Tutti vedono il docente. Nessuno vede il tutor. Finché non lo diventi

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Raffaello Castellano racconta la sua prima esperienza come tutor in un corso GOL, scoprendo il valore invisibile di questo ruolo e l’importanza del lavoro di squadra nella formazione.
Foto da FreePik.

Una quindicina di giorni fa ho concluso una sfida professionale nuova e stimolante per me all’interno dell’Agenzia Formativa Ulisse di San Giorgio Jonico.

Per la prima volta, infatti, sono stato chiamato come tutor, e non come docente, di un corso di formazione professionale: un percorso GOL di “Addetto alla reception” della durata di 150 ore.

L’esperienza, fra burocrazia, calendari, orari dei docenti, firme degli allievi da raccogliere, comunicazioni e registri da compilare, è stata molto formativa, facendomi rivalutare l’importante, anzi nevralgico, ruolo del tutor in questi percorsi, siano essi GOL, Garanzia Giovani, Obblighi formativi o IFTS.

Devo essere sincero fino in fondo: ho sempre visto questo ruolo con relativa sufficienza, talvolta con fastidio, soprattutto quando i tutor entravano in classe mentre tenevo lezione per moduli o adempimenti da firmare, interrompendo il filo e costringendomi a ricominciare.

Ma, come diceva mio nonno, le cose nella vita bisogna provarle prima di poterle comprendere. Ed è proprio quello che mi è successo durante questa esperienza durata circa quattro mesi, nei quali ho imparato tante cose, di cui voglio ricordarne tre.

La prima è stata una vera doccia gelata di umiltà: non esiste un lavoro facile, soprattutto per chi non lo ha mai svolto, e la mia prima esperienza come tutor è stata impegnativa.

La seconda è che il lavoro del tutor è fondamentale per la riuscita del percorso formativo, anche perché rappresenta un ponte, e allo stesso tempo un collante, fra docenti e allievi.

La terza è che lavorare dietro le quinte di un corso ti fa apprezzare ancora di più le dinamiche formative, i processi di apprendimento e tutte quelle cose, anche minute ma essenziali, che decretano il successo o meno di un percorso di formazione.

Cos’altro dire di questa esperienza?

Ho lasciato la cosa più importante alla fine. Mentre il lavoro come docente è abbastanza solitario, il lavoro di tutor si svolge in segreteria, dove ti confronti quotidianamente con colleghi, o meglio colleghe, visto che questo ruolo, almeno al Sud, è svolto principalmente da donne.

In questo sono stato molto fortunato, perché ho trovato colleghe pronte ad aiutare questo grosso, un po’ goffo omone a svolgere al meglio il nuovo lavoro. A loro va il mio grazie più sentito, perché se alla fine non ho fatto disastri lo devo a Elena, Dora, Anna, Simona, Mimma, Valeria e Alessandra.

Un grande grazie lo devo anche al responsabile della sede Ulisse di San Giorgio Jonico, Carlo, e a Max, supervisore della sede di Lecce, per la fiducia nel mio operato e la pazienza.

Perché a volte, per capire davvero un lavoro, bisogna smettere di guardarlo dalla cattedra e iniziare a viverlo dalla segreteria.

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