Si calcola che un essere umano, per vivere necessiti di 2000 kcal al giorno e produca circa 1 kg di CO2.
Quello che in realtà inquina in modo subdolo nella vita umana è tutto ciò che ci ruota attorno: avere una casa riscaldata, fare la spesa al supermercato, utilizzare l’auto per gli spostamenti e molte altre piccole e innocue attività.
Per rientrare nei parametri e dare una mano al pianeta e alle generazioni future ho pensato di eliminare tutte le attività più inquietanti a cui, almeno per me, è più facile rinunciare.
Mai più la serie A.
Tra illuminazione degli stadi, spostamenti dei giocatori e dei tifosi si stima che una singola partita di calcio produca 800 tonnellate di CO2. Contando le partite di andata, di ritorno e tutte le 20 squadre del campionato si arriva facilmente a 380 stadi illuminati ogni anno pari a 304.000 tonnellate di CO2. Senza contate la serie B, la Champions e tutti gli altri tornei.
F1.
Le auto di F1 si sono adattate negli anni per inquinare meno con l’impiego del biocarburante. In una stagione producono solo 2.000 tonnellate di CO2. Anche qui, i consumi sommersi sono i più pesanti. Il 99% dell’inquinamento di questo settore è dato dai costi logistici, dagli spostamenti internazionali di interi team, dalla mobilitazione degli spettatori. Una stagione sportiva può arrivare ad un impatto di 200-250 mila tonnellate di CO2 (in base alle fonti, le stime sono differenti).
La televisione e le piattaforme di streaming.
I migliori modelli in commercio di televisori consumano circa 20-30 grammi di CO2 ogni ora di programmazione. Nel momento in cui si passa a una piattaforma in streaming, i consumi impennano. 1 ora su Netflix costa, dai 60 ai 120 grammi di CO2, oltre al consumo solito della TV. 1 ora su Sky vale quanto 4 km in auto, in termini di emissioni. Un singolo individuo che decide di fare una maratona TV e vedere tutta la serie “La casa di Carta” costa al pianeta 6 kg di CO2. Bastano 4 persone incollate allo schermo per inquinare quanto un treno che viaggia da Milano a Roma – fonte ecopassenger.org.
Basta scriverci! Le mail inquinano troppo.
Ogni singola e-mail inviata genera circa 18 grammi di CO2, se aggiunge qualche allegato si arriva a 50 grammi. Un piccolo, insignificante messaggino su Whatsapp genera qualche grammo di CO2, dai 2 ai 4, dipende dalla lunghezza. A questo si aggiunge l’utilizzo dello strumento. Per un cellulare il costo di produzione è circa 80 kg di CO2 e per un PC è di 200 kg.
Inoltre, la vita media di uno smartphone è di circa 2 anni e Deloitte in una ricerca del 2021 ha valutato un impatto di 146 milioni di tonnellate di CO2 generate, di cui l’83% è impiegato per produrre nuovi modelli. Il resto è dato dalle continue ricariche e dalle applicazioni energivore o che rimandano a server, con backup in giro per il mondo e cloud da mantenere.
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Gennaio è contemporaneamente tempo di bilanci e buoni propositi. Bilanci sull’anno appena passato, su come è andata, su come l’abbiamo vissuto, su cosa abbiamo realizzato. E buoni propositi, per darci una direzione o degli obiettivi, tracciare nuove traiettorie e magari provare ad aggiustare il tiro rispetto all’anno appena passato.
La Commissione Europea ritiene che entro il 2040 il 14% delle emissioni globali saranno date da dispositivi tecnologici e strumenti digitali.
Considerando le centinaia di e-mail che arrivano ogni giorno, basta disiscriversi a qualche newsletter per migliorare la nostra vita e l’impatto globale. Inoltre, per risparmiare ancora un po’ meglio condividere il link di un documento che inviarlo tramite e-mail. I numerosi backup dei provider, che servino per garantire un’efficienza di servizio al 99,9%, impiegano un sacco di energia. Basti pensare al colosso di Gmail che effettua, per ogni e-mail inviata, 6 backup in giro per il mondo e ha un tasso di downtime di soli 24 minuti l’anno.
E se non sono mail sono instant message: quanti audio, caratteri, pollici in su, inviamo ogni giorno? Una chattata con una ventina di botta e risposta costa 160 grammi di CO2.
Da Candy Crash a Fortnite, il passo è breve.
Anche i videogiochi inquinano. Lo studio di Great Bean Bags rivela che le ore on line per rimanere connessi, per giocare e per guardare le dirette su Twitch producono un sacco di CO2. Al primo posto nelle emissioni c’è League of Legends, con 114 mila tonnellate di CO2 ogni anno, impiegando 7 miliardi di KW ora. Appena sotto si posiziona Fortnite con 94 mila tonnellate e al terzo posto del podio GTA con 94 mila.
Anche un semplice gioco installato sul cellulare per ingannare le attese contribuisce a inquinare, non solo al momento del gioco ma anche ad ogni avvio e con le notifiche, se non si disattivano alcune funzioni. Lo stesso dicasi per lo scrollo continuo sui social. Ogni Giga usato per la connessione produce dai 28 ai 63 grammi di CO2.
E ChatGPT, Gemini e le altre AI?
Fare una stima di quanto costi pensare al posto nostro è molto difficile e i dati sono contrastanti.
Secondo Fortune il consumo mensile di Chat GPT nel 2024 è stato di 261 mila kg di CO2 al mese. Altre stime parlano di 4 tonnellate al giorno di CO2.
Addestrare GPT-3 ha consumato quanto 120 case in Italia, senza neppure aver iniziato a farlo usare agli utenti. Con le nuove versioni si arriva comodamente a 300 mila tonnellate di CO2. Ogni singola richiesta fatta all’AI utilizza dai 2 ai 4 grammi di CO2. Quindi è facile capire quanto sia dispendioso parlare con questi amici virtuali.
Ma arriva dicembre, tempo di bilanci, tempo di buoni propositi.
Per il 2026, per ridurre l’impatto globale, ecco i consigli:
- Meno e-mail, più telefonate
- Meno TV, più alle 4 al bar
- Meno gaming, più giochi
- Meno sport da divano, più sport analogico
- Se proprio bisogna pensare, meglio farlo con la propria testa


