Professione influencer: amati o odiati dal web?

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Professione influencer: amati o odiati dal web?

Nelle ultime settimane si è parlato molto del caso Ferragni, che ha portato alla luce la necessità di regolamentare una professione, quella dell’influencer, di cui si parla tanto ma che ad oggi ha poche regole chiare. Non a caso è stato realizzato un codice di condotta per chi, a scopo benefico o di lucro, promuove online beni o servizi grazie alla sua notorietà.

Oggi gli infuencer sono persone che hanno saputo diventare brand e proprio per questo il loro lavoro non può fare a meno di una normativa ben definita. Vediamo allora chi è l’influencer e quali sono i motivi per cui è di volta in volta amato o odiato dal web.

Chi è l’influencer e cosa fa davvero?

Un influencer è una persona che ha una significativa presenza online e che ha la capacità di influenzare il comportamento e le opinioni degli altri, soprattutto attraverso i social media. Gli influencer possono operare in vari settori, come moda, fitness, cibo, viaggi, bellezza, tecnologia, e altro ancora.

Le attività principali di un influencer includono la creazione di contenuti interessanti e coinvolgenti, la condivisione di esperienze personali, la raccomandazione di prodotti o servizi, la collaborazione con marchi per promuovere i loro prodotti o servizi, e l’interazione con i propri follower.

Gli influencer utilizzano la propria autenticità, il loro stile di vita e le loro esperienze per costruire una relazione con il loro pubblico, creando così un’opportunità per le marche di raggiungere un pubblico più ampio attraverso le loro piattaforme.

Tre motivi per cui gli influencer sono amati da brand e gente comune

Gli influencer sono amati sia dai brand che dalla gente comune per diversi motivi:

  1. Credibilità e autenticità: Gli influencer spesso comunicano con autenticità e trasparenza, il che li rende più credibili agli occhi del loro pubblico. Quando un influencer consiglia un prodotto o un servizio, i loro follower spesso percepiscono quella raccomandazione come genuina e affidabile, poiché si basa sull’esperienza personale dell’influencer. Questa autenticità fa sì che i brand vedano gli influencer come partner ideali per promuovere i loro prodotti in modo efficace.
  2. Coinvolgimento e interazione: Gli influencer hanno solitamente un forte legame con i loro follower e interagiscono attivamente con loro attraverso i commenti, i like e le risposte ai messaggi. Questo elevato livello di coinvolgimento crea un’opportunità per i brand di connettersi con un pubblico altamente impegnato e ricevere feedback diretto sui loro prodotti o servizi. Allo stesso tempo, la gente comune ama seguire gli influencer perché si sentono parte di una comunità e possono interagire direttamente con le persone che ammirano.
  3. Creatività e innovazione: Gli influencer sono spesso noti per la loro creatività e capacità di creare contenuti coinvolgenti e innovativi. Questa capacità di storytelling e di presentazione dei prodotti in modi unici e interessanti può aumentare l’interesse dei consumatori e distinguere un marchio dalla concorrenza. I brand apprezzano gli influencer per la loro capacità di presentare i loro prodotti in modi originali e accattivanti, contribuendo così a generare visibilità e interesse per i loro marchi.

Non mancano tuttavia anche i motivi che fanno odiare chi usa il proprio successo a scopo pubblicitario.

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E’ davvero troppo facile trovare nei commenti un certo grado di violenza, opinioni sprezzanti e sentenze passate in giudicato dal tribunale dei social. Tutto può essere scritto, sembra non ci siano limiti.
Ma di chi è la responsabilità?

Tre motivi per cui gli influencer sono odiati da brand e gente comune

Anche se gli influencer godono di una vasta popolarità, ci sono anche motivi per cui alcuni brand e persone comuni possono provare antipatia nei loro confronti:

  1. Problemi di autenticità e trasparenza: Alcuni brand e persone comuni possono essere scettici riguardo all’autenticità degli influencer e alla sincerità delle loro promozioni. Ci sono casi in cui gli influencer possono essere accusati di pubblicizzare prodotti o servizi senza rivelare adeguatamente se si tratta di una sponsorizzazione o di un’esperienza genuina. Questa mancanza di trasparenza può danneggiare la fiducia del pubblico e portare a un’immagine negativa sia dell’influencer che del marchio coinvolto.
  2. Sovraesposizione e saturazione del mercato: Con l’aumento del numero di influencer e della quantità di contenuti promozionali sui social media, alcuni brand e persone comuni possono percepire una sovraesposizione e una saturazione del mercato. Questo può portare alla fatica dell’utente nel distinguere le promozioni genuine dalle sponsorizzazioni pagate e nel trovare contenuti autentici e di valore. Inoltre, il continuo bombardamento di messaggi promozionali può causare una diminuzione dell’interesse e dell’attenzione del pubblico.
  3. Incoerenza dei valori e dei messaggi: Quando gli influencer si associano a troppi brand diversi o promuovono prodotti che possono sembrare incoerenti con la loro immagine o valori personali, ciò può portare a una perdita di fiducia da parte del pubblico. Se i follower percepiscono che gli influencer promuovono prodotti solo per il profitto, senza considerare realmente il loro valore o l’impatto sulla comunità, potrebbero risentirne e abbandonare il loro sostegno. Allo stesso tempo, i brand potrebbero preferire collaborare con influencer il cui messaggio sia più allineato con i loro valori e obiettivi di marketing.

Il caso Chiara Ferragni e lo scandalo connesso – e non è l’unico – al mondo degli influencer rappresenta a mio parere un’opportunità per riflettere su una professione che presenta ancora molte zone d’ombra. Vedremo allora come si andrà a regolarizzare una professione ambita dai giovanissimi ma che non è sempre al 100% trasparente.

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

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