Introduzione
Dopo aver esplorato, insieme a Cindy Pavan, i modi in cui le narrazioni mediatiche, le credenze e le interpretazioni possono trasformare eventi reali in storie simboliche, oggi facciamo un ulteriore passo indietro, verso le radici stesse della percezione umana.
Molti dei casi esaminati nel corso della nostra indagine, dai presunti moventi esoterici alle interpretazioni simboliche di eventi criminali, ci hanno mostrato quanto sottile possa essere il confine tra ciò che accade realmente e ciò che crediamo di vedere, capire o interpretare.
Per esplorare questo tema, siamo lieti di accogliere il Professor Jan Dirk Blom, psichiatra ed esperto di fama internazionale nello studio delle allucinazioni e delle esperienze percettive insolite. Insieme, cercheremo di capire come la nostra percezione della realtà sia influenzata dalla cultura, dalle aspettative e dai meccanismi della mente, e come fenomeni spesso considerati misteriosi possano offrire preziose chiavi di lettura sul funzionamento della coscienza umana.
De Vincentiis/Pavan: Professore, nel corso della nostra indagine abbiamo spesso incontrato persone convinte di aver visto segni, presenze, connessioni o significati che altri semplicemente non percepivano. Ha dedicato molti anni allo studio delle allucinazioni e delle esperienze percettive insolite. Esistono caratteristiche ricorrenti che trascendono culture e periodi storici, oppure tali esperienze sono profondamente plasmate dal contesto sociale, storico e culturale in cui si manifestano?
Blom: È vero che molte delle esperienze anomale cui fate riferimento sono modellate da contesti sociali, storici e culturali. Nella pratica clinica incontro persone musulmane che credono nei jinn e nel malocchio, persone provenienti dalle ex Antille olandesi che credono nel brua (il corrispettivo antillano del voodoo), e indostani del Suriname che sono terrorizzati dall’Indrajaal, ovvero il libro della magia nera. Detto ciò, persone di tutte le culture manifestano anche deliri con temi fissi e più generali. Tra questi vi sono paranoia, grandiosità, nichilismo, povertà, preoccupazioni somatiche e così via. Questi possono essere considerati esagerazioni di tratti umani fondamentali comuni a tutti gli esseri umani. Inoltre, oggi le persone di tutto il mondo possiedono dispositivi tecnologici come computer, iPhone e simili, che possono dar luogo a deliri di natura tecnologica, naturalmente inimmaginabili nelle epoche passate. Si tratta di esperienze condivise perché radicate in credenze ed esperienze globalmente diffuse. Esistono tuttavia anche esperienze anomale condivise a livello globale che sono legate alla nostra comune costituzione neurobiologica. Una di queste è il fenomeno dell’incubo. Questa sindrome neurobiologica comporta la sensazione di giacere svegli nel letto, spesso in posizione supina, incapaci di muoversi (ovvero durante un episodio di paralisi del sonno), mentre una persona o un’altra creatura si installa sul petto e compie atti aggressivi o a sfondo sessuale. È quasi invariabilmente descritta come un’esperienza terrificante, e molte persone che la vivono riferiscono la paura di morire sul momento. Indagini trasversali indicano che circa il 15% della popolazione generale, in tutto il mondo, ha avuto questa esperienza almeno una volta nella vita. Si ritiene che sia mediata da una dissociazione delle fasi del sonno, seguita da una cascata di processi in cui l’amigdala svolge un ruolo cruciale. Per ulteriori informazioni si veda: Frontiers | The incubus phenomenon: Prevalence, frequency and risk factors in psychiatric inpatients and university undergraduates Sebbene l’esperienza in sé sia condivisa da così tante persone in tutto il mondo, persone di culture diverse la interpretano in modo differente. A Zanzibar e in Tanzania, ad esempio, si crede che una creatura chiamata Popobawa si sieda sul petto della vittima, che visiti solo gli uomini, molestandoli sessualmente e intimando loro di condividere l’accaduto con almeno altre dieci persone, minacciando altrimenti di tornare la notte seguente. Un altro esempio di esperienza a diffusione globale è la sindrome della testa esplosiva, che si manifesta come un forte boato o fragore percepito durante il sonno. È vissuta da fino al 50% della popolazione generale almeno una volta nella vita (si veda: Exploding head syndrome: clinical features, theories about etiology, and prevention strategies in a large international sample – ScienceDirect ). Sebbene il meccanismo esatto che la causa non sia ancora del tutto chiaro, anche questa è considerata un fenomeno neurofisiologico.
