Sì, è lo spot SIP del 1993 quello con Massimo Lopez.
Sì, lo abbiamo visto in tv oggi.
No, non è un’allucinazione collettiva.
Da qualche ora sulle principali reti televisive italiane, sui social TIM (ex Sip) e su youtube è improvvisamente ricomparso lo spot “Una telefonata allunga la vita”, difficile da dimenticare per un millennial cresciuto a pane e televisione.
Abbiamo pensato ad un errore, come se qualcuno avesse recuperato per sbaglio questo iconico spot e lo avesse, sempre per sbaglio, inserito nella programmazione del mese di febbraio 2026, una serie di sviste a catena, un responsabile dell’inserimento delle pubblicità distratto, che collabora con un altrettanto distratto revisore delle scalette tv, che interagisce a sua volta con un distrattissimo social media manager Tim.
La storia non regge, ma allora cosa sta succedendo?
Sono così tanto banali le pubblicità di oggi, che siamo tutti preda di un delirio di massa che ci fa vedere meravigliose clip vintage per ricordarci quanto la vita fosse più autentica e spensierata prima?
Sarebbe bello ed anche un’ottima trama per una serie Netflix ma, ahimé, non è stato neanche questo. Una vera e propria operazione di marketing, quello della nostalgia, è evidente, in cui ormai siamo immersi da anni: reboot di qualsivoglia film e serie anni ottanta, novanta e duemila, vintage nella moda e nel design, ritorno al vinile e molto altro.
Qual è il punto? Non abbiamo più idee? Non ci piace più questo mondo frenetico ed iperconnesso che noi stessi abbiamo contribuito a creare? È tutto così tanto innovativo da non essere più niente davvero rivoluzionario?
Abbiamo visto tutto, troppo e ora vogliamo tornare indietro, ripartire dal via e magari ritirare anche le 20.000 lire (certo non da spendere, ma da collezionare)?
Troppi interrogativi, lo so, la spiegazione è molto più semplice, ma chi siamo noi per non utilizzare la gioia di rivedere uno spot della nostra infanzia come pretesto per guardarci dentro?
È involontariamente partita un’altra domanda e allora torniamo concreti e cerchiamo qualche risposta. Era il lontano 1993 e l’unica compagnia telefonica italiana ingaggiava per questa pubblicità l’attore Massimo Lopez, che con Anna Marchesini e Tullio Solenghi dava vita al Trio, gruppo comico dall’indiscusso talento rimasto nei nostri cuori, reduce dall’enorme successo di quegli anni, in particolar modo dovuto a sketch ed apparizioni in popolari programmi tv e alla parodia del romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni in chiave comica e surreale, interpretato e diretto dal Trio stesso, andato in onda nel 1990 in prima serata su Rai 1 con ascolti da record.
Lo spot Sip, destinato ad entrare nella memoria collettiva di tutti gli italiani, mostrava un uomo condannato alla fucilazione nel classico fortino della Legione Straniera con il suo ultimo desiderio, quello di fare una telefonata, che successivamente si rivelerà essere lunga, molto lunga, infinita, tanto da rimandare sempre più il momento dell’esecuzione, da qui il claim “Una telefonata allunga la vita”.
Che significato ha oggi questa telefonata per noi pubblico che c’era e soprattutto per quello che ancora non c’era. Oggi chi parla al telefono per tanto tempo (call di lavoro obbligatorie escluse)? Forse è proprio questo ciò di cui ci dobbiamo riappropriare oggi?
Il piacere di “sentire” vicini i nostri cari, chiacchierando amabilmente e non limitandoci all’uso di emoji di cuori. Io non lo so quale sia il vero obiettivo della Tim, alla vigilia della più importante manifestazione italiana, il Festival di Sanremo, di cui è main partner, ma voglio pensare altro, vederci altro.
E voi?


