Non so voi, ma questo per me è un settembre stanco, che non se la sente di voler ripartire.
Sarà stata questa interminabile e afosa estate, sarà che i giorni di vacanza vera sono stati pochini, sarà che la vecchiaia mi fa carburare più lentamente e con più fatica, ma questo settembre, ormai finito quando leggerete questo editoriale, proprio non vuole ripartire.
Eppure le idee, le innovazioni, le tecnologie, le novità e i motivi per una “nuova” ripartenza certo non mancano. In un quadro geopolitico complicato, drammatico ed estremamente dinamico come quello che stiamo vivendo, la necessità di una ripartenza è, se possibile, ancora più necessaria.
Ma il punto, in questo 2025 segnato dai conflitti, stressato dai dazi e iperaccelerato dalla rivoluzione delle AI, non è tanto il “perché” ripartire, ma piuttosto il “come” ripartire.
Mi dispiace dover deludere i nostri affezionati lettori, ma se sul perché sono abbastanza preparato e potrei proporvi qualche furba risposta, sul come mi sento del tutto inadeguato a proporre idee, abitudini e best practice.
Ma la stanchezza che mi sento addosso, ahimè, la vedo anche intorno a me. Ci hanno insegnato, plagiandoci quasi, che dobbiamo correre, dobbiamo migliorarci, dobbiamo cambiare, dobbiamo performare sempre e comunque, e questo insegnamento ci è stato inculcato a forza di perché.
Ma i “perché”, per buona pace di Simon Sinek, non rispondono a tutte le nostre domande. Anzi, come ci insegna il coaching, molte, moltissime volte, i “come” sono addirittura più importanti.
Ed allora “come” abbiamo deciso di ripartire in questo settembre appena trascorso?
Quante e quali cose abbiamo sacrificato sull’altare della performance a tutti i costi?
Quanti “come” abbiamo ignorato, o peggio eliminato, perché ci sentivamo giustificati e carichi dei nostri perché?
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Il senso si nasconde nei perché, ma lo scopo vive nei come: ripartire è allora un atto di verità verso ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare.
Questo settembre, più che indicarvi l’ennesimo case study e l’infinitesima best practice da copiare o adottare, vi propongo un più difficile esercizio di autoanalisi: prendetevi 30 minuti (lo so, un’enormità nei tempi accelerati di oggi), sedetevi comodi, magari mettete una musica d’atmosfera, abbassate le luci e cercate dentro di voi non i perché di quello che fate, ma i “come” volete fare le cose che fate e farete.
In un mondo cinico e apatico come quello in cui viviamo, scoprire il come vogliamo fare le cose ci darà molte più indicazioni su ciò che siamo e sulla nostra personalità di tutti quei perché che riempiono la manualistica motivazionale.
Forse intendeva proprio questo Pablo Picasso quando disse: “Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo”.
Ecco, io credo che il senso della vita sia il perché e lo scopo sia il come.
E voi cosa ne pensate?
Fatemelo sapere nei commenti.
Buona lettura e buona ripartenza a tutti.



Non so voi, ma questo per me è un settembre stanco, che non se la sente di voler ripartire.