Questione di Bias – L’editoriale di Ivan Zorico

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Questione di Bias - L'editoriale di Ivan Zorico

Si scrive bias, si legge pregiudizio.
Tutti abbiamo dei pregiudizi e questo di per sé non è il male assoluto. I pregiudizi sono delle scorciatoie mentali che usiamo per semplificare il processo decisionale e risparmiare energie mentali. Insomma, ogni qualvolta ci troviamo a vivere una nuova situazione o quando ci troviamo a prendere delle decisioni, dalle più piccole alle più grandi, il nostro cervello cerca degli appigli nelle nostre esperienze e conoscenze pregresse (personali, culturali e collettive) per aiutarci a decifrare la realtà che ci circonda, ed il momento che stiamo vivendo, e per fornirci soluzioni e risposte nella maniera più efficiente, ossia nel più breve tempo possibile, e, si spera, anche più efficace.

Ogni giorno prendiamo migliaia di decisioni e, ovviamente, non sempre abbiamo il tempo necessario per fermarci, ponderare, raccogliere tutte le informazioni necessarie ed arrivare a prendere la migliore decisione possibile. Proprio per sopravvivere a queste situazioni, facciamo involontariamente ricorso ai pregiudizi – ai bias – che intervengono nelle nostre scelte decisionali molto più spesso di quanto pensiamo.

Altrettanto ovviamente, molte delle nostre scelte sono errate o quanto meno negativamente viziate da questi bias cognitivi. Il punto è che non ci rendiamo conto di questo processo e di volta in volta pensiamo di aver preso la decisione migliore, la più imparziale e la più razionale, quando, invece, così non è. A tal proposito ti voglio dare un consiglio di lettura: “Rumore. Un difetto del ragionamento umano” di Daniel Kahneman, Olivier Sibony e Cass R. Sunstein. Ti dico subito che non è una lettura facile, per cui armati di pazienza. Però è sicuramente uno di quei libri che vale la pena leggere. Fidati e poi mi dirai.

I BIAS COGNITIVI NEL MARKETING, MA NON SOLO.

Sin qui la teoria. Adesso veniamo alla pratica.

Se mi leggi, saprai che qui parlo di due grandi passioni: la comunicazione ed il marketing, e la crescita personale. I bias cognitivi sono molto utilizzati nel marketing per portarci a fare determinati acquisti o per influenzarci in una negoziazione, ma hanno anche risvolti anche in ambito personale.

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Ogni giorno prendiamo migliaia di decisioni e non sempre abbiamo il tempo necessario per raccogliere tutte le informazioni necessarie per prendere la migliore decisione possibile. Proprio per sopravvivere a queste situazioni, facciamo involontariamente ricorso ai pregiudizi – ai bias – che intervengono nelle nostre scelte decisionali molto più spesso di quanto pensiamo.

Uno dei più famosi è certamente il “bias dell’ancoraggio“: se durante una negoziazione emerge un dato prezzo iniziale, tale valore farà da “ancora” e sarà su quello che la negoziazione sarà condotta. Non importa se il prezzo sia “giusto” o “sbagliato”, la conoscenza di quel valore influenzerà le nostre decisioni. Dal punto di vista personale, quando ci poniamo un obiettivo spesso ci basiamo dei riferimenti capaci di condizionare le nostre aspettative e le nostre percezioni di successo o fallimento.

Un altro molto noto è il “bias di conferma“: come consumatori tendiamo a cercare informazioni che confermano le nostre convinzioni e ad ignorare quelle che le contraddicono. Ecco spiegato perché compriamo sempre la stessa pasta, ordiamo sempre la stessa pizza o prenotiamo sempre lo stesso albergo. Ma questo bias cognitivo agisce anche sotto la sfera personale: cerchiamo le informazioni che confermano le nostre convinzioni e ignoriamo quelle che le contraddicono.

Un ultimo bias che vorrei proporti è quello dello “status quo“, ossia tendiamo a preferire la situazione attuale, rispetto al cambiamento. Come avrai intuito ha molto a che vedere con la zona di comfort e con il rischio di non cogliere nuove opportunità per paura di cambiare anche solo una nostra abitudine.

Di bias cognitivi ce ne sono tantissimi e, se sei interessato all’argomento, ti basterà fare una semplice ricerca su Google e vedrai che ti si aprirà un mondo. Potrebbe essere un buon modo per conoscerli e per difendersi. Intanto, però, ti invito a non guardarli con troppo sospetto perché, come ho detto all’inizio, non sono né buoni né cattivi. Esistono e dobbiamo farne i conti. Anche perché come disse lo scrittore inglese William Hazlitt: “Senza l’aiuto del pregiudizio e dell’abitudine io non sarei in grado di attraversare la stanza”.

Buona lettura,

Ivan Zorico

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