estate, quella del 2026, in cui abbiamo perso il conto delle ondate di calore, in cui abbiamo fatto la conoscenza delle notti tropicali. Senza i benefici di vivere ai tropici, però, e dentro città sempre più cementificate. Le temperature hanno accarezzato a lungo i 40 gradi. Così, quando il termometro si ferma a 32 o 33 gradi, tiriamo un sospiro di sollievo ed esclamiamo: “Dai, oggi si sta bene”.

Dinnanzi a così tante emergenze il cervello, dicono le neuroscienze, attiva l’amigdala, una parte della mente legata alle azioni istintive di sopravvivenza. La risposta fisica è il rilascio di adrenalina e cortisolo, accelerazione del battito cardiaco e della pressione. Poi, arriva la reazione, soggettiva, di attacco, fuga o paralisi e black out decisionale.

Mentre un tempo tutti erano tristi pensando alla fine delle vacanze, al rientro a settembre e alle routine, oggi sono in molti ad essere sollevati dalla ripresa delle abitudini, alla riapertura delle scuole, al ripristino dei servizi assistenziali a tempo pieno.

Insomma, al netto delle reali necessità e urgenze, inculcare stress e paura, oltre a non risolvere le situazioni, genera una spirale negativa che conduce a stanchezza mentale e impossibilità di staccare la spina.

Oserei dire un’EMERGENZA!

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