Morto o non morto? Questo è il dilemma

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Sam Parnia, medico presso la NYU Langone Health, è noto per aver condotto diversi studi sulla coscienza nel tentativo di dimostrare che questa potesse sopravvivere al corpo, quindi anche dopo che l’attività cerebrale è cessata.

In uno studio pubblicato nel 2014 Sam Parnia ha disposto su degli scaffali degli oggetti e dei simboli che erano osservabili solo dal soffitto delle sale ospedaliere. Lo scopo era quello di notare, in casi estremi come un arresto cardiaco, se qualcosa della mente potesse lasciare il corpo e osservare i simboli che si potevano vedere solo dall’alto. Dei soggetti esaminati nessuno ha mai riportato il ricordo dei simboli o degli oggetti disposti in alto. Seppur i ricercatori hanno raccolto dati su sensazioni, ricordi percezioni uditive che, in alcuni sono state registrate durante la rianimazione, non vi è stato, per dirla in parole semplici, nessuna fuoriuscita di coscienza, mente o anima che sia stata in grado di vedere ciò che i sensi dei pazienti non potevano. (1)

Di recente Sam Parnia ci riprova. Il suo studio pubblicato sulla rivista Resuscitation (2) ad ottobre 2023 ha coinvolto 567 pazienti con arresto cardiaco. Di questi, 53 sono sopravvissuti alla rianimazione cardiopolmonare e, a causa delle scarse condizioni di salute, solo 28 sono stati sottoposti alle interviste.

Durante la rianimazione cardiopolmonare per valutare l’apprendimento esplicito e implicito (inconscio) è stato utilizzato un tablet collegato tramite bluetooth a delle cuffie. Il tablet, che è stato bloccato sopra la testa del paziente, ha proiettato casualmente 1 delle 10 immagini memorizzate sul suo schermo. Le cuffie invece, posizionate sulle orecchie del paziente, hanno riprodotto una sequenza di tre frutti: pera-mela-banana.

 

Nell'immagine Sam Parnia medico britannico, specialista in anestesia e rianimazione - Smart Marketing
Sam Parnia il medico britannico, specialista in anestesia e rianimazione, fra i massimi esperti al mondo sullo studio scientifico della morte, sul rapporto mente-cervello umano, e sulle esperienze ai confini della morte.

Per verificare l’apprendimento esplicito è stato chiesto ai 28 sopravvissuti se ricordassero di aver visto, durante la rianimazione, un’immagine o se ricordassero di aver sentito una sequenza audio di tre frutti. Ma nessuno ha ricordato né di aver visto un’immagine né di aver sentito l’audio.

Per testare l’apprendimento implicito, invece, è stato chiesto di selezionare casualmente un’immagine, tra le 10 mostrate, e di indicare, sempre casualmente, i nomi di tre frutti. Anche qui nessuno ha indovinato l’immagine e solo 1/28 ha scelto i tre frutti corretti.

Dall’inizio dell’arresto cardiaco sono state monitorate l’ossigenazione cerebrale e, tramite EEG portatile, l’attività elettrica cerebrale. I dati EEG sono stati ottenuti da 85 pazienti, quindi sopravvissuti e non, ma di questi solo 53 avevano delle immagini elettroencefalografiche leggibili. Tra questi è emersa la presenza di alcuni EEG quasi normali con onde tetha, alfa, beta e gamma fino a 60 minuti dalla rianimazione.

Inoltre, poiché solo 11 dei 28 intervistati hanno riportato ricordi dell’arresto cardiaco, per rimediare al campione così piccolo, sono stati raccolti i racconti di esperienze e/o percezioni vissute da altri 126 pazienti della comunità sopravvissuti alla rianimazione. Quasi il 40% ha riportato una certa consapevolezza percepita dell’evento senza ricordi specifici allegati, e il 20% sembrava aver avuto un’esperienza di “morte ricordata”. Molti di quest’ultimo gruppo hanno descritto l’evento come una “valutazione morale” di tutta la loro vita.

Ma come si può spiegare la presenza di EEG quasi normali, espressione di attività elettrica cerebrale, in condizioni di ischemia?

Parnia e colleghi affermano che questo stato di esaltazione cerebrale potrebbe essere dovuto ad un processo di disinibizione di alcuni percorsi neuronali che avviene in casi di scarsa ossigenazione. A tal proposito il neurochirurgo Mauro Colangelo ci spiega che “il cervello nella sua attività routinaria non utilizza l’intero patrimonio della popolazione neuronale ma solo la parte richiesta per una funzione specifica. Le cellule non utilizzate sono in potenziale di riposo (resting phase), che è legato ad una transitoria stasi dell’attività della membrana rispetto alla differenza di concentrazione ionica fra l’ambiente interno e quello esterno. Se non è disturbato, il sistema resta in steady state fino a che i processi metabolici non determinino una forte differenza nella concentrazione degli ioni sodio e potassio fra i due compartimenti intra/extracellulare. Ciò può causare un’interruzione della fase di riposo con il reclutamento (recruitment) delle cellule dormienti, in grado così di attivarsi e di produrre un potenziale di azione. Questo accade in condizioni di emergenza, quale la situazione legata ad una riduzione critica dell’apporto di ossigeno, per cui entrano in funzione vicariante le cellule di scorta”.

Sebbene questo studio sia interessante, sotto l’aspetto della comprensione degli stati del cervello in condizioni estreme come quelle di un arresto cardiaco, sembra che Sam Parnia voglia rimarcare, sulla base di queste osservazioni, quanto già ipotizzato negli studi precedenti. Nelle conclusioni, infatti, evidenzia che l’identificazione di marcatori cerebrali non dimostra inconfutabilmente che la coscienza sia un epifenomeno dell’attività cerebrale in quanto un’associazione non è necessariamente un rapporto di causa ed effetto. Lascia così aperta la possibilità di una coscienza che possa vivere indipendentemente dal cervello, anche dopo che l’attività cerebrale è cessata.

Nell'immagine un uomo alla fine di un tunnel di luce - Smart Marketing
Foto di Anthony DeRosa da Pexels.

Per rafforzare la sua idea fa leva sui ricordi riportati, dopo il risveglio, dai pazienti.  Ma come si può accertare che il ricordo dell’esperienza faccia riferimento proprio al momento in cui i soggetti erano in rianimazione cardiopolmonare?  Gli studi classici sul ricordo ci evidenziano che questo può essere influenzato da diversi fattori, addirittura dalla domanda stessa, con la possibilità che il ricordo, in realtà sia una ricostruzione involontaria fatta sul momento (3).

Ciò che invece avrebbe potuto avvalorare la possibilità di una coscienza che può vivere anche dopo la morte sarebbe stato il riscontro dell’apprendimento esplicito e implicito (inconscio), ma nessuno dei pazienti ha ricordato o indovinato né l’immagine né la sequenza dei tre frutti (tranne uno). Quest’ultimo considerato dagli stessi autori un puro caso.

Si riconosce a Sam Parnia di aver avuto l’intelligenza di impostare un ottimo piano di ricerca: è stato l’unico rispetto ai suoi precedenti colleghi che si sono occupati di NDE ad aver somministrato stimoli in condizioni di arresto cardiaco. Gli altri si sono limitati a raccogliere solo ricordi e testimonianze (4). Tuttavia, Sam Parnia non si sottrae comunque a questa trappola suggestiva e anche lui non fa a meno di raccogliere ricordi e, ovviamente, lo fa quando i pazienti sono ormai in grado di collaborare attivamente alla cosa. Quindi a distanza di tempo con tutte le interferenze già evidenziate.

La ricerca però, pone altri problemi, ossia l’ambiguità dei termini. Con l’espressione “ricordo di morte lucida” pone più confusione che mai. Con tale definizione dà l’idea che si possano ricordare frammenti di morte. Ma, fortunatamente, chi ha avuto la possibilità di ricordare è evidente che non è mai morto. Perché quindi parlare di ricordo di morte? L’autore non vuole forse arrendersi insistendo su concetti ambigui che celino l’idea di una “vita dopo la morte” o di una coscienza indipendente?

La morte è un processo irreversibile e chi ha avuto la possibilità di raccontarla non è mai morto davvero!  Quindi ciò che è stato ricordato nulla ha a che fare né con l’aldilà né con altre dimensioni.

Note
1) urly.it/3xqgn

2) Resuscitation vol. 191 Ottobre 2023

3) si vedano gli studi di Elizabeth Loftus urly.it/3xqgs

4) Sono morto! Anzi no! Cosa accade ai confini della morte?, di Armando De Vincentiis, C’era una volta edizioni, 2019.

Ringrazio M. Sambataro, studentessa di medicina, per l’aiuto fornito nella stesura di questo articolo.

 

Nell'immagine il Dott. Mauro COLANGELO Specialista in Neurochirurgia ed in Neurologia - Smart Marketing

Dott. Mauro COLANGELO

Specialista in Neurochirurgia ed in Neurologia, ha svolto la sua attività presso l’Ospedale di Rilievo Nazionale “A. Cardarelli” di Napoli, ricoprendo anche la carica di Primario di Neurochirurgia Funzionale.

Ha collaborato in qualità di Expert nel Settore Neurologico per il quadriennio 2018-2022 al Programma “Horizon 2020” della Comunità Europea.

Autore di 76 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e di libri su argomenti di Neurochirurgia e di centinaia di articoli di diffusione scientifica sul blog neurologico di Medicitalia

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