Il meglio del cinema italiano nel 2021

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Il 2021 volge al termine. Un anno che ha saputo risollevarsi grazie alla campagna vaccinale, che ha permesso, tra le tante cose, di tornare a respirare il “profumo” della cultura, compreso il ritorno nelle sale cinematografiche. Certo, con le dovute cautele, con l’uso delle mascherine e con l’ausilio del famigerato green-pass. E così, nonostante le varie piattaforme di streaming online abbiano continuato a programmare film di nuova uscita, la vecchia distribuzione nelle sale cinematografiche ha ripreso vigore, anche perché sappiamo tutti, che nonostante l’incessante progresso tecnologico, la sala cinematografica, così come pensata dai fratelli Lumiérè, nel lontano 1895, non morirà mai.

Quest’anno si registra un incremento numerico, riguardo le pellicole italiane uscite in sala, che lascia ben sperare riguardo la vitalità ritrovata della nostra industria cinematografica. Rispetto alla scorsa annata, abbiamo un incremento di 20 film: 260 contro le 240 del 2020.

Come ogni fine anno, facciamo una carrellata dei migliori film italiani dell’annata, tenendo conto di vari fattori, come la popolarità degli attori impiegati, l’effettivo valore delle pellicole e infine del successo popolare, estendibile anche in campo internazionale.

Ad esempio, record assoluto per il nostro cinema, è stato quello che si è verificato nella recente edizione del Festival del Cinema di Venezia. Ben 5 pellicole italiane in gara, con film d’autore di estremo valore. Ovviamente il posto d’onore spetta al film di Paolo Sorrentino, E’ stata la mano di Dio, vincitore del Leone d’Argento e film italiano candidato ai prossimo Premi Oscar, del marzo 2022. E’ con ogni probabilità il suo capolavoro, certamente il suo film più doloroso e intimista. Il regista fa della sua storia privata una storia pubblica trascinante, gioiosa, sofferente, generazionale, commovente. C’è dentro di tutto: la vita, il cinema, Napoli, Maradona, Fellini, interpretazioni magistrali, una regia avvolgente e…una concreta possibilità di rivincere il Premio Oscar come miglior film straniero.

Altro film applauditissimo a Venezia è stato Freaks out, di Gabriele Mainetti, un kolossal di fantascienza, talmente inusuale, se inserito nel contesto sociologico della storia del cinema italiano, da risultare efficace, originale, complicatissimo e coraggiosissimo. Tanti anche i riferimenti “alti”: il cinema di Quentin Tarantino, l’amore per i freak (da Diane Arbus a Tim Burton), il mondo Marvel, Steven Spielberg, Il mago di Oz. Ma anche maestri nostrani come Sergio Leone, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica.

E poi questo è stato l’anno dei riferimenti al grande teatro napoletano, con due film legati dal filo parentale, che legava il grande commediografo dell’800 e inizi ‘900, Eduardo Scarpetta ai suoi figli illegittimi, Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, destinati, con il loro teatro umoristico, a rivoluzionare per sempre la storia dello spettacolo partenopeo e più in generale italiano. Ma andiamo con ordine. Sempre a Venezia è stato presentato il film di Mario Martone, dal titolo Quì rido io, splendida biografia accorata sul grande Eduardo Scarpetta, sul suo teatro e sui suoi complicati intrecci familiari. Ad impersonare questa figura così complessa, un grandioso Toni Servillo. Il regista dimostra di aver studiato alla perfezione il personaggio, tanto che il contesto storico e sociologico è perfetto e aderisce perfettamente a quella che è stata la storia personale del grande commediografo napoletano. Non ci sono solo i drammi interni al nucleo (come il non riconoscimento dei figli Titina, Eduardo e Peppino De Filippo: vedi più avanti), ma anche e soprattutto il passaggio dalla commedia con la maschera di Felice Sciosciammocca all’azzardata parodia della tragedia di Gabriele D’Annunzio La figlia di Iorio.

Continuando la nostra carrellata, appare molto legato a questo film, anche lo splendido ritratto di Sergio Rubini, dedicato ad Eduardo, Peppino e Titina, dal titolo semplicemente I fratelli De Filippo, un delizioso e superbo omaggio, dichiarato ed esplicito, ai tre fratelli figli naturali, ma illegittimi del grande Eduardo Scarpetta, che ereditano però dal padre il grande talento e il grande amore per il teatro e la recitazione. E’ una storia piena di nostalgico affetto per tre fratelli che hanno fatto la storia del nostro teatro e del nostro cinema. Dal nulla, perché il padre alla sua morte avvenuta nel 1925, non ha lasciato ai tre neanche le briciole, riescono a costruirsi il loro sogno, ovvero fondare un trio con un repertorio tutto loro. E quella sera di Natale del 1931 al Teatro Kursaal di Napoli inizia la magia dei “Fratelli De Filippo”. Accompagnato dalle musiche pazzesche di Nicola Piovani, il film ripercorre le fasi più importanti della loro infanzia e adolescenza e segue il binario parallelo del palcoscenico che s’incrocia con la vita privata.

Va segnalato anche il film di Edoardo Falcone, ovvero Io sono Babbo Natale. Una divertente commedia natalizia per tutta la famiglia, ricca di straordinari effetti speciali, sull’amicizia, il valore degli affetti e la generosità. Si rende indispensabile e consigliabile la visione, perché è l’ultimo film di una vera leggenda come Gigi Proietti. La pellicola è infatti, uscita postuma e simbolicamente produttore e distributori hanno deciso di far uscire il film in sala, esattamente il giorno dopo del primo anniversario di morte di Gigi Proietti, ovvero lo scorso 3 novembre.

Ora scorriamo l’elenco un po’ più velocemente, nominando altri titoli meritevoli di menzione.

Uno di questi può essere senza dubbio Il bambino nascosto, parabola laica raccontata con grande eleganza formale e sincerità espressiva, in una storia ambientata nel difficile quartiere napoletano di Forcella, dove un bambino decide di nascondersi in casa di un professore, impersonato dal sempre perfetto Silvio Orlando.

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Possiamo decidere che il 2021, al pari del 2020, sia completamente da buttar via, oppure possiamo scegliere di focalizzarci su altro… sulle nuove consapevolezze raggiunte, sul nuovo valore che diamo al tempo ed allo stare insieme. Ossia, su quanto di buono è comunque accaduto o su cosa abbiamo imparato

O ancora possiamo nominare gli altri due titoli reduci da Venezia 2021, come America Latina, thriller dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo con Elio Germano; o Il buco di Michelangelo Frammartino che narra una straordinaria impresa italiana di speolologia.

Nell’annata ci sono stati anche graditissimi ritorni, come quello del maestro Marco Bellocchio, che ci regala Marx può aspettare, un film bello, ricco, complesso e intimo: un documentario che solo documentario non è, semmai un bilancio professionale ed esistenziale, un tuffo psicanalitico in ottant’anni (incredibile ma vero) pubblici e privati. Un capolavoro che resterà, unico e solo, in un cassetto importante della storia del nostro cinema.

Citiamo poi, Ariaferma, film che ha un’accoppiata curiosa, “alta” e napoletana, come quella tra Toni Servillo e Silvio Orlando, due dei massimi interpreti cinematografici partenopei, dei tempi moderni. Toni Servillo e Silvio Orlando per la prima volta protagonisti insieme, è una notizia, che basta già da sola a rendere “unico” il film di riferimento. Poi se ci si aggiunge una solida sceneggiatura, un professionista come Leonardo Di Costanzo dietro la macchina da presa e una storia drammatica raffinatissima, sulla compassione e sull’umanità nel luogo che più di tutti si sforza di vuotare di significato queste parole, ovvero il carcere; allora ci troviamo di fronte ad un film coraggioso, audace e fuori dagli schemi.

Infine, di recentissima uscita, non possiamo non nominare Diabolik, dei Manetti Bros; e Supereroi, di Paolo Genovese. Il primo film è una consigliatissima contaminazione fumettistica-cinematografica delle avventure del personaggio creato da Angela e Luciana Giussani, realizzata dai fratelli Marco e Antonio Manetti, con la consueta competenza. Un Diabolik personalissimo, che possiede tutte le sfumature del fumetto, senza essere nè edulcorato, nè trasformato in un Robin Hood buonista, arricchito da un cast di altissimo livello. Il secondo film, invece, è una commedia familiare dai toni vagamente surreali, con la quale il regista Paolo Genovese, scherza amabilmente su quanti superpoteri debbano avere le coppie di oggi per resistere al tempo che passa e amarsi tutta la vita. La coppia è quella composta da Jasmine Trinca e Alessandro Borghi, che ci faranno ridere e riflettere nello stesso tempo.

Insomma, abbiamo nominato una dozzina di film, quelli probabilmente più significativi dell’annata. Ma ce ne sono tanti altri che compongono il livello “medio” del cinema italiano, quello numericamente più corposo, che ambisce al grande salto nel cinema “impegnato”. La dimostrazione lampante della vitalità ritrovata del nostro cinema, al quale manca soltanto una nuova creativa generazione di sceneggiatori e soggettisti, in grado di prendere in mano il cinema italiano ed inventare storie di grande contenuto, sociale, culturale e sociologico.

 

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