Il Futuro è aperto 2026 – L’editoriale di Ivan Zorico

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Il Futuro è aperto 2026 - L'editoriale di Ivan Zorico. Immagine realizzata con Gemini
Immagine realizzata con Gemini

Forse, e dico forse, ci siamo svegliati. O, almeno, abbiamo sentito suonare la sveglia.

Da quando, il 24 febbraio 2022, la Russia ha dato inizio all’invasione su larga scala in Ucraina, la Storia con la S maiuscola ha iniziato a riprendere il cammino. Alle nostre latitudini.

Quella che doveva essere, nell’idea moscovita, un’azione lampo tesa a rovesciare il governo di Kiev per portarlo più vicino a sé, nel corso di questi 4 anni si è trasformata in una guerra che in qualche modo ha dato il via ad una metamorfosi degli equilibri mondiali.

In ordine sparso e non esaustivo: conflitto in medio oriente, test militari in giro per il mondo, prove di forza, il “ritorno” degli imperi, e poi i casi Venezuela, Groenlandia, Messico e Cuba. 

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Il futuro è aperto, ma non aspetta. Serve consapevolezza e azione. Il mondo procede tra movimenti geopolitici e rivoluzioni tecnologiche. La Storia ha ripreso a correre anche alle nostre latitudini. Tu, cosa vuoi fare?

Stentiamo a fare i conti con un contesto che avevamo dato per immutabile. E incontrovertibile. Con noi Occidentali (i buoni) da una parte, e il resto del mondo (se non i cattivi, comunque non proprio buoni come noi) dall’altra. Con noi Occidentali faro della società, modello a cui tendere. A cui fare riferimento. E a cui gli Altri, dovrebbero ambire. Anzi, bramerebbero abbracciare se lo solo potessero. Se solo sapessero. E gli Stati Uniti che, per la prima volta in 80 anni, ci guardano fissi negli occhi (a noi europei) e ci dicono parole (e non solo) che non sanno di amore. Amen.

Per dirla in altri termini, non ci stiamo capendo niente. Siamo stati per molti anni in una specie di dormiveglia. E ora, aprire gli occhi, non è facile. La luce abbaglia.

Questa forma di spaesamento e di sorpresa si rende visibile quando facciamo fatica a mettere in discussione le certezze (che credevamo granitiche) come quelle sul diritto internazionale (altamente bistrattato ed usato alla bisogna) e sul “tradimento” dell’alleato di lungo corso. E con un parallelismo un po’ ardito (ma non troppo), per altri versi, emerge anche quando le generazioni più giovani (Millennial e Generazione Z, sempre dalle nostre parti) stentano ancora a prendere totalmente coscienza che la società che gli era stata prospettata, semplicemente, non esiste più.

Per avviare un cambiamento e diventare se stessi è necessario che ci sia un evento (es. uno shock o magari una lenta evoluzione), un periodo di riflessione, un’azione. Bene (o male), oggi, queste condizioni ci sono. Sia a livello geopolitico internazionale sia economico nazionale.

L’evento è sotto i nostri occhi. Il periodo di riflessione, idem. Ora tocca agire. Il tempo del dormiveglia è finito. La sveglia sta suonando. Sta a noi decidere se alzarsi o voltarsi dall’altro lato. Consapevoli, però, che in ogni caso il mondo non ci aspetterà. 

Il futuro è aperto: tu cosa vuoi fare?

Buona lettura,

Ivan Zorico

 

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