Dal primo iPhone al Metaverso, quando la tecnologia nasce dal bisogno!

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Nell'immagine Steve Jobs e Mark Zuckerberg - Smart Marketing

Quando Steve Jobs nella sua storica presentazione del primo Apple phone parlò di aver reinventato il telefono, di aver creato in un unico device, un sistema per telefonare, navigare in rete e ascoltare musica… potevi crederci?

Potevi forse immaginare che a portata di tasca da quel momento in poi avresti avuto un mondo con un click per poter cercare qualsiasi cosa, qualsiasi luogo, qualsiasi persona? Contattarla, parlarci, vederla, raggiungerla…

Facciamo un salto indietro tra i ricordi… la nostra generazione può farlo perché ha vissuto il PRE- iPhone, ricorda quando i walkman con le cuffie permetteva di ascoltare la musica preferita in ogni luogo e i cellulari permettevano di chiamare e mandare sms (short message).

Poteva sembrarti strano, curioso, ma ti è sembrato per un attimo impossibile?

Non penso… perché il mondo stava correndo talmente tanto veloce che quel ONE device con la possibilità di telefonare, navigare in rete, ascoltare musica, è diventato da subito un oggetto di desiderio, perché rappresentava il futuro, l’innovazione, il voler provare la modernità.

Oggi a distanza di 16 anni da quel 9 gennaio 2007, perché dovrebbe essere impossibile o addirittura assurdo pensare che a breve potremmo incontrarci tutti nel Metaverso?

Le tecnologie fanno passi da gigante.

Se pensi che in quest’ultimo decennio siamo stati preparati all’avvento del metaverso con le prime esperienze di realtà virtuale, realtà aumentata, primi oggetti connessi (IOT), blockchain, NFT, criptovalute… se pensi che per ciascuna di questa tecnologia abbiamo letto, sperimentato, e in alcuni casi anche conosciuto e vissuto delle prime esperienze… perché dovrebbe far strano viverle nel loro insieme?

Non appena queste tecnologie abilitanti saranno pronte per integrarsi, saremo pronti per fare quel passo che Mark Zuckerberg ha presentato come l’esperienza per connettere le persone in un mondo virtuale.

Durante la sua presentazione di Meta ha lanciato un messaggio chiaro:

Immagina ti metti gli occhiali e sei immediatamente catapultato nel tuo spazio domestico con la tua casa ricreata virtualmente, un mix di realtà virtuale (simulazione) e realtà aumentata per interagire con lo spazio e con gli avatar (alter ego digitale) di amici, conoscenti e parenti, molte cose che oggi sono fisiche saranno degli ologrammi e sarai capaci di prendere i tuoi oggetti e proiettarli nel mondo fisico come ologrammi anche in realtà aumentata” In pratica il mondo virtuale entrerà in quello reale, e simultaneamente saremo noi ad “entrare” in un mondo altro.

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Il futuro è aperto per chi sa vivere il presente e per chi decide chi essere non nei prossimi 5 anni, ma nei prossimi 5 minuti.

D’altronde l’esperienza fatta durante la pandemia ci ha abbastanza colpiti tutti, soli nelle nostre case con lo schermo quale unica finestra sul mondo e la tecnologia come il solo strumento di interazione con gli altri…

Se in quel momento di avessero dato il  metaverso per interagire con i tuoi cari per “sentirli” più vicini, non l’avresti provato, anche solo per sentirti meno solo?

O non avresti lavorato remotamente con più piacere se avessi avuto l’occasione di condividere lo spazio virtuale con i tuoi colleghi?

L’esperienza che abbiamo vissuto e che ancora è molto apprezzata dello smart working è quanto sta radicalmente cambiando la nostra vita, il nostro approccio al lavoro, la nostra mobilità ed interazione ed è anche qui che Mark Zuckerberg prospetta il nuovo futuro del lavoro da remoto nel metaverso: “saresti in ufficio senza il pendolarismo avendo la presenza dello spazio dell’ufficio e delle interazioni comunque intorno a te, rendendo la tua giornata lavorativa accessibile da ciascun luogo. Lavorare in maniera ibrida è complesso, soprattutto quando vi sono persone in diversi spazi fisici e virtuali. Il prossimo presente con Meta permetterà di avere persone in qualità di ologrammi in uno spazio fisico, persone in qualità di avatar in uno spazio virtuale, persone presenti in spazi reali che cambierà le regole del gioco e il modo di lavorare”.

Il messaggio di Zuckemberg è chiaro, con la promessa che il metaverso sarà accessibile e sarà per tutti.

Non vi ricorda una stessa ambizione a cui tutti volevano arrivare 16 anni fa, con il primo iPhone?

Cambiano i tempi, cambiano le persone, le tecnologie si evolvono ma il desiderio di sperimentare e provare esperienze che possono venire incontro alle nostre necessità quotidiane, quelle, sono e saranno sempre presenti.

Il bisogno dell’utente è alla base di qualsiasi strumento digitale che possa semplificare o migliorare una qualche necessità perché è proprio con il bisogno che diventano necessari, fino ad essere indispensabili.

L’essere indispensabile porta dietro di sé una serie di domande sull’etica, sulla dipendenza, e discussioni e dibattiti sul giusto e sbagliato intorno a questo mondo che corre veloce e che va governato.

Qualsiasi cosa non conosciuta incute paura, ansia e allo stesso crea intorno a sé, un’aurea di mistero.

Nessuno ad oggi può sapere quando e se entreremo nel Metaverso, ma Walt Disney diceva… se puoi immaginarlo puoi farlo! E penso che siamo ad un livello ben più alto dell’immaginazione.

D’altronde, il mare è fatto di onde, puoi decidere di cavalcarle (con gli strumenti giusti) o provare a salvarti correndo a riva (il tuo porto sicuro) rischiando di affogare nel tragitto anche se non è detto.

Tocca solo a noi… scegliere come.

 

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