De Vincentiis/Pavan: Quando le persone sentono la parola “allucinazione”, spesso la associano immediatamente alla malattia mentale. Tuttavia, la sua ricerca suggerisce un quadro ben più sfumato. Al di là della loro rilevanza clinica, ritiene che le allucinazioni possano offrire anche preziose chiavi di comprensione del funzionamento della mente, della coscienza e dei modi in cui gli esseri umani costruiscono la propria esperienza della realtà?
Blom: È vero che le allucinazioni e le esperienze percettive correlate (ovvero illusioni e distorsioni sensoriali) sono vissute da molte persone nella popolazione generale, e solo una minoranza di esse ha una causa psichiatrica o medica sottostante. In particolare, le illusioni e le allucinazioni possono essere considerate sottoprodotti della normale percezione sensoriale, nel senso che il nostro cervello è costantemente impegnato a dare senso agli stimoli in arrivo e a combinarli in insiemi significativi. Per farlo, il cervello proietta attivamente le proprie nozioni preconcette sui dati in ingresso, e queste non sempre coincidono con ciò che esiste effettivamente nel mondo esterno. L’analisi di tali “incongruenze” tra il mondo interiore ed esteriore delle persone è effettivamente molto illuminante per le neuroscienze. Riguardo al terzo gruppo menzionato, quello delle distorsioni sensoriali, questo vale in modo particolare. Le distorsioni sensoriali comportano alterazioni nella forma, nel colore o in altre caratteristiche percepite degli oggetti, senza modificarne il significato. Ad esempio, le persone possono vedere tutto come piccolo (micropsia), tutte le linee rette come ondulate (dismorfopsia) o i volti umani come deformati su un lato (emiprosopometamorfopsia). Queste distorsioni sensoriali altamente specifiche sono considerate caratteristiche della sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie, e la comprensione dei loro meccanismi neurobiologici si è rivelata molto fruttuosa per le neuroscienze.
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Se è vero che i mezzi di comunicazione e la tecnologia si sono sviluppati enormemente in questi anni, è pure vero che gli utilizzatori e i fruitori – noi – sono rimasti gli stessi. Hanno le stesse paure, emozioni, angosce, tormenti, slanci, passioni, pulsioni.
De Vincentiis/Pavan: Nelle indagini criminali e nel dibattito pubblico, vi sono stati casi in cui testimonianze, percezioni o convinzioni profondamente radicate hanno influenzato l’opinione pubblica e, talvolta, persino le direzioni investigative. Da una prospettiva scientifica, quanto è importante distinguere tra ciò che una persona percepisce genuinamente come reale e ciò che può essere condizionato da aspettative, emozioni o influenze culturali?
Blom: Riguardo alla prima parte della domanda, ritengo che due esempi storici ben noti siano la persecuzione di coloro che erano considerati streghe e di quanti erano ritenuti lupi mannari nel Medioevo e oltre. L’opinione pubblica riteneva semplicemente che tali creature esistessero, che fossero responsabili di ogni sorta di disordine, e che meritassero pertanto di essere perseguitate, e spesso torturate ed uccise. Questa convinzione guidava le procedure investigative, e persone come Johannes Wier, un medico olandese apertamente critico nei confronti dell’esistenza sia delle streghe che dei lupi mannari, facevano enorme fatica a farsi ascoltare e potevano persino essere accusate di eresia. Lo schema di base sotteso a tali concezioni prevede: (a) che le persone possano essere fondamentalmente diverse, (b) che chi è diverso sia anche cattivo, e (c) che meriti pertanto il peggio di cui gli esseri umani siano capaci di infliggere. È inutile sottolineare che questo schema è ancora all’opera in tutto il mondo, in ogni nazione e cultura. Ciò che preoccupa non è soltanto che tali schemi siano così facilmente plasmati da convinzioni erronee sugli altri, ma che lo schema stesso sembri avere ancora un appeal così universale. Quanto alla seconda parte della domanda, è effettivamente di primaria importanza distinguere tra ciò che viene effettivamente percepito e come viene interpretato attraverso il filtro delle aspettative, delle emozioni e delle influenze culturali, sebbene nella pratica concreta ciò sia spesso molto difficile da realizzare, soprattutto quando l’investigatore condivide quelle stesse aspettative, emozioni e così via.
