Ci siamo, manca davvero poco, circa tre settimane a Natale, a quelle che, almeno per me ma anche per tanti altri, è la Festa con la F maiuscola.
La Festa vera, la più attesa, l’unica che ancora mantiene, assieme all’immancabile natura commerciale, un’aura di sacralità, di convivialità sincera e di buoni sentimenti, ammantati, come un abete nella neve, di quella festosa malinconia che ci fa tornare tutti un po’ bambini.
Non so come spiegarlo, anche se in verità non perdo occasione per provarci, quanto questa festa sia per me importante e attesa. Credo che i motivi reali del mio fascino per questo periodo sfuggano persino a me.
Ho provato in altri anni e in altri editoriali a raccontare cosa mi capiti in questo periodo, ma credo di non essere mai riuscito a sviscerare tutti i motivi reali, o quantomeno i più importanti.
Quello che sicuramente accade, probabilmente con l’età, è che cominciamo tutti, chi più chi meno, a sviluppare quella “malinconia” che ci fa ricordare un tempo e un’infanzia ammantati da una mitica bellezza.
Una malinconia vera, nel suo senso etimologico, che deriva dal tardo latino melanchòlia “umor nero” (a sua volta derivato dal greco melankholía, composto di mélas “nero” e khólos “bile”). Però un “umor nero” confortevole e caldo da vestire, come un vecchio e comodo pigiama per questi giorni di freddo e umidità.
D’altronde lo disse anche Victor Hugo: «La mélancolie, c’est le bonheur d’être triste» (“La malinconia è la felicità d’essere tristi”).
Benché in questo periodo frenetico sia preso da mille “altri” impegni, fra cui regali da comprare, pranzi e cene con amici e parenti da organizzare, interminabili file ai negozi e sempre più caotici centri commerciali, non riesco proprio a non amare il Natale.
Mi piace tutto di questo periodo: il freddo, la neve quando cade, le mille luci, gli alberi addobbati e i presepi, i profumi e l’atmosfera che si respira nelle nostre città.
Ma mi piacciono anche cose meno scontate, come la scelta e l’acquisto dei regali per familiari e amici, il loro confezionamento scegliendo con cura la carta e il nastro giusto, la preparazione dell’albero e degli addobbi per casa e ufficio. Persino l’acquisto del solito cestino natalizio che mettiamo in palio ogni anno al Laboratorio Urbano Mediterraneo.
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Il Natale porta con sé molteplici significati, religiosi ma non solo, comunque tutti attinenti alla sfera del “buono”: buoni sentimenti, buone azioni, buone relazioni. “A Natale siamo tutti più buoni” o “Fate i buoni”, sono infatti claim piuttosto famosi che circolano sui vari media in questo periodo: Natale, ricordiamolo, resta per distacco anche la festa più commerciale dell’anno.
Insomma, benché a volte la “malinconia” sfoci nella nostalgia e nella commozione, credo che questo periodo, per chi lo ama come me, sia l’occasione giusta per sintonizzarsi su tutte quelle emozioni e sentimenti meno evidenti della nostra personalità, che in questi giorni erompono a fior di pelle.
Dobbiamo stare attenti a questi sentimenti, ascoltarli, indagarli e proteggerli con tutte le nostre forze, perché se è vero che l’infanzia è un periodo al quale non torneremo mai più, il Natale è come una finestra sul passato, l’occasione per dare una sbirciatina a quel tempo pieno di speranza, attesa e meraviglia che da adulti cominciamo a smarrire.
Il Natale, etimologicamente, ci insegna che siamo di fronte a una “nascita”: non solo, per chi ha fede, del nostro redentore, ma a una nostra nascita, o meglio rinascita, che sì, potrà essere anche spirituale, ma che prima ancora deve essere materiale e sentimentale.
Buon Natale e buona lettura a tutti voi.



Ci siamo, manca davvero poco, circa tre settimane a Natale, a quelle che, almeno per me ma anche per tanti altri, è la Festa con la F maiuscola.