Tra le novità sociali conseguenti al Covid-19, o perlomeno tra quelle che hanno trovato un’accelerazione nell’ultimo e assurdo anno e mezzo, troviamo anche il “nomadismo digitale”, uno dei tanti nuovi termini che sentiamo risuonare negli ultimi mesi, un po’ qua e un po’ là. Un recente rapporto di World Economic Forum, prevede che entro 5 anni, circa il 44% della forza lavoro globale opererà in remoto.

Di cosa si tratta, o meglio, chi sono i nomadi digitali?

Il sito Nomadidigitali.it li descrive come “una nuova generazione di professionisti, che facendo leva sul proprio desiderio di libertà, indipendenza e mobilità, utilizzano le tecnologie digitali per conquistarsi la libertà di poter vivere e lavorare da luoghi diversi nel mondo, ognuno seguendo le proprie motivazioni, ambizioni ed esigenze personali”. Sono essenzialmente professionisti che utilizzano le tecnologie della comunicazione per svolgere il proprio lavoro e contemporaneamente vivere la vita in modo nomade.

Sempre il sito Nomadi digitali ha stilato un interessante manifesto di dieci punti, tra cui citarne in particolare uno, “crediamo che la vera ricchezza non siano beni e proprietà ma avere più tempo per poter realmente seguire le nostre aspirazioni, crediamo che la possibilità di muoversi liberamente sul nostro pianeta sia un diritto di tutti gli esseri umani”. Ed è proprio il concetto di libertà che è alla base del nomadismo digitale, in quanto spesso accade che l’utopia del vivere viaggiando resti tale, i problemi di connessione possono infatti obbligare a fermarsi in un determinato posto piuttosto che in un altro.

Foto di AdrienBe da Pixabay.
Foto di AdrienBe da Pixabay.

Si ha dunque la libertà di lavorare dove si vuole, ma non certo di vivere una vita in vacanza. Lo stesso sentimento che esplica alla perfezione Gianluca Gotto, uno dei primi nomadi digitali, ben prima dell’attuale boom, “ciò che più mi affascinava non era tanto la prospettiva di lavorare viaggiando. Certo, sognavo già ad occhi aperti quella vita spettacolare, ma ciò che volevo più di ogni altra cosa era la libertà”, (Le coordinate della felicità. Di sogni, viaggi e pura vita, 2018, Mondadori).

In origine il termine è stato coniato per indicare il lavoro freelance o a capo di sé stesso, tipico ad esempio, delle professioni di copywriter, insegnanti di fitness e formazione, venditori online, content creator, web editor, social media manager, e così via, svolti girovagando per il mondo. Con la pandemia, e lo sviluppo del lavoro in remoto, viene spesso utilizzato anche per indicare semplicemente il lavoro svolto in una zona diversa dalla propria abitazione, molti infatti ne hanno approfittato per affittare case in zone turistiche e storiche dell’Italia.

Scopri il nuovo numero: “Holiday working”

Se l’anno scorso abbiamo scoperto il remote, lo smart e il south working, oggi si fa strada un nuovo concetto di lavoro: l’holiday working. Con un pc al seguito ed una connessione a internet è possibile lavorare ovunque, mantenendo inalterati i livelli di produttività. La rivoluzione è compiuta: non importa dove lo fai, ma cosa fai!

Quali sono le principali mete dei nomadi digitali?

Innanzitutto, le principali caratteristiche da prendere in considerazione prima di intraprendere uno spostamento sono:

  • la potenza della connessione Internet che, chiaramente, deve essere perfetta;
  • valutare il costo della vita del paese in questione;
  • l’eventuale necessità dei visti/permessi di soggiorno, la durata e il costo della domanda di richiesta;
  • valutare la situazione del virus Covid-19 e la regolamentazione di ogni singolo paese a riguardo;
  • la presenza o meno di community di nomadi digitali, nel caso avessimo la necessità di stringere amicizia e soffrissimo la solitudine, perché alla lunga, stare lontani da casa può risultare più difficile di quanto sembri;
  • e infine le caratteristiche della zona prescelta per trascorrere del tempo libero di qualità.
Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay.
Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay.

Alla luce delle variabili sopra indicate, le mete più gettonate del momento risultano essere varie:

  • La Spagna in generale, e le isole Canarie in particolare, sono l’attuale prima scelta degli italiani. Non richiedono un visto lavorativo, offrono possibilità di co-living (condivisione di alloggi per lavoratori nomadi) e numerosi spazi adibiti al co-working, quindi con un’ottima linea wi-fi. Le isole spagnole sono note anche per l’organizzazione degli eventi specifici, soprattutto a Las Palmas, dove è nata una grande community di nomadi digitali. Molto utile anche il gruppo Facebook “Gran Canaria digital nomads”;
  • Madeira, isola del Portogallo, dove esattamente a Ponta do Sol, da febbraio, è sorto il primo villaggio per nomadi digitali. Sviluppato grazie ad un progetto del governo, della Startup Madeira e dalla mente di Gonçalo Hall (digital nomad consultant), prevede sistemazioni, spazi co-working gratuiti, negozi e wifi potentissima, “lo stiamo progettando in modo che chi arriva non voglia più andar via”, sottolinea l’ideatore, un modo, dunque, per sostenere il turismo di lungo raggio;
  • Asia, dove il costo della vita è notevolmente basso, in particolare, a sorpresa, troviamo tra le prime mete asiatiche il Vietnam, dove si stanno ritrovando molti occidentali, a seguire Bali, Malesia e Bangkok;
  • Non poteva ovviamente mancare New York, sogno un po’ di tutti, chi non ha immaginato di lavorare da una caffetteria della grande mela, un po’ stile serie tv?
  • E infine, per chi cerca una vita circondato dal lusso, Dubai, dove si può richiedere il “Work remotely from Dubai”, per la durata di un anno, al costo di $ 287.

Se non possiamo vivere una vita in vacanza almeno possiamo scegliere il panorama da guardare mentre lavoriamo!

 

 

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