Superfood – L’editoriale di Ivan Zorico

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Superfood - L'editoriale di Ivan Zorico

“Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, è una locuzione latina, ormai diventata di uso comune, tratta dalla decima Satira di Giovenale che tradotta significa “Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”.

Se tornassimo a studiare un po’ il passato, la letteratura, la storia, etc., ci accorgeremmo che ciò che cerchiamo oggi è stato già visto, vissuto e agognato, ben prima di noi. Certo, per farlo, dovremmo fare i conti con il fatto che non siamo speciali, che non siamo lo stadio ultimo dell’evoluzione. E ammetterlo, a molti, non viene così facile.

D’altronde noi siamo quelli con a disposizione le tecnologie mai viste prima, i mezzi più straordinari di sempre e opportunità infinite. Tutto vero, per carità. Peccato che, ad essere finiti e rimasti pressoché immutati, siamo proprio noi esseri umani. Altro aspetto che fatichiamo ad ammettere. Pandemia docet.

Eppure, tornando alla nostra locuzione, senza stare troppo a guardare contenuti tematici sui social media o formule magiche, ci basterebbe prenderne atto, farla propria, per risolvere gran parte dei nostri problemi (almeno alle nostre latitudini).

L’idea del successo, della fama, della produttività a tutti i costi, il confronto continuo con gli altri, etc. Tutti aspetti che generano ansia e stress (che tra l’altro, sempre alle nostre latitudini, dilagano) e che ci fanno smarrire ciò che conta per davvero: il benessere dell’anima e del corpo. Qualcosa di talmente importante che, riprendendo Giovenale, dovremmo persino richiedere agli dèi. 

Senza scomodare le divinità, comprendere ed essere consapevoli che null’altro dovrebbe davvero interessarci per stare bene ci darebbe l’opportunità di impiegare al meglio le nostre risorse, energie, pensieri.

Ma come fare?

Per la cura dell’anima, personalmente, da qualche tempo, mi rivolgo alla meditazione. Una pratica capace di generare benefici scientificamente provati: riduce lo stress, controlla l’ansia, migliora la consapevolezza di sé e la capacità di attenzione, aiuta a combattere le dipendenze, solo per citarne alcuni.

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In un’epoca in cui il Superfood promette miracoli e riempie gli scaffali (e i feed social), ci chiediamo: è davvero tutto oro quel che luccica? Tra mode alimentari, business miliardari e verità nutrizionali, proviamo a capire se ci nutriamo… o ci illudiamo.

Per la cura del corpo, l’alimentazione funge un ruolo fondamentale. E qui un po’ la faccenda si complica. Uno, perché non avendo le competenze necessarie non posso lanciarmi in chissà quali consigli. Due, perché sull’alimentazione ci sono davvero così tante informazioni, fake news e marketing che venirne a capo diventa un lavoro a tempo pieno. Ma necessario.

E a proposito di marketing dell’alimentazione, come non parlare dei “Superfood”.

Per quanto mi riguarda, già il nome si presta a riflessioni. L’utilizzo dell’inglesismo, poi, apre irrimediabilmente la strada al dubbio.

Ma dato che ho appena dichiarato di non essere un esperto dell’alimentazione e che informarsi è necessario, facciamo almeno un salto su Google per capire di cosa si tratta. 

Ovviamente non cercando su siti dai nomi improbabili come “www.tuttoquellochenontidiconosulcibo.it”, ma affidandoci al sito istituzionale dell’Istituto Superiore di sanità” (ISS). 

Leggiamo: “Con il termine inglese “superfood” (super-cibi) si fa riferimento ad alimenti composti da sostanze nutritive particolarmente benefiche per la salute. Si tratta, in realtà, di slogan pubblicitari diffusi per promuovere l’acquisto di alcuni alimenti a seconda della moda del momento. Il termine “superfood” non ha mai ricevuto una definizione ufficiale da parte di istituzioni internazionali che si occupano della qualità e della sicurezza degli alimenti come la Food and Drug Administration (FDA), negli Stati Uniti, e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in Europa. Ad oggi, quindi, il termine “superfood” sembra appartenere molto più al mondo della pubblicità piuttosto che a quello della scienza”.

E ancora: “In genere i cibi definiti “superfood” contengono sostanze nutritive con effetti positivi sulla salute come vitamine, minerali, acidi grassi omega 3, polifenoli ecc. Potrebbero rientrare in questa categoria alimenti come il pomodoro, il tè verde, le noci, le proteine di soia, l’olio extravergine d’oliva, l’avocado, il cioccolato amaro, la melagrana, i mirtilli, i broccoli, la spirulina. La lista dei “superfood” comprende anche spezie e radici, come curcuma, peperoncino, zenzero, ginseng, cereali e altri alimenti non comuni o provenienti da tradizioni culinarie di altri paesi come quinoa, amaranto, canapa, chia, bacche di goji, di noni, di açaí, di maqui, guaranà, frutto dell’albero del pane, papaya fermentata e molti altri ancora. Si tratta quindi di una lista non ben definita e continuamente modificata sulla base della moda e delle campagne pubblicitarie che determinano l’entrata di nuovi alimenti nell’elenco dei “superfood””.

Quindi non sono né il male assoluto (delle componenti benefiche ne hanno) né la panacea di tutti i mali, come certe comunicazioni vorrebbero farci credere. Già essere giunti a queste conclusioni, ci aiuta a comprendere meglio il fenomeno e, perché no, ad approfondire.

Anche perché sebbene molti cibi e bevande contengano componenti benefici per la salute, anche gli alimenti comuni possono offrire nutrienti simili. Una dieta varia ed equilibrata, infatti, può rivelarsi altrettanto salutare, più accessibile ed economica. Lo dice l’ISS. 

In conclusione, potremmo dire: “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano et accessus ad notitias rectas habeatur” (traduzione: “Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano e accesso a delle giuste informazioni”) sperando, con questa aggiunta, di non scatenare l’ira né di Giovenale né degli dèi.

Buona lettura,

Ivan Zorico

Rimaniamo in contatto, su LinkedIn parlo di comunicazione, digitale e crescita personale. Mi trovi quiwww.linkedin.com/in/ivanzorico

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