Per il quinto anno consecutivo, anche nel 2025 voglio proporvi un libro al mese, forse due, per raccontare chi siamo, da dove veniamo, dove vorremmo andare e come ci vogliamo arrivare. Perché la lettura può essere svago, intrattenimento, ma anche un valido esercizio per imparare a pensare e sviluppare una certa idea del mondo.
Un libro al mese, in piccole schede, in poche battute, per decidere se vale la pena comprarlo e soprattutto leggerlo. Perché la lettura, come diceva Woody Allen, è anche un esercizio di legittima difesa.
Che fine hanno fatto le cose?
È una domanda che ci sfiora spesso, magari mentre scorriamo distrattamente il feed del telefono, senza più ricordare quando è stata l’ultima volta che abbiamo toccato davvero qualcosa – non uno schermo, qualcosa di reale.
Byung-Chul Han, nel suo saggio “Le non cose – Come abbiamo smesso di vivere il reale”, ci accompagna in una riflessione tagliente, quasi chirurgica, sul mondo che abitiamo: un mondo in cui gli oggetti non spariscono, ma evaporano. Rimangono le forme, scompare la sostanza.
Viviamo immersi in quella che il filosofo definisce infosfera: un ambiente fatto di dati, notifiche, flussi continui di stimoli che non lasciano traccia, non radicano memoria, non costruiscono esperienza. In questo paesaggio rarefatto, l’uomo contemporaneo si trasforma in phono sapiens, una creatura che vive più nello schermo che nel mondo, più nella rappresentazione che nella realtà.
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In un momento storico come quello che stiamo vivendo, sempre più importante sarà osservare, studiare e approfondire cosa c’è dietro per capire come procedere in avanti. Andare alla fonte, laddove tutto inizia.
Il paradosso? Abbiamo tutto a portata di dito, ma quasi nulla a portata di cuore.
Han ci ricorda che quando tutto diventa informazione, la realtà perde corpo. La fotografia smette di essere memoria per diventare selfie; il dialogo si contrae in scambio di messaggi; la presenza cede il posto alla connessione. E il nostro smartphone – quello che portiamo ovunque come un amuleto moderno – si trasforma in un oggetto transizionale che non consola né sostiene: riflette, come uno specchio, solo la nostra immagine narcisistica.
Il filosofo non accusa la tecnologia in sé, ma il nostro modo di abitarla. Siamo diventati consumatori compulsivi di stimoli immediati, incapaci di tollerare l’attesa, il silenzio, il vuoto fertile da cui nasce il pensiero autentico. Così, dice Han, non abitiamo più “la terra e il cielo”, ma Google Earth e il Cloud, luoghi immensi eppure incorporei, che offrono la mappa ma non il territorio.
Eppure, “Le non cose” non è un’elegia rassegnata. È un invito. A rallentare. A ritrovare la consistenza delle cose semplici. A rieducare lo sguardo. A tornare – come suggerisce la volpe al Piccolo Principe – a vedere con il cuore.
Perché solo le cose concrete, modeste, quotidiane possono davvero starci a cuore e restituirci quella stabilità emotiva che l’iperconnessione, da sola, non potrà mai offrirci.
Le non cose
Come abbiamo smesso di vivere il reale
Autori: Byung-chul Han
Editore: Einaudi
Anno: Febbraio 2022
Pagine: 120
Isbn: 9788806251093
Prezzo: € 13,50
Perché dovremmo leggere “Le non cose” di Byung-Chul Han?
Perché è uno specchio scomodo ma necessario. Ci costringe a interrogarci sul nostro modo di vivere la tecnologia, sulla qualità dell’attenzione che disperdiamo e sul valore delle esperienze che stiamo smarrendo senza quasi accorgercene. È un libro che non offre ricette, ma mette in moto uno sguardo nuovo, più vigile, più umano.
E, forse, mentre leggiamo, ci ricorda che la realtà non è un feed da aggiornare: è un luogo da abitare.
Il libro di Han è un piccolo manifesto contro la bulimia informativa e a favore di una nuova ecologia dell’attenzione. Un richiamo radicale alla realtà. Alla presenza. Alla vita che non passa per uno schermo, ma per la pelle, l’odore, il respiro, il tempo.
La domanda finale, allora, è inevitabile:
siamo ancora capaci di abitare il mondo delle cose, o siamo diventati cittadini permanenti del regno delle non-cose?



