Ripartire: con chi?

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Nell'immagine un uomo con una sposa robot - Smart Marketing
Immagine da FreePik.

Dopo la sosta estiva è ora di rimettersi in carreggiata e, come tutti i veicoli, è imprescindibile un supporto in più. Da utile a indispensabile un aiuto a bordo per leggere i cartelli stradali, segnalare quando si supera il limite o si oltrepassa una linea di mezzeria, oppure che digiti i numeri di telefono al posto nostro.

La domanda oggi non è più quando ripartire, dove andare ma con chi.

La tecnologia ha talmente pervaso le nostre vite che sembra inimmaginabile rinunciarvi, non più come ingranaggi meccanici ma come intelligenza.

Fino a che punto vogliamo farci assistere da un’intelligenza artificiale?

Uno studio del National Bureau of Economic Research di settembre 2025 sull’impiego della famosissima intelligenza artificiale generativa, Chat GPT, dal 2022 a luglio 2025 afferma che all’inizio erano prevalentemente gli uomini a utilizzarla. Circa il 10% della popolazione mondiale l’ha interrogata nell’ultimo anno: 2,5 milioni di messaggi al giorno ben 29.000 query al secondo. Le domande fatte cambiano dai Paesi ad alto reddito, dove di solito le persone la interrogano per questioni lavorative e nel tempo si è assistito a un progressivo passaggio da richieste tecniche a consigli. Oggi gli uomini che utilizzano questo strumento sono il 48%, la maggior parte delle richieste proviene dai Paesi con reddito basso con una prevalenza di soggetti sotto i 26 anni. A luglio 2025, rivela lo studio, oltre il 70% dei messaggi non era in ambito lavorativo e in media il 10% riguarda argomenti di studio.

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Il senso si nasconde nei perché, ma lo scopo vive nei come: ripartire è allora un atto di verità verso ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare.

Lo strumento generativo di Open AI risulta da tempo sdoganato, ma non è l’unico modo per rimanere in compagnia di una macchina.

I care robot offrono diversi aiuti. Alcuni modelli sono progettati per occuparsi delle faccende domestiche in autonomia, altri per insegnare e occuparsi dei bambini, altri ancora per l’assistenza alla persona.
I care-robot per le faccende domestiche sono attualmente ancora limitati. Solo pochi modelli sperimentali riescono ad occuparsi della gestione di una casa in autonomia, a seguito di un periodo di apprendimento. La maggior parte riesce a svolgere piccoli compiti, come trasportare oggetti – ma non troppo pesanti. Da Silicon Valley nel febbraio 2025 è uscito un modello più autonomo, con una tecnologia uditiva più avanzata per permettere non solo di eseguire i comandi ma di percepire e comprendere i rumori ambientali e un sistema di manipolazione visiva per afferrare oggetti.

Nelle versioni per i più piccoli i robot offrono assistenza con i compiti, giochi di logica e programmazione e stanno entrando nelle scuole primarie con alcuni programmi sperimentali di supporto alla didattica e di inclusione per chi ha bisogni educativi speciali.
Sul profilo assistenziale i primi test sui Care Robot in Italia sono iniziati nel 2017, con un progetto dell’Università degli Studi di Milano offrendo degli umanoidi da testare in centri anziani e case di cura. L’obiettivo era verificare quale potesse essere l’applicabilità negli ambiti di sviluppo fisico, con attività e giochi per allenare il corpo, connessione con i propri cari e i caregiver, oppure supporto agli operatori medici con ricerca oggetti smarriti, ricordare la dieta e terapie personali e offrire consigli sulla base di quanto appreso. Ma non finisce qui lo studio delle potenzialità, infatti alcuni modelli con telecamera 3D integrata possono apprendere in tempo reale dallo spazio in cui si trovano al fine di stabilire legami duraturi con le persone assistite.

Infine l’azienda cinese Kaiwa Tecnology ha presentato al Word Robot Conference di Pechino è l’idea di una moglie robot. L’incredibile potenzialità è quella di poterla programmare, quindi addio a tutte le battute sulle mogli che parlano sempre, spendono tanto e vanno a letto con l’idraulico. La dotazione completa al costo di 12.000 euro circa, permette anche, attraverso un utero artificiale, un cocktail di acqua e altre sostanze per il liquido amniotico di far nascere bambini umani. Questo incubatore meccanico di esseri umani sembra essere in grado di portare avanti una gestazione completa su richiesta per chi non ha una partner umana o chi non vuole avere una gravidanza ma un figlio o, chi ha i soldi per poterselo permettere. La notizia molto discussa, poi smentita, poi ripresa, aprirebbe non poche questioni a carattere etico sull’utilizzo della tecnologia.

E mentre già a molti scorrono le scene di Matrix con le piantagioni di neonati nelle incubatrici per far funzionare le macchine, c’è da chiedersi come e con chi vogliamo ripartire.

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

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