De Vincentiis/Pavan: Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale, i social media e le immagini generate digitalmente stanno ridefinendo il nostro rapporto con ciò che consideriamo reale. Ritiene che questi sviluppi possano influenzare il modo in cui comprendiamo fenomeni come le allucinazioni o altri stati di coscienza insoliti? E crede che, in futuro, il confine tra percezione, simulazione e realtà possa diventare ancora più difficile da definire?
Blom: A causa di queste influenze tecnologiche, la stessa domanda su cosa sia reale è cambiata radicalmente, per non parlare del modo (o dei modi) in cui vi si può rispondere. Si parla molto oggi di programmi di IA che “allucinano” quando vanno oltre ciò che è logicamente inferibile da essi. Ritengo che sarebbe più appropriato dire che tali programmi producono deliri o confabulazioni, poiché ciò che offrono sono pezzi di informazione e non percezioni; ma in sostanza si può dire che questi programmi mimano la capacità del cervello umano di proiettare idee sui dati provenienti dal mondo esterno nel tentativo di dare loro un senso. Se questo influenzerà a sua volta il modo in cui noi stessi percepiamo il mondo è difficile a dirsi, ma credo che siamo certamente influenzati da questa tendenza ad attribuire significato a cose che nella realtà possono essere o non essere connesse in modo significativo.
De Vincentiis/Pavan: Nel corso della sua carriera clinica e di ricerca, vi è stato un caso, un’esperienza o una scoperta particolari che l’hanno portata a vedere in modo diverso il rapporto tra cervello, percezione e realtà? Esiste un episodio che considera particolarmente significativo per aiutarci a comprendere la straordinaria complessità della mente umana?
Blom: Il miglior esempio che mi viene in mente è che nel mio primo anno di pratica clinica visitai una donna di mezza età che mi disse: “Dottore, sento il ticchettio di un orologio, e se ascolta vicino al mio orecchio lo sentirà anche lei.” Ascoltai, e percepii effettivamente un sottile “tic-tic-tic” al ritmo del suo battito cardiaco. Non avevo idea di cosa stessi affrontando, ma il mio supervisore riconobbe il fenomeno e mi spiegò che si chiama acufene pulsatile, un fenomeno mediato dall’apertura e chiusura della tromba di Eustachio dovuta ad attività elettrofisiologica aberrante, in questo caso causata da un aneurisma pulsante nelle vicinanze. Ciò che questa esperienza mi ha insegnato è di non dare mai per scontato ciò che i pazienti mi dicono, e di essere sempre aperto alla possibilità che vi sia una spiegazione neurobiologica o neuropsicologica per ciò che stanno vivendo.
Le parole del Professor Blom ci ricordano che anche chi indaga (giornalisti, inquirenti, opinione pubblica) percepisce attraverso un cervello che proietta, interpreta e talvolta inganna. Forse il primo “crimine” da esaminare, in qualsiasi inchiesta, è quello che commettiamo ogni giorno contro la realtà quando la scambiamo per ciò che ci aspettiamo di vedere.
Jan Dirk Blom è psichiatra clinico presso il Parnassia Psychiatric Institute all’Aia e presso l’Istituto di Psicologia dell’Università di Leida, nei Paesi Bassi, dove ricopre una cattedra di professore di psicopatologia clinica. La sua specializzazione riguarda i disturbi psicotici, con particolare attenzione alle allucinazioni e alla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ha pubblicato oltre 120 articoli scientifici sottoposti a revisione paritaria e otto libri.
Cindy Pavan, autrice, conferenziera ed esperta di Satanismo criminale ha pubblicato con De Vincentiis il saggio “Processo al mistero” e conduce la rubrica digitale “Processo al mistero e dintorni” approfondimenti crime su sette, delitti satanici ed esoterici, per la C1V Edizioni Roma.



Jan Dirk Blom è psichiatra clinico presso il Parnassia Psychiatric Institute all’Aia e presso l’Istituto di Psicologia dell’Università di Leida, nei Paesi Bassi, dove ricopre una cattedra di professore di psicopatologia clinica. La sua specializzazione riguarda i disturbi psicotici, con particolare attenzione alle allucinazioni e alla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie. Ha pubblicato oltre 120 articoli scientifici sottoposti a revisione paritaria e otto libri.
Cindy Pavan, autrice, conferenziera ed esperta di Satanismo criminale ha pubblicato con De Vincentiis il saggio “Processo al mistero” e conduce la rubrica digitale “Processo al mistero e dintorni” approfondimenti crime su sette, delitti satanici ed esoterici, per la C1V Edizioni Roma.