Superfood: tra marketing, mode e consapevolezza

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Superfood: tra marketing, mode e consapevolezza

Diciamoci la verità. 

A chi non piacerebbe mangiare del cibo magico con proprietà capaci di fornire importanti benefici per il nostro corpo? Magari anche senza fare troppa attenzione a cosa mangiamo durante la giornata e allo stile di vita che conduciamo, ma solo attingendo qua e là ad alimenti che dovrebbero, da soli, fare miracoli? 

È proprio a queste domande (cfr. bisogni) che il Marketing come risposta ha generato la categoria dei “Superfood”. E lo ha fatto anche molto bene.

Nell’immaginario di un po’ di tutti, infatti, i “superfood” (che certamente è più cool di “supercibi”) sono alimenti, spesso di provenienza esotica, composti da sostanze nutritive con magnifiche proprietà benefiche per la salute.

Ma, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, i superfood altro non sono che: “slogan pubblicitari diffusi per promuovere l’acquisto di alcuni alimenti a seconda della moda del momento. Il termine “superfood” non ha mai ricevuto una definizione ufficiale da parte di istituzioni internazionali che si occupano della qualità e della sicurezza degli alimenti come la Food and Drug Administration (FDA), negli Stati Uniti, e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in Europa”.

Anni di campagne di comunicazione e marketing hanno dato i loro risultati. E, oggi, sono anche molti i contenuti sui social che spingono questa particolare categoria di alimenti.

Non è un caso che, come riportato da Mordor Intelligence, “[…] si stima che il mercato globale dei superfood valga 13.04 miliardi di dollari nel 2025, con un’espansione a 19.39 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) dell’8.26%”. 

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In un’epoca in cui il Superfood promette miracoli e riempie gli scaffali (e i feed social), ci chiediamo: è davvero tutto oro quel che luccica? Tra mode alimentari, business miliardari e verità nutrizionali, proviamo a capire se ci nutriamo… o ci illudiamo.

D’altronde è molto più facile credere che basti aggiungere un po’ di bacche di Goji al nostro yogurt o bere un infuso di tè matcha al mattino per sentirsi improvvisamente più sani, più leggeri, più performanti. E in un mondo frenetico, che consuma tutto velocemente, e che spesso ci costringe a mangiare un panino al volo, questi superfood sembrano la soluzione perfetta alle nostre vite imperfette.

Ma la realtà, come sempre, è ben più complessa. Nessun alimento, preso singolarmente, può compensare una dieta sbilanciata o uno stile di vita sedentario.

Ed è questo il punto. I Superfood non sono il male assoluto, anzi. Quello che non va bene è far passare l’idea che per prendersi cura di sé basti mangiare qualche seme o qualche frutto, quando invece si dovrebbe guardare al contesto generale. Alla vita, cioè, che conduciamo quotidianamente. Una vita che dovrebbe essere caratterizzata da una dieta equilibrata, varia, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, acqua e movimento fisico. Niente di magico.

Anche perché, molti degli stessi nutrienti contenuti nei cosiddetti superfood si trovano in alimenti più comuni e accessibili come i legumi, i frutti di bosco, le noci o le verdure a foglia verde.

Allora perché siamo così esposti a certe tipologie di messaggi, ad un certo packaging e a un racconto che strizza l’occhio all’esotico e al “miracoloso”?

Forse perché, semplicemente, ci racconta una bella storia. Una storia da condividere, affascinante da ascoltare e che ci fa sentire protagonisti di una scelta evoluta. Eppure, quando si parla di benessere, il vero superpotere resta uno solo: la consapevolezza.

Sapere cosa mangiamo. Capire cosa ci serve davvero. Informarsi con spirito critico, senza cadere nella trappola delle mode alimentari.

Perché, per stare bene, non basta aggiungere un “supercibo” alla dieta, serve un cambio di prospettiva che abbracci tutti gli aspetti della nostra vita.

Rimaniamo in contatto, su LinkedIn parlo di comunicazione, digitale e crescita personale. Mi trovi quiwww.linkedin.com/in/ivanzorico

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