Pare parecchio Parigi: percezione e realtà nel nuovo film di Leonardo Pieraccioni

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Nell'immagine una scena del film "Pare parecchio Parigi" di Leonardo Pieraccioni - Smart Marketing

Quindicesima fatica di Leonardo Pieraccioni come regista e attore, Pare parecchio Parigi è un film diverso nel panorama nazionale ed anche nella carriera del poliedrico artista toscano. Si ride di meno, rispetto al passato, però si piange, si sorride e si riflette. Ispirato ad una storia vera, come recita la didascalia finale: “Questa storia è liberamente ispirata ai fratelli Michele e Gianni Bugli che nel 1982 partirono con il padre malato in roulotte e gli fecero credere di essere arrivati a Parigi. Viaggiarono non uscendo quasi mai dal loro podere. Il film è dedicato a loro. E a tutti i sognatori”.

La dedica è uno degli attestati di affetto più belli che un artista potesse donare al suo pubblico. Chi altri è un sognatore se non un folletto che crede ancora nella vita e nelle emozioni?  Un sognatore è colui che non si arrende mai e che continua a perseguire i propri obiettivi con grande passione e perseveranza. Un sognatore è una persona sempre in bilico tra percezione e realtà, con la capacità di saper fondere le due situazioni. La percezione può essere più vera della realtà, soprattutto quando la prima è utile per ritrovare se stessi.

Esattamente come i tre protagonisti giovani del film di Pieraccioni, ovvero lo stesso Pieraccioni, Chiara Francini e Giulia Bevilacqua: un fratello e due sorelle, che spaziando tra momenti riflessivi e battute comiche, ritrovano se stessi, in un viaggio on the road senza mai muoversi dal podere del primo. Il tutto per accompagnare gli ultimi giorni di vita, di un vecchio padre snaturato, interpretato da un Nino Frassica, che mette da parte la sua naturale verve surreale.

Nell'immagine una scena del film "Pare parecchio Parigi" di Leonardo Pieraccioni - Smart Marketing

Il racconto di questa réunion familiare è raccontata con toni realistici e malinconici che ci restituisce la percezione di una naturalezza di fondo, piena di sentimenti e di tanto buon senso. La commedia privilegia le emozioni familiari, strappando molti sorrisi, lacrime, ma poche risate in linea con la situazione sociale dei tempi attuali. La commedia fintamente on the road è incentrata principalmente sul concetto di famiglia, tendente più ai sentimenti che all’ironia.

In fondo, a pensarci bene Pare parecchio Parigi è un film in cui “pare parecchio realtà”, perché se è vero che tra noi e il mondo esistono dei filtri interpretativi, alcuni di natura sensoriale e altri legati alla personalità, alla cultura e all’esperienza; è anche vero che la percezione soggettiva della realtà in cui viviamo si genera dalle emozioni e dalle situazioni che si generano dal cambiamento. Realtà e percezione, cioè ciò che è e ciò che appare diventano dunque facce della stessa medaglia, che fondendosi, diventano un tutt’uno.

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Il futuro tecnicamente non esiste. Lo possiamo immaginare, disegnare, raccontare e poco altro. Anzi no, possiamo anche viverlo proiettandoci in un tempo lontano da noi con il rischio, però, di perdersi tra i vari farò e dirò. L’unica cosa che si può fare è stare nel presente per costruirselo, il Futuro.

E’ questo il messaggio di un film che rovescia i due significati, in fondo non c’è dunque niente di più vero della percezione di un ultimo atto di felicità (il viaggio che il papà avrebbe sempre voluto fare con i figli a Parigi); e niente di più apparente di una realtà che aveva portato allo sfascio una famiglia che si ritrova di fronte alla percezione di una morte imminente, condensata nelle parole di un illuminante Nino Frassica: “abbiamo fregato la morte”. Le ceneri del papà, che a fine film i tre figli si apprestano a consegnare alla città parigina, chiudono il cerchio di un rapporto REALE che la PERCEZIONE della morte, ha saputo far rifiorire.

Un film, in definitiva, molto più complesso di quel che si possa pensare; un film però che parla al cuore, ed è per questo che tanto è piaciuto al pubblico di tutte le età. Pieraccioni folletto dei sentimenti, stavolta ci colpisce al cuore e ci regala un Goodbye Lenin, in salsa toscana di fervida efficacia.

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