La Copertina d’Artista – Il Futuro è aperto 2024

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Nell'immagine la Copertina d'Artista del mese di Gennaio 2024 - Smart Marketing

È un androide, un cyborg o un robot la creatura umanoide che guarda l’altrove nella nuova copertina di Smart Marketing?

Le sue fattezze sembrano femminili e particolarmente aggraziate, ci colpisce le bellezza e simmetria del suo viso, con quelle labbra “carnose” ma non esagerate, il piccolo nasino alla francese e soprattutto gli occhi, grandi e incredibilmente profondi, con quelle ciglia appena accennate e quel bel color nocciola chiaro.

A guardarla bene, sembra una creatura umanoide bambina, ma tutto questo discorso ancora non chiarisce la domanda iniziale: di fronte a cosa ci troviamo?

Allora, cominciamo con fare una distinzione fra le tre parole: androide, cyborg e robot.

Il termine Androide deriva dal greco andrós, che significa «uomo», e il suffisso eidēs, col significato «della specie, simile», da eidos «aspetto».

Si tratta di un robot, un essere artificiale dalle sembianze umane, presente soprattutto nell’immaginario fantascientifico. In molti casi l’androide può essere così somigliante al modello umano da risultare indistinguibile.

Il termine venne menzionato per la prima volta da Alberto Magno nel 1270, ma fu reso popolare dallo scrittore francese Villiers nel suo romanzo del 1886 “Eva futura”.

La parola Cyborg deriva dalla contrazione dell’inglese cybernetic organism, per l’appunto organismo cibernetico o bionico, e nell’immaginario fantascientifico è un essere al confine tra uomo e macchina, costituito da elementi artificiali, come protesi meccaniche ed elettroniche, innestati, di solito, su un corpo umano.

Nell'immagine la Copertina d'Artista del mese di Gennaio 2024 - Smart Marketing

Il termine cyborg è nato nell’ambito della medicina e della bionica e fu reso popolare dagli scienziati Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline nel 1960 in riferimento alla loro idea di un essere umano potenziato per sopravvivere in ambienti extraterrestri inospitali. I due scienziati pensavano ai viaggi spaziali.

La parola Robot, infine, proviene dalla parola ceca robota che significa “lavoro pesante”, a sua volta derivata dall’antico slavo rabota che significa “servitù”.

Per robot si intende una qualsiasi macchina (antropomorfa o meno) in grado di svolgere, più o meno indipendentemente, un lavoro al posto dell’uomo.

L’introduzione di questo termine si deve allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale lo usò per la prima volta nel 1920 nel suo dramma teatrale R.U.R. per definire l’operaio artificiale. In realtà, come affermato dall’autore stesso nel suo libro “La parola robot”, non fu lui il vero inventore della parola, ma gli venne suggerita al posto dell’originario “labor” dal fratello Josef, scrittore e pittore cubista.

Va bene, adesso abbiamo le idee più chiare e quindi la scelta, nel definire la creatura della copertina, dovrebbe cadere sulla parola androide, o meglio una “ginoide”, corrispettivo femminile della parola androide, che però rimane la più utilizzata e serve ad indicare entrambi i sessi.

Come sapete le Copertine d’Artista del nostro magazine, già dall’anno scorso, sono realizzate dal sottoscritto attraverso l’ausilio di Intelligenze Artificiali Generative, principalmente Dream di Wombo, e, siccome con la pratica si diventa sempre più bravi, la performance dello strumento in poco più di un anno ha fatto davvero passi da gigante; ovviamente anche l’essere umano, dietro la tastiera, è diventato più bravo e smaliziato a scrivere il prompt più adeguato.

Per generare l’immagine di questa Copertina d’Artista, nello specifico, ho utilizzato:

 

DREAM SOURCE
Dream by WOMBO

 

DREAM STYLE
Figure v3

 

PROMPT
“Generate an ai artwork: 2023’s essence – blend of communication, innovation, social media, and tech. centralize human-ai harmony, radiating optimism. visually express tech-society synergy for a positive, advancing future.”

 

(Genera un’opera d’arte basata sull’importanza dell’intelligenza artificiale nel 2023, fra comunicazione, innovazione, social media e tecnologia. L’immagine deve essere in armonia tra uomo e intelligenza artificiale e deve irradiare ottimismo ed esprimere visivamente la sinergia tra tecnologia e società, per un futuro positivo).

Detto questo, però, ciò che mi sorprende è sempre il grado di libertà che si prendono questi algoritmi generativi: il risultato, dopo i primi mesi, ha sempre qualcosa in più rispetto alla semplice richiesta del prompt: oddio, qualche volta anche qualcosa in meno, ma la domanda che mi pongo e che giro a voi lettori è questa:

Ma, se è vero che le AI generative non possono andare oltre la loro programmazione e i dati utilizzati per il loro addestramento, cosa permette alle stesse, se non proprio dei guizzi inaspettati di creatività, quantomeno queste astrazioni nell’interpretare la richiesta del prompt?

Può essere questa sovrainterpretazione delle nostre richieste un qualcosa che le macchine stanno imparando a fare per conto loro?

E, domanda ancora più importante, era una possibilità questa già insita negli algoritmi di machine learning e deep learning che non avevamo considerato?

Non credo ci sia una risposta “facile” a questa domanda e, se c’è, io certo non l’ho ancora trovata, né nella pratica d’uso delle intelligenze artificiali, che sto facendo ogni giorno, né nei saggi sull’AI che sto leggendo e studiando con passione dall’anno scorso.

Scopri il nuovo numero: “Il Futuro è aperto 2024”

Il futuro tecnicamente non esiste. Lo possiamo immaginare, disegnare, raccontare e poco altro. Anzi no, possiamo anche viverlo proiettandoci in un tempo lontano da noi con il rischio, però, di perdersi tra i vari farò e dirò. L’unica cosa che si può fare è stare nel presente per costruirselo, il Futuro.

Una cosa è certa, qualunque siano le intenzioni (se ne hanno) e le capacità non previste delle AI, queste Intelligenze Artificiali sono arrivate per restare e probabilmente per co-evolversi insieme agli esseri umani che le adoperano.

Quindi sta a noi, e soltanto a noi, farci trovare pronti e preparati a questa nuova rivoluzione tecnologica, studiando e usando al meglio queste tecnologie, per cercare di non ripetere gli sbagli e le leggerezze che ci siamo concessi con la rivoluzione digitale del web e dei social network che in larga parte ci ha colti alla sprovvista.

Se avete voglia di intraprendere questo viaggio di scoperta, continuate a leggerci, in questo numero di Smart Marketing, intitolato “Il Futuro è aperto”, trovate, oltre alla Copertina d’Artista che avete appena letto, anche due articoli molto interessanti di Anna Carla Cunego e Cristina Skarabot che affrontano questa nuova rivoluzione tecnologica con due punti di vista molto interessanti.

Ci vediamo il mese prossimo con una nuova Copertina d’Artista generata dall’Intelligenza Artificiale.

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

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