Non so voi, ma per me quest’anno è letteralmente volato via. Sarà che è stato un anno pieno, pieno di lavoro, frenetico e sempre di corsa, ma, finita l’estate, gli ultimi 3 mesi sono trascorsi a velocità doppia, se non tripla.
Quando leggerete questo editoriale, saremo già nel 2026, con le crisi geopolitiche e le emergenze planetarie ancora irrisolte.
Una fragile tregua ha bloccato o, quantomeno, diminuito i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, ma la guerra in Ucraina è sempre più cruenta, estenuante e logorante, visto anche il freddo e il gelo che i mesi invernali hanno portato nella regione.
L’ultima COP, la numero 30, che il presidente brasiliano Lula ha voluto fortemente organizzare a Belém, nel Pará, a ridosso della grande Foresta Amazzonica, si è conclusa con tanti clamorosi dietrofront, con pochi impegni presi e con nessun accordo sulle emissioni.
Una COP che, appena conclusa il 21 novembre, ha visto come corollario finale la decisione della Comunità Europea, nell’ultima decade di dicembre, di rivedere al ribasso lo stop ai motori endotermici entro il 2035, passando da un radicale e già tardivo 100% a un più politico 90%. Decisione che certo farà tirare un sospiro di sollievo alle fabbriche ed economie tedesche e italiane, ma che quasi certamente farà male a tutti noi.
Insomma, c’è poco da stare allegri.
Quale mai sarà il “Simply the best” del 2025 da portare con noi nel nuovo anno?
Di sicuro questo 2025 ha sancito la definitiva consacrazione dell’Intelligenza Artificiale Generativa, una tecnologia che usiamo in tanti, anche se molto spesso male e senza alcuna formazione, neanche di base, e che, ricordiamolo, ancora non ha trovato un modello di business scalabile.
Se non fosse per i continui round di finanziamento, che permettono a queste società tecnologiche di raccogliere miliardi e miliardi di dollari da investitori e mercati drogati dall’euforia della nascita di un’AGI (Artificial General Intelligence – Intelligenza Artificiale Generale), ossia un tipo di IA ipotetica capace di comprendere, apprendere e applicare la conoscenza a qualsiasi compito intellettuale umano, con capacità di generalizzazione e ragionamento simile a quello umano, OpenAI, Mistral, Anthropic e via discorrendo sarebbero già fallite da un pezzo.
Infatti, anche se questo appena trascorso è stato certamente l’anno della GenAI, da più parti e da molti esperti la preoccupazione è passata dagli aspetti etici legati a questa tecnologia e dal timore della singolarità a quello molto più concreto dello scoppio della bolla delle AI.
Una cosa già successa con la prima rivoluzione informatica, fra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo, quando lo scoppio della bolla delle Dot Com fece fallire più della metà delle imprese del settore e bruciò svariati miliardi di dollari sui mercati finanziari.
Insomma, verrebbe da pensare che siamo sempre lì, che, come al solito, non abbiamo imparato niente, che Karl Marx aveva visto giusto quando affermò che «la storia si ripete, prima come tragedia e poi come farsa».
Scopri il nuovo numero: “Simply the best 2025”
Gennaio è contemporaneamente tempo di bilanci e buoni propositi. Bilanci sull’anno appena passato, su come è andata, su come l’abbiamo vissuto, su cosa abbiamo realizzato. E buoni propositi, per darci una direzione o degli obiettivi, tracciare nuove traiettorie e magari provare ad aggiustare il tiro rispetto all’anno appena passato.
Allora cosa ci portiamo dietro da quest’anno?
Credo che la risposta, come al solito, non sia da cercare all’esterno, ma dentro di noi.
Personalmente, e giusto a titolo di esempio, questo 2025 mi ha permesso di lavorare molto di più del solito in ambito formativo e, per di più, fuori dal mio consueto ambiente, mettendo alla prova le mie “presunte competenze” in contesti diversi, fuori dalla mia zona di comfort.
Le cose sono andate bene, alle volte anche benissimo, con pochissime eccezioni, e questa ritrovata sicurezza nel saper fare è certamente qualcosa che porterò con me nel nuovo anno.
Inoltre porterò con me la consapevolezza che l’azione, il fare, il mettersi in marcia, anche quando ancora non si è sicuri, non si è del tutto capaci o certi della destinazione, è, nella mia esperienza, sempre risolutore e foriero di successo.
Attenzione però: non sto dicendo di partire improvvisando, impreparati o, peggio, come dei guitti, ma di raccogliere il proprio coraggio e, sapendo di aver fatto del proprio meglio, di aver preparato tutto come si deve e di aver meditato a fondo, lanciarsi in una nuova avventura, sia essa un viaggio, un nuovo lavoro o una relazione.
L’azione è sempre risolutrice: è come se le nostre mani, il nostro cuore, il nostro corpo avessero una propria saggezza e intelligenza, pronte a mettersi all’opera appena agiamo, proprio come diceva il grande filosofo Nietzsche: «C’è più saggezza nel tuo corpo che nella tua più profonda filosofia».
Buon 2026 e buona lettura a tutti voi.



Non so voi, ma per me quest’anno è letteralmente volato via. Sarà che è stato un anno pieno, pieno di lavoro, frenetico e sempre di corsa, ma, finita l’estate, gli ultimi 3 mesi sono trascorsi a velocità doppia, se non tripla.