#unomaggiotaranto: una storia di protesta, speranza e futuro possibile

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Logo ufficiale de #unomaggiotaranto. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti

Ivan Zorico (315)

 

Hai più o meno 18 anni. Se lì, in procinto di finire le scuole superiori o hai appena iniziato a frequentare l’università o, forse, non hai ancora ben chiaro cosa vorrai fare (o essere) “da grande”. Stai vivendo ed attraversando gli anni delle passioni giovanili, degli ideali e del sentire politico più bello. Quello puro, quello vero, quello alto. Scevro da qualsiasi interesse, scevro da un disincanto che arriverà solo qualche anno più tardi e scevro da qualsivoglia idea di compromesso che, si sa, tende sempre al ribasso. È il tempo in cui immagini un mondo più equo, più pulito, più giusto. Un mondo nel quale tutti possano avere un’opportunità, una possibilità di diventare ciò che desiderano. Non un mondo uguale indistintamente per tutti, ma nel quale se hai voglia, passione e capacità, semplicemente puoi. Una società nella quale chi ha voglia di arrivare, sa di poterlo fare con le sole proprie forze e senza amicizie o spinte particolari.

Logo ufficiale de #unomaggiotaranto. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
Logo ufficiale de #unomaggiotaranto. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti

Questo tempo per me, che sono nato nel 1983, è arrivato a cavallo della fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000. E ricordo che tutti quei sentimenti e pulsioni che ho appena descritto, in qualche modo prendevano (e per certi versi lo fanno ancora) maggiore vigore e maggiore impeto, a ridosso del 1° maggio.

Ossia nel giorno della Festa dei Lavoratori. Una giornata particolare perché commemora da un lato, e celebra dall’altro, le lotte per i diritti e successi conquistati dai lavoratori in ambito sociale ed economico per migliorare le proprie condizioni lavorative, le proprie condizioni di vita.

Tutto questo poi, dal 1990, è stato “consacrato” in Italia nel cosiddetto Concertone del Primo Maggio, promosso dai 3 sindacati confederati CGIL, CISL e UIL, che si tiene ormai da 26 anni a Roma in Piazza San Giovanni. Una festa musicale pensata ed organizzata proprio per i giovani e per ribadire l’importanza di valori quali l’equità e la difesa dei diritti dei lavoratori. Tuttavia, da qualche anno a questa parte, questa chermesse si è in qualche modo svuotata di senso. Non perché quei valori non siano più condivisibili o attuali (anzi forse lo sono ancora di più oggi), ma perché i promotori del concertone si sono via via allontanati proprio da quelle giovani generazioni a cui era rivolto. Giovani generazioni (dove per giovani s’intendono ahinoi ormai anche i 40enni) che comunemente ormai si chiamano precari. Precari non più e non solo lavorativamente parlando, ma precari di sogni prima, e certezze poi. Intere generazioni che non si sentono più rappresentate, che non si sentono più tutelate.

Ma 4 anni fa, qualcosa è cambiato. Un altro Concertone ha raccolto quell’eredità culturale e valoriale dandone nuova forza, nuova linfa. Sto parlando dell’#unomaggiotaranto, manifestazione promossa dal Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti, proprio nella città – Taranto – dove la grande industria (leggi Ilva – ex Italsider –, Eni, ecc.) e l’inadeguatezza di alcune scelte (classi) politiche, ha portato alla luce il problema (o ricatto) occupazionale che vede la salute dei lavoratori e dei cittadini in contrasto proprio con le esigenze lavorative. Un evento che nasce e si sviluppa dal basso, totalmente autogestito ed autopromosso.

#unomaggiotaranto 2015. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
#unomaggiotaranto 2015. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti

“unomaggiotaranto non si fa comprare. Molti ci hanno provato, ma noi siamo molto attenti a chi ci vuol sostenere. Non vogliamo l’aiuto di nessuno, ma preferiamo ricevere un piccolo contributo da tante persone che condividono le nostre idee e lo spirito dell’iniziativa”, queste le parole del Presidente del Comitato, Cataldo Ranieri. Ed è lo stesso Ranieri a chiedere per Taranto ciò che è stato fatto per Genova: “garanzia e salvaguardia dei livelli occupazionali”.

L’unomaggiotaranto di fatto porta avanti l’idea che si può fare industria senza inquinare, a impatto 0. Una produzione industriale che non metta in contrapposizione l’occupazione con la salute e che, anzi, spezzi questo legame nefasto. Senza dimenticare poi i temi della valorizzazione del patrimonio artistico, culturale ed ambientale per ripensare a nuove possibilità di sviluppo per Taranto, e per l’Italia intera. Possibilità di sviluppo che, tra le altre cose, sarebbero nuove solo per Taranto, ma già praticate positivamente in altri  luoghi dove l’industria dell’acciaio (proprio come per Taranto) era preminente: esempi virtuosi di riconversione sono infatti l’esperienza di Bilbao, di Pittsburgh e della Regione della Ruhr.

Caparezza all'unomaggiotaranto. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
Caparezza all’unomaggiotaranto. Fonte: Pagina FB Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti

L’unomaggiotaranto è tutto questo e molto altro. È sicuramente il sogno di poter cambiare lo stato delle cose ed immaginare un futuro diverso. Un momento in cui ognuno di noi deve prendere coscienza di cosa gli sta accadendo intorno e provare ad incidere in prima persona, in vista di un cambiamento non più solo immaginabile, ma finalmente realizzabile. Ci siamo accorti, forse troppo tardi, che le decisioni dall’alto non sempre vanno nella direzione che ci aspetteremmo, quindi tocca a noi far sentire la nostra voce. Oggi da un palco in una festa fatta di musica, domani nelle urne. Che è poi l’unico vero momento in cui possiamo dar peso alla nostra voce, alle nostre istanze. E, nel frattempo, continuare a combattere (pacificamente) per i nostri diritti. Continuare a credere in un futuro più sostenibile. Continuare in prima persona a divulgare il verbo del cambiamento. Continuare a resistere.

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