Autunno Caldo 2026 – L’editoriale di Raffaello Castellano

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Una statua classica segnata da profonde crepe, avvolta nella bandiera europea, osserva una manifestazione di protesta. Una metafora visiva della crisi delle istituzioni occidentali e del crescente malcontento sociale in Europa.
Nell'immagine il Direttore responsabile di Smart Marketing Raffaello CastellanoQuesto autunno è sicuramente caldo, e non solo per le temperature che oramai sono sempre sopra la media, ma anche per questa ondata di protesta, o meglio di proteste, che sta travolgendo gli Stati Uniti, ma anche e soprattutto l’Europa.
Dicevo proteste al plurale, perché in realtà, benché tutte accomunate dal carovita, sono scoppiate per motivi diversi.
Cominciamo dai francesi (che in fatto di proteste e rivoluzioni sono, storicamente, i più organizzati ed efficaci), che si sono mobilitati in particolare per la scuola pubblica, diventata il principale catalizzatore del malcontento insieme, ovviamente, alla crisi economica. I cortei contro i rincari uniscono studenti e lavoratori in manifestazioni oceaniche, con oltre 300mila persone in piazza a fine ottobre, accompagnate, in diverse città, anche da duri scontri con le forze dell’ordine, fra cui Parigi, Lione e Marsiglia.
Poi ci sono gli spagnoli, che invece protestano, in particolare, per il diritto alla casa e il caro affitti. La rabbia sociale è quindi trainata da una profonda crisi del welfare. La mobilitazione di massa, diffusa in più di 50 città, ha assunto una rilevanza politica tale da contribuire ad aggravare la crisi del governo di Pedro Sánchez, che ha indetto elezioni anticipate per il 29 novembre, intrecciandosi contemporaneamente con le richieste dei sindacati per l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.

Poi ci siamo noi italiani, che, come sempre, siamo più frammentati e meno coesi sia sui temi che sulle maniere di protestare. Da noi il problema principale sembra essere il carovita, scaturito dai rincari di beni di primo consumo e carburanti, legati a doppio filo ai salari fermi e all’inflazione galoppante. Nel nostro Paese il disagio si è, come sempre, fortemente polarizzato in chiave politica, direttamente contro le riforme del governo.

Le proteste studentesche e i cortei contro il carovita si sono incrociati in modo parallelo ma frammentato con le vertenze industriali (prima fra tutte quella dell’ex ILVA) ed economiche del mondo del trasporto e dell’agricoltura, legate soprattutto al rincaro dei prezzi del carburante. In Italia, in generale, le proteste risentono spesso di una minore coesione tematica e sociale. Perché noi italiani, anche quando protestiamo in fondo per la stessa cosa, dobbiamo dividerci e distinguerci in fazioni.

Ad essere sinceri, in questo elenco bisognerebbe metterci anche la Germania, la cui crisi industriale e del lavoro, guidata dalla profonda crisi del settore automobilistico, ha alimentato un crescente malcontento sociale. Un malcontento che i partiti di estrema destra, in particolare Alternative für Deutschland (AfD), hanno cercato di strumentalizzare, spostando l’attenzione dai problemi economici a quelli dell’immigrazione e alimentando diffidenza e ostilità verso gli stranieri. Anche qui c’è, a volerlo vedere, un ricorso storico: quando il lavoro scarseggia, le aziende licenziano o chiudono, per qualcuno la colpa è sempre dello straniero.

Quindi, volendo semplificare con quattro battute, potremmo dire che:

I francesi, anche questa volta, stanno bruciando la Bastiglia.
Gli spagnoli stanno cercando di rovesciare il potere.
Per i tedeschi la crisi economica è sempre colpa degli “altri”.
E gli italiani protestano “allegramente divisi” e frammentati su tutto.

Ma, battute a parte, e gettando uno sguardo anche oltreoceano, negli USA, dove le elezioni di midterm rappresentano un importante banco di prova per Trump, in un clima di crescente malcontento per il carovita, le guerre e soprattutto il rincaro dei carburanti, quello che sembra davvero in crisi è il modello politico, sociale e culturale Occidentale nel suo insieme.

Perché, al di là delle differenze e delle rivendicazioni, queste proteste sembrano raccontarci tutte la stessa cosa: la crescente distanza fra cittadini e istituzioni e la difficoltà delle democrazie occidentali di mantenere le promesse di benessere, sicurezza e progresso sulle quali hanno costruito la propria credibilità.

Cartello direzionale con freccia Occidente deteriorata e indicazioni verso Cina, India e mondo arabo, simbolo dei nuovi equilibri geopolitici.

Ho scritto Occidentale con la O maiuscola non per caso. Credo, come molti esperti geopolitici, storici ed economisti, che l’asse dell’egemonia culturale si stia spostando inevitabilmente verso altre culture, prima fra tutte quella cinese e indiana, ma anche verso le potenze economiche arabe, che tutte assieme stanno bussando molto forte alla porta per entrare e diventare il nuovo paradigma culturale mondiale.

A tal proposito, mi è tornato in mente il libro che recensii per il primo numero di Smart Marketing, nel lontano marzo 2014, 12 anni fa.

Niall Ferguson, il celebre e controcorrente storico scozzese, aveva da poco dato alle stampe il suo pamphlet “Il Grande Declino – Come crollano le istituzioni e muoiono le economie” (Mondadori, 2013), nel quale individuava quattro grandi crepe nel modello occidentale: democrazie che hanno tradito il patto tra generazioni, scaricando sui più giovani il peso del debito pubblico; mercati soffocati da una regolamentazione sempre più complessa; uno Stato di diritto trasformato, dalla proliferazione di norme e burocrazia, in un governo dei legulei; e, infine, una società civile sempre più debole, nella quale l’individualismo ha progressivamente preso il posto della partecipazione e dell’impegno collettivo.

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Ci approcciamo alle varie manifestazioni, tornate elettorali, rivendicazioni, conflitti, dando immediatamente un giudizio. Spesso prima ancora di aver capito cosa sia successo. Ci basta riconoscere una bandiera, una parola, qualcuno che sta dalla nostra parte o da quella opposta. Con buona pace dell’approfondimento, dello studio, dell’analisi.

Quattro criticità che, a distanza di oltre un decennio, sembrano non soltanto irrisolte, ma per molti versi ancora più evidenti.

E proprio come suggeriva lo storico, per capire una crisi, ma vale per qualsiasi cosa e, in questo caso, per le ondate di protesta occidentali:

“Non si può capire che cosa non funzioni limitandosi a osservare l’involucro luccicante. Bisogna guardare dentro”.

E noi, cittadini e lettori attenti e curiosi, dobbiamo proprio tornare a fare questo: guardare dentro l’involucro delle cose, qualsiasi esse siano, perché è solo andando a fondo e mettendole sotto la lente del pensiero critico che si comprendono davvero.

E questo approfondimento e questo pensiero critico sono anche quelle lanterne che hanno illuminato la nostra maniera di intendere e praticare il giornalismo, la comunicazione e l’informazione in questi “primi” 150 numeri e 12 anni di Smart Marketing.

Grazie a chi ha apprezzato e continua a scegliere la nostra “maniera” di fare informazione.

Buona lettura.


Raffaello Castellano

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Raffaello Castellano
Giornalista, Esperto di Marketing Culturale ed Esperto di Linguaggi Audiovisivi. Dal 2009 e fino al 2016 collabora con diverse testate giornalistiche locali e regionali. Dal 1997 svolge ininterrottamente l’animatore culturale per diverse associazioni del territorio jonico; organizzatore di eventi, direttore artistico, fundraiser e responsabile delle pubbliche relazioni. Dall'Ottobre 2014 al Settembre 2026 è stato, prima responsabile e poi coordinatore, per conto dell’associazione ACSI di Taranto, del Laboratorio Urbano MEDITERRANEO di San Giorgio Jonico, uno spazio polivalente destinato alla formazione ed ad ospitare eventi e manifestazioni culturali. Dal 2016 è anche responsabile del Presidio del Libro di San Giorgio Jonico (TA). Dalla fondazione nel Marzo del 2014 è direttore responsabile del magazine online “Smart Marketing – Mensile di Comunicazione, Marketing e Social Media”, del quale è ideatore e curatore principale delle rubriche di Cinema, Libri e de “La Copertina d’Artista